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Accettazione. La Via Verso la Gioia

La Vita verso la gioiaAncora una riflessione sul sentiero del Raja Yoga partendo dal quarto punto del decalogo di Papa Giovanni XXIII: Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.”. Potrebbe sembrare banale, e invece siamo di fronte a una delle difficoltà più grandi che incontrano gli “aspiranti sul sentiero”, l’accettazione.

Ognuno vorrebbe che la vita procedesse secondo i propri desideri e che gli altri si comportassero come diciamo noi. Questa grande illusione è destinata ad essere disillusa, perché la vita non si piegherà certo alla nostra volontà… per fortuna.

Se veramente la vita seguisse la volontà di noi piccoli esseri umani sarebbe un delirio. Ognuno pensa di avere la soluzione a tutti i problemi, di sapere cosa sia giusto o sbagliato, salvo il fatto che ognuno ha una ricetta assolutamente parziale, giusta e perfetta per sé, ma magari ingiusta per l’altro… “va beh, pazienza, mica posso pensare a tutto io!!!”. E’ raro trovare qualcuno che prenda in considerazione anche il punto di vista dell’altro. Dalla convinzione “io ho ragione e chi non la pensa come me ha torto” nascono tutti i conflitti: familiari, nazioni e di religione. Volere cambiare la vita e gli altri non è la soluzione ai problemi, ma ne è la causa,

Il Raja Yoga ribalta tutto questo, guida alla comprensione che i limiti non sono nella vita ma dentro di noi. Allora l’aspirante inizia un percorso di ricerca interiore che lo porterà a scoprire ciò che in lui distorce la percezione (immagini karmiche) e successivamente a liberarsene. Realizza lo Yoga, che vuol dire “Unione”, cioè realizza l’unione con la vita. Ma non è possibile trasformare ciò che non si conosce, questa fase di introspezione è fondamentale se vogliamo realizzare il cambiamento in noi e fuori di noi.

Bisogna smettere di dare la colpa agli altri per le nostre sofferenze, tutti gli aspiranti in genere sono d’accordo su questo, però quando iniziano a percepire veramente i propri meccanismi distorti si mettono in moto le resistenze. Quando ti rendi conto che magari provi odio per qualcuno (tu che sei così buono!?!) o che agisci non per il bene degli altri come pensavi, ma magari per ottenere il loro riconoscimento, la reazione in genere è “ma allora faccio schifo”, e parte il giudizio e la non accettazione di sè. Attenzione, perché il giudizio è un freno al processo di crescita, è il sé inferiore che cerca di rallentarvi con finti sensi di colpa.

Invece scoprirete che va bene così, perché siamo “perfetti, ma perfettibili”, cioè siamo esattamente quello che possiamo essere in base alle nostre esperienze pregresse, siamo un mix di parti luminose e aspetti ancora distruttivi, il regno umano è così per statuto, altrimenti saremmo Angeli.

E siamo perfettibili perché una volta accettata la condizione attuale, possiamo aspirare alla liberazione attraverso strumenti tramandati da millenni, come la meditazione e l’ascolto di sé.

Giudicarsi non serve, lamentarsi non serve, serve prendere in mano la propria vita, vedere dove non fluisce; e guardate che non c’è da diventare matti nella ricerca, ce l’avete davanti tutti i giorni, basta portare l’attenzione (dharana) a quello che ci succede. Allora dobbiamo accettare le leggi della vita e cercare di comprenderle per vivere in armonia con esse. La legge del karma ci insegna che attiriamo le situazioni in base a quello che esprimiamo come coscienza, e quello che ci capita non è mai a caso o frutto della sfiga (leggete “La sfiga non esiste” di Massimo Rodolfi, spiega molto bene il concetto), ma è la nostra anima che ci porta in quelle situazioni allo scopo di sperimentare; se accettiamo di fare questa esperienza vedremo che il problema si risolve. E’ questo che le varie tradizioni ci indicano dicendo che dobbiamo vivere qui ed ora, invece di desiderare sempre qualcosa d’altro, che è un modo per non esserci nella vita.

Se non ti piace una situazione invece di scappare affrontala, questo serve a capire la causa della sofferenza per trasformarla, così in futuro sarò libero dalla sofferenza, perché avrò risolto la causa che l’ha prodotta. Se scappo, questa situazione mi si ripresenterà di nuovo, e di nuovo, e di nuovo fino a quando avrò la forza di affrontarla.

Il percorso di purificazione interiore porta a lavorare sui propri meccanismi per superarli, così la coscienza si espande oltre i propri limiti e la percezione si allarga, fino ad arrivare alla illuminazione, definita anche liberazione perché indica l’assenza di limiti, percepisci la vita così come è… perfetta.

La vedi perfetta solo quando sei al di là del bene e del male, al di là dei tuoi piccoli desideri. Comprendi che tutto serve, e se prima soffrivi era solo perché non volevi giocare al gioco della vita. La sofferenza è data dal nostro opporci alla vita. è come volere nuotare contro corrente, o navigare contro vento… nessuno te lo impedisce, ma si fa molta più fatica. Quando sarai stanco di opporti e inizierai a fluire con la vita, a seguire il tuo dharma, vedrai che è come navigare con il vento in poppa, tutte le cose fluiranno… e allora vivrai la vita con gioia e consapevolezza. Gli orientali definiscono questo stato: SAT CHIT ANANDA.

Invece l’uomo vede l’adattarsi come un “subire passivamente” gli eventi … Non ha ancora capito che è proprio adattandosi alle situazioni che imparerà a capire la vita stessa, a conoscere le sue leggi, a vedere le cause che lo hanno portato lì, e che certe cause non possono che produrre certi effetti; quindi non era la sfiga che ci faceva soffrire, ma le cause distorte che abbiamo messo in moto nel passato, le quali hanno prodotto effetti distorti.

Conoscendo ciò posso modificare le cause che metto in moto oggi per avere gli effetti desiderati domani. Il Buddha affermava che la sofferenza è data dall’ignoranza, l’ignoranza delle leggi, e la conoscenza della vita è la via che porta alla cessazione della sofferenza e alla gioia.

Ecco perché adattarsi non è un atteggiamento passivo, ma è l’atteggiamento saggio di chi ha capito che la vita è perfetta. E se impariamo ad accettare la vita e ad accettare noi stessi, allora arriveremo ad accettare anche gli altri con le loro imperfezioni…e questo cambierà il mondo!!!

Gesù ci ha lasciato un solo comandamento: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Se riuscissimo a realizzarlo il mondo sarebbe un paradiso.

In questo articolo devo essere per forza sintetico, la cosa non è ovviamente così semplice, o meglio lo è concettualmente, ma poi mettere in pratica questo cambiamento radicale produce resistenze da parte delle personalità, l’ho visto per esperienza. Intanto potete provare ad affrontarle un po’ alla volta, magari seguendo il consiglio di Papa Giovanni XXIII:Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.”. “Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.”

“Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Mt. 6,34)

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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