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Commensura e … dintorni – terza parte

Comensura 3parteSpero di essere riuscito a trasmettere, con gli esempi ampiamente illustrati nei precedenti articoli, l’idea che la COMMENSURA non sia solo un’attitudine mentale, ma oltre che un’attività  esplicantesi in diverse modalità, anche un’arte di vita che presuppone saggezza ed esperienza. Adesso, per il potere di significazione che un concetto così multiforme ha in sé, andremo ad esplorare altri territori ad esso limitrofi. Come tutte le qualità che si rispettino, anche la commensura si accompagna ad alcune qualità senza le quali non potrebbe esprimersi compiutamente, così come d’altronde costituisce la premessa e il fondamento di altre. Tra le prime consideriamo in primo luogo l’UMILTA’, dote indispensabile per essere in grado di vedere il mondo, come si suol dire comunemente, al di là del proprio naso; noi esotericamente diciamo per scendere dal trono di pietra della propria personalità e saper distinguere le cose e le persone per quello che sono, e non per quello che la nostra ottica deformante ci rimanda. L’umiltà a sua volta, se non vuole essere falsa modestia, deve ammantarsi d’amore, e qui, come vediamo, tutto torna all’origine, a quell’ “amor che il sole move e l’altre stelle” (Dante Alighieri, Paradiso – XXXIII Canto). Viene richiesto d’altra parte anche un minimo di conoscenza delle cose del mondo, altrimenti l’umiltà diverrebbe effettiva modestia, che  di certo non è una qualità ma un grave limite, nel qual caso la stessa commensura non potrebbe più applicarsi correttamente, cessando quindi di essere tale. Esempio sublime e inarrivabile di umiltà è rappresentato da Socrate, che definito dall’ oracolo di Delfi “il più saggio tra i mortali”, dopo aver superato un momento di sincera incredulità, non potendo contestare il responso dell’oracolo, arriva ad affermare di essere forse il più saggio perché, al contrario degli altri che si vantano di sapere, lui “sa di non sapere!”

Una tappa significativa verso l’applicazione della commensura alla realtà in cui ci troviamo è costituita poi dall’ ESCLUSIVITA’. Si tratta di una qualità sottile e raffinata che rappresenta il polo opposto e complementare di quella inclusività che lungo il Sentiero ci insegna a comprendere tutto il Creato in un abbraccio di compassione e d’amore. Ebbene, dopo o meglio insieme a questa fase inclusiva, è necessario considerare la specificità di ogni creatura, per rapportarsi con essa in modo ottimale e adeguato al momento, appunto con commensura. A tutti è noto il celebre detto evangelico: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci” (Matteo 7, 16.12-14), in cui suggerisco di scartare la connotazione di disprezzo che può essere insita nel riferimento agli animali, per soffermarci invece sull’inutilità di offrire cose preziose a chi, non essendo in grado di apprezzarne il valore, le sprecherebbe o ne farebbe cattivo uso. Non il disprezzo infatti ci deve guidare nella scelta di dare o non dare, quanto appunto la commensura in un’ottica d’amore, che ci fa valutare al meglio la posizione dell’essere sulla scala evolutiva. In senso un po’ diverso, a me sembrano illuminanti le parole di M. Rodolfi: “Abbracciate tutti”… ecco l’inclusività … “ma non potete abbracciare allo stesso modo un gigante e un bambino”… ecco l’esclusività, che realizza compiutamente il nostro afflato universalistico, applicandolo correttamente caso per caso.

Tra le qualità invece che richiedono in via preliminare la commensura, troviamo intanto la RESILIENZA, di cui ci occuperemo in modo specifico prossimamente. Ma anche gli operatori sociali, gli educatori, i politici degni di questo nome non possono prescindere dall’applicazione della commensura alle loro sfere di attività. Se è vero, ad esempio, che “una politica efficace si muove sul limite fra sogno e realtà” (Kevin Linch), si può bene immaginare quale livello di commensura sia necessario per sapere discernere tra sogno e realtà e per operare al meglio nella terra di confine fra di essi. Non a caso Platone a governo della polis nella sua “Repubblica” poneva gli “aristoi”, cioè i migliori. Oggi, alla fine del Kali yuga in cui ci troviamo, avviene esattamente…l’opposto, ma per quanto doloroso sia, è scritto che sia così.

Apportiamo dunque la nostra quota di luce nelle tenebre che ci circondano, operiamo al meglio là dove gli altri distruggono, ma non lasciamoci mai andare allo sconforto e alla recriminazione: il Volere di Dio è noto solo ai Maestri, e anche per loro entro certi limiti. Noi ci limiteremo a dire: “ Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia “. ( Shakespeare – da Amleto). Cerchiamo allora, piuttosto, di guardare alla Vita con … commensura! Pace e Bene a tutti.

Fonti e bibliografia: – Dai seminari di Massimo Rodolfi –

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.
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