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amore odio amore oddio...La violenza affettiva intra familiare, subita o assistita, espressa attraverso parole, atteggiamenti o comportamenti, porta dietro di sé strascichi che segnano la capacità di amare per un tempo più o meno lungo, tempo in cui l’individuo rimane immaturo, perché schiavo del ciclo di azione e reazione che la legge del karma comporta. L’uomo ancora ignorante, cieco dell’evidenza e immerso nella più inconsapevole negazione, cerca dei moventi per giustificare la propria infelicità. Egli, infatti, incapace di sopportare un contatto affettivo vero, intimo, sabota o evita ogni relazione potenzialmente nutriente per lui. Se si concedesse di abbandonarsi all’amore, lo scarto con la distorsione fino ad ora vissuta sarebbe troppo grande da sostenere, illuminerebbe un tratto di cammino troppo ampio ed esprimerebbe una frequenza ancora impossibile da sostenere. L’odio è frequenza distorta e perversa dell’amore. L’amore è luce. Quando il demone nascosto nel buio dell’inconsapevolezza viene stanato anche solo da un raggio di luce, emette stridule urla e inizia a combattere con tutte le sue forze per mantenere lo status quo. Questa battaglia, combattuta nel cuore dell’uomo, crea una spirale che, per auto mantenersi, cerca di aspirare energia dall’esterno attraverso comportamenti di autocommiserazione, vittimismo, stagnazione e senso di colpa. Questa lotta interiore può durare degli anni, il tempo che serve affinché questa energia si consumi, il tempo che serve alla persona per agire un atto di coraggio e illuminare con un altro raggio quella zona d’ombra, e poi un altro, e poi un altro.

Possiamo guardarci e vederci vittime così come carnefici, non dimentichiamo che ciò che sentiamo subìto, o che evitiamo, automaticamente e reattivamente lo agiamo. Tutto questo fino a che non ci sposteremo da queste due posizioni e non inizieremo ad assumere una prospettiva centrale e a discriminare guardando in faccia la sofferenza. Come fare? Semplicemente sedendo mentre la rappresentazione della tempesta va in scena, stando ben attenti a essere pronti per la fine della battaglia, svolta nel nostro cuore, e che lascerà spazio a un’oasi di pace in cui cielo e terra s’incontreranno e in cui ci sarà la sintesi di ogni cosa. I nostri limiti e le nostre potenzialità saranno come germogli e aspetteranno solo di essere nutriti. Per fare tutto ciò serve un atto di coraggio, una scelta salda e uno sforzo costante nella direzione della luce. Scegliere da che parte stare è prima di tutto scegliere cosa si vuole nutrire nel proprio cuore. E se non si riesce da soli si può sempre chiedere aiuto e l’aiuto sarà un coraggioso compagno di viaggio che ci scorterà tra le terre aride e selvagge dell’odio, della paura e dell’ignoranza.

Ma quando incontreremo il demone, saremo noi e solo noi a poter sguainare la spada della liberazione e a sconfiggerlo con la nostra luce, che si dispiegherà. Di fronte a quel demone passerà, come un film, tutta la nostra vita e dovremo sentire di nuovo per intero tutta l’energia che stiamo cercando di combattere, accettare il flusso e infine lasciarlo andare, cedendo e accogliendo la vita. Solo in quel momento la vita farà parte di noi, così come la morte, il bene così come il male. L’anima a quel punto avrà accolto dentro di sé quella parte buia del sé inferiore, purificandola integralmente con la sua luce. Diverremo consapevoli che il male, che tanto cercavamo di sconfiggere, non era reale ma solo una proiezione, una parte di noi rimasta immatura perché lasciata in un angolo, abbandonata e al buio, non accolta, rifiutata. Ogni cellula del nostro essere sarà gradualmente esposta alla luce e la comprensione, unita alla coerenza, ci permetterà di scegliere quali intenti perseguire, quali azioni compiere, quali esperienze valorizzare. Infine, il perdono ci condurrà attraverso un passaggio di dolce tepore, in un luogo calmo in cui dimorare e da cui sentire la vita fluire, aprendo il cuore alla possibilità di amare.

Sara Tancredi

Sara Tancredi

Lavoro a Reggio Emilia come Psicologa Psicoterapeuta a indirizzo sistemico relazionale e come Insegnante di protocolli basati sulla coltivazione della consapevolezza.
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