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Anatta

AnattaQuest’articolo nasce dalla pratica e dalla riflessione su un insegnamento ricevuto da un giovane ma promettente maestro di Vipassana, che trovo perfettamente integrabile con gli insegnamenti ricevuti all’associazione Atman. Anatta (lingua Pali) o An – Atman (Sanscrito), nel buddhismo viene considerata una delle tre caratteristiche della manifestazione dei fenomeni. Mi riferisco in modo particolare al buddhismo Theravada, una delle tradizioni più antiche che si è sviluppata soprattutto nel sud- est asiatico. Le tre caratteristiche di ogni evento che accade nella nostra realtà convenzionale sono, quindi, Aniccha, Dukka e Anatta. Se un fenomeno non presenta queste tre caratteristiche, ci troviamo di fronte ad un’illusione della mente.

Aniccha – l’impermanenza. Tutto muta. Ogni fenomeno ha un inizio, una durata e una fine. Questa è una caratteristica a volte così dura da digerire! Quante volte vorremmo che un evento per noi piacevole durasse per sempre? E quante volte invece vorremmo che un evento per noi spiacevole non esistesse proprio? Ci innamoriamo e vorremmo che durasse per sempre. Ci lasciamo e temiamo che questa sofferenza duri tutta la vita. Poi sorprendentemente qualcosa cambia…

Dukka. Insoddisfazione, sofferenza. Ciò che ogni fenomeno lascia dietro di sé, per questa continua mutevolezza e ciclicità di tutte le cose. Il nostro corpo fisico, per esempio, possiamo tutti osservarlo nei suoi profondi mutamenti durante l’arco del tempo di una vita. Durante i ritiri di meditazione si possono osservare stati mentali molto piacevoli che sorgono e dopo un po’ svaniscono, lasciandoci in bocca un sapore amaro e la voglia di trattenere quel senso di pace che provavamo.

Anatta o An-atman. Non-sé. Descrive l’impersonalità di ogni fenomeno. Ogni fenomeno non esiste in se stesso. Il colore rosso, ad esempio, non esisterebbe senza l’occhio dell’uomo che lo guarda e che lo elabora come colore rosso, dandogli un’etichetta in modo da poterlo condividere. Il colore rosso senza un uomo che lo percepisce è semplicemente una vibrazione luminosa con una particolare frequenza. Anche i nostri comportamenti e le nostre personalità si sono formati in un certo modo perché immerse in continue ed infinite relazioni con altri sistemi viventi e non, su questo pianeta. Osservando il non-sé osserviamo la parte di noi che agisce nel mondo, che esiste e si relaziona col mondo. Osserviamo la parte fisica-eterica del nostro corpo, la parte astrale e anche addirittura la parte mentale inferiore. Tutto quello che siamo abituati a considerare come IO è Non-sé. Questo va oltre il razionale, travalica i corpi fino a uscire dalla personalità. Insight, intuizione, visione profonda o chiara visione (Vipassana) è la conoscenza dei fenomeni così come sono. È il piano di conoscenza verticale che travalica il tempo e lo spazio del piano orizzontale che è la realtà fenomenica. Impermanenza, insoddisfazione, non-sé. Queste tre caratteristiche dell’esistenza, durante le pratiche meditative, ci aiutano a identificare quello che non è realtà convenzionale ma che è illusorio. Se l’oggetto della nostra attenzione non ha queste tre caratteristiche, è pura illusione, è la nostra mente che lo sta creando e noi ci stiamo così tanto identificando con esso da sviluppare attaccamento. Può essere, ad esempio, uno schema che emerge nella nostra coscienza a partire da qualcosa che succede nella stanza in quel momento o a partire da un pensiero che attraversa la nostra mente, un ricordo doloroso o piacevole, ma ciò che poi si sviluppa non è reale ma è illusorio, anzi è qualcosa che stiamo autoalimentando nella nostra mente.

Se prendiamo in considerazione le tre caratteristiche dell’esistenza dei fenomeni e proviamo a osservarle all’interno di ciò che chiamiamo “IO”, “personalità”, potremmo iniziare a sperimentare che le esperienze che viviamo con il nostro corpo-mente possono essere osservate come fenomeni.

Quante volte ci siamo bloccati in proliferazioni di pensieri distruttivi di autocommiserazione o recriminazione partendo dal ricordo di un’ingiustizia subita o da un’emozione forte? Ricordiamoci che se questo stato della mente non muta, è un’illusione! Rimaniamo intrappolati in ricordi passati soffrendo tutto il dolore come se fossimo ancora nella situazione ricordata ma la realtà non è quella! Magari fuori c’è il sole e noi non lo notiamo nemmeno, magari un amico si avvicina a noi e non siamo nemmeno presenti a quello che ci dice!

Quante volte durante le meditazioni guidate da un Maestro abbiamo percepito stati che avremmo desiderato trattenere per sempre ma che sono svaniti una volta finita la pratica? Ricordiamo: il reale muta, ci lascia insoddisfatti ed è impersonale, l’illusione no, essa ci riempie la pancia di finzione.

Ma se tutto questo è non-sé… da dove lo stiamo guardando? Probabilmente questa domanda non avrà risposta a livello logico ma sarà qualcosa che si potrà sperimentare direttamente. Noi stiamo osservando il Non-sé, Anatta, An-Atman… ma da quale punto di osservazione?

 

Sara Tancredi

Sara Tancredi

Lavoro a Reggio Emilia come Psicologa Psicoterapeuta a indirizzo sistemico relazionale e come Insegnante di protocolli basati sulla coltivazione della consapevolezza.
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