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Come funziona veramente il karma

COME FUNZIONA IL KARMACome si esplica il karma? Come avviene concretamente che la crudeltà che ho agito poi mi ritorna?

Come dicevo negli articoli sulla meditazione, la materia è imprimibile: le nostre azioni si imprimono negli altri, nel mondo e anche in noi stessi.

Si imprimono sugli altri a livello fisico, emotivo e mentale: se do un calcio a una persona gli farò venire un livido, gli provocherò sofferenza e rabbia, e gli stimolerò pensieri non certo positivi.

Si imprimono nell’ambiente: emozioni forti o reiterate nel tempo rimangono impresse in modo potente in quel luogo. Per esempio ho visitato le trincee della prima guerra mondiale sulle nostre Alpi… non ci si riesce a stare tanto è ancora presente la sofferenza in quei luoghi.

E si imprimono in chi le compie, sotto forma di nuclei di energia che si posizionano all’interno di un chakra ben preciso. Banalizzando all’estremo, se l’azione riguarda il lavoro si imprime nel primo chakra, se riguarda il sesso nel secondo, ecc., niente avviene per caso, ogni energia ha il suo luogo elettivo dove viene metabolizzata. Da quel chakra inizia poi a condizionarci… vedremo come.

Questo nucleo energetico lo chiamiamo immagine karmica e ha la stessa qualità e quantità dell’azione compiuta. Se ho dato un calcio a una persona non sarà un grande karma, ma se sono stato un dispotico monarca che ha fatto decapitare centinaia di sudditi… beh, questo karma mi farà penare parecchio.

L’immagine karmica è protetta da una corazza esterna che protegge il nucleo dal contatto prematuro e allo stesso tempo lascia filtrare verso l’esterno il suo impulso all’azione.

L’energia è coscienza, questo nucleo energetico è “vita” che cerca di nutrirsi, è attratto da situazioni dove l’energia ha la sua stessa qualità, per esempio la crudeltà, e ci spinge in situazioni dove può vivere la crudeltà. Cioè attraverso la membrana farà filtrare desideri e pensieri “illusori” che ci spingeranno nella direzione voluta dal karma.

In genere non siamo consapevoli di come ci cacciamo nei guai, eppure con strumenti come dharana e dhyana arriveremo a riconoscere questi meccanismi inconsci.

Esempio pratico: l’immagine karmica cerca la sofferenza del non sentirsi amati, mentre la persona afferma di cercare il grande amore. A tale scopo applica un meccanismo che la sua coscienza (illusa da quel karma) gli suggerisce, per esempio pensa: “se faccio tutto per l’altra persona, questa mi amerà!”… è il meccanismo dello “zerbino”. Ma più si stende a tappeto e più la persona si allontana… “ma come, io do amore e non ricevo amore? Allora vuol dire che la legge del karma non è vera!!!”.

Au contraire, funziona perfettamente. Il karma ci sta mostrando che questo non è amore, ma è pretesa egoistica di ricevere amore. La vera motivazione è di attrarre a sé la persona per “legarla”. Lei “sente” questa morsa e istintivamente si allontana. In questo modo il karma continua a farmi rivivere la sofferenza del non essere amati.

Fortunatamente col tempo (o ancora meglio con la meditazione) la forza di questo karma diminuisce, mentre la luce e la chiarezza interiore aumentano, e si arriverà un giorno a potere affermare: “ma chi se ne frega, sto bene anche da solo!!!”. Bene!!! Hai maturato il distacco necessario da quel karma, ora non ti condiziona più, e vedrai con stupore che da quel momento le cose andranno diversamente… provare per credere!!!

In una conferenza mi hanno fatto notare che ci sono persone buone, che fanno tanto per gli altri e non ottengono lo stesso in cambio.…. Quanti di noi non si sentono riconosciuti!?!

Non bisogna fermarsi all’apparenza, ma andare oltre la superficie e ascoltare le vere motivazioni delle azioni. Se agisco in quel modo col desiderio di ricevere attenzione, gratitudine o amore, allora ho intenti egoistici e mi ritornerà egoismo.

Dobbiamo capire che l’azione non è mai buona o cattiva in sè, è la motivazione che c’è dietro che la rende tale.

Sarete veramente distaccati quando, a fronte di un eventuale “insuccesso”, non proverete rancore, rabbia o delusione. In caso contrario vuol dire che c’è ancora attaccamento al frutto dell’azione. Non sto giudicando nessuno, vorrei solo fare capire che la vita ci mostra semplicemente quello che siamo.

Vedere il proprio karma è difficile perché è nascosto dalla corazza, mentre vediamo bene i limiti degli altri. Gesù diceva che “non vediamo la trave nel nostro occhio mentre vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro”. Prendendo atto di questa verità al secondo anno della scuola Energheia facciamo un lavoro di gruppo dove i fratelli sul sentiero si aiutano a vicenda a vedere quello che da soli farebbero molta più fatica a scoprire.

In questo modo si accelera enormemente il percorso di liberazione dal karma, perché non si può trasformare ciò che non si conosce. Prima scopri le immagini karmiche che ti condizionano e prima riesci a liberartene.

Come? Uno strumento potente è la meditazione, dove concretamente ci si apre a energie superiori che vanno ad indebolire e poi ad aprire la corazza, mettendoci in contatto con l’immagine karmica presente al suo interno.

Come dicevo all’inizio la materia è imprimibile, l’odio che ho agito si è impresso nel chakra e da quel giorno mi spinge verso gli strati più densi della materia per nutrirsi.

Bene, la meditazione è l’opposto, mi apro alle energie superiori, queste si imprimono nell’aura e nei chakra da dove mi spingeranno sempre di più a sperimentare quello, cioè gli stati più elevati e leggeri della vita.

Noi abbiamo la possibilità di scegliere quali aspetti della coscienza vogliamo nutrire e quali abbandonare, ma per farlo servono strumenti adeguati.

Poi, presumendo che chi è sul sentiero non produca più un grande karma negativo, se inizia a estirpare uno dopo l’altro i nuclei karmici rimasti, arriverà un giorno ad essere libero da karma.

Questa è l’illuminazione, non ho più niente nella mia coscienza che mi illude distorcendo la mia percezione, e che mi spinge ad agire secondo la sua volontà… sono finalmente libero.

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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