I lunedì di meditazione, La sostenibile leggerezza dell’Anima, 13 novembre 2017

Da lunedì 8 maggio 2017, ho deciso di riprendere una vecchia abitudine dell’Associazione Atman, che era quella dei miei corsi del lunedì a Modena. In realtà ho un po’ modificato il format, perché sarà molto più orientato sulla meditazione che non sugli insegnamenti, a parte ieri sera, prima serata, nella quale ho spiegato un poco gli intenti che stanno dietro a questa mia decisione. I tempi richiedono una presenza particolare, per difendere la vita dalle mani adunche dei parassiti dell’umanità, che stanno distruggendo il pianeta. Il primo modo per assolvere a questo compito è quello di essere il più possibile armonici e luminosi. La meditazione è sicuramente uno strumento fondamentale per coltivare la nostra umanità fino a renderla divina, quindi, d’ora in poi, e grazie alle tecnologie che ce lo consentono, invece di chattare inutilmente su cose stupide, useremo la diretta per essere collegati il più possibile e meditare.

Il cuore non mente

La nostra percezione e poi più, nel senso che facciamo fatica a modificare il nostro modo di vedere la vita, figurarsi a cambiarla completamente, trovando la forza di fare una inversione di percorso che ci porti nella direzione opposta, sempre più a contatto con l’anima. Non ci sarebbe nulla di male, la vita è cambiamento, nulla sta fermo e immobile, quindi chi siamo noi per affermare l’immutabilità delle cose? Quali illusioni pervertono la nostra presenza?

Per trovare le risposte dovremmo riconoscere la presenza di un cuore capace di orientare le nostre vite in funzione di un’anima che detiene il progetto della nostra esistenza, che non è certamente cosa semplice, come molti ritengono, magari scartando un cioccolatino dal quale estrapolare una frase illuminante, ma non impossibile per una vita che evolve continuamente e noi con essa.

È ormai passato quasi un quarto di secolo da quando Susanna Tamaro scrisse “Va dove ti porta il cuore”, niente da dire, le buone intenzioni ci sono tutte, il problema è l’interpretazione, infatti le persone “sentono” molto, agendo sulla base di un sentire inalienabile, sorretti, a loro dire, da un cuore che non mente, divenendo come elefanti in una cristalleria forti di una percezione che, sostenuta appunto dal cuore, non ammette repliche o controindicazioni.

Siamo in presenza di persone che hanno trovato, certamente in buona fede, l’alibi alle loro “malefatte”, l’occultamento della loro ignoranza, in pratica un modo carino ed educato, si fa per dire, di fare e dire quello che vogliono a scapito del prossimo. Sento questo punto e nessuno si può permettere di intralciare ciò.

Fosse veramente il cuore a parlare saremmo a posto, perché il cuore non mente, certamente non è ancora l’anima, ma vuoi mettere affidarsi all’intelligenza e con essa la capacità di discriminare e scegliere? Saremmo in una botte di ferro, anche se Attilio Regolo avrebbe da eccepire vista la sua esperienza non proprio invidiabile. Invece l’essere umano prende lucciole per lanterne, si crogiola nella propria percezione, ritenendo che sia il cuore a parlare mentre, molto spesso ma molto, si tratta di parti per niente nobili rispetto al cuore di cui sopra.

Sento questo ma poi, magari è il fegato che parla, e come la mettiamo, per esempio, con la bile che a volte va di traverso, crediamo proprio di essere in buone mani? Oppure sono i polmoni ad essere loquaci, magari poco irrorati producendo quindi tristezza e critica, e credete che questo non infici la percezione e il proprio sentire. Tanti esempi si potrebbero fare, magari in un altro articolo.

Il problema è che sentiamo attraverso quello che ci compone, e crediamo veramente che il nostro sentire non possa essere deviato da quelle parti ancora ignoranti che non cedono il passo alla luce, e a quel cuore che non mente avendo sgombrato tutto ciò che impedisce lo stabilizzarsi sul piano dell’anima?

Un po’ più di umiltà non guasterebbe, significherebbe fare con quello che c’è, rapportandosi con l’oggettività, perché il sento questo, nasconde il fare con quello che non c’è, costruito ad arte per sostenere la nostra ignoranza da imporre al prossimo come oro colato, verità inconfutabili che pronunciamo dall’alto delle nostre illusioni. Per rendere affidabile la nostra percezione meditare non guasterebbe, ma a questo punto significherebbe quell’assunzione di responsabilità che non abbonda in maniera particolare sul nostro pianeta.

Ma stiamo migliorando, tutti possiamo migliorare, poi bisogna volerlo sempre più ardentemente, se poi insorge il fuoco in grado di mettere in relazione gli effetti con le cause saremo veramente in una botte di ferro, simbolo di una coscienza  che si pone al riparo di un cuore che non mente, un cuore che rappresenta un porto sicuro per tutti coloro che cercano la Via, la Verità e la Vita, non un punto di arrivo, ma un luogo dal quale ripartire per altri lidi ristorati nell’anima.

Liberiamo dunque il cuore dalle pastoie della personalità, così da innalzarci oltre le nebbie dell’ignoranza. Il paesaggio che si paleserà ai nostri occhi non ammetterà dubbi e solo allora potremo comprendere che il cuore non mente, un cuore che oltre ad essere intelligente diviene intuitivo, un cuore che sa ciò che ha sempre saputo.

L’ amicizia

Riflettendo sulla parola “amicizia” mi sono sorte delle domande: come consideriamo l’amicizia? Cos’è effettivamente? Come la esprimiamo? Molti interrogativi mi sono affiorati nella mente, davanti ad una piccola parola come l’amicizia.
Andando a indagare nei testi antichi e filosofici ho scoperto che:
Il dizionario dà la seguente definizione: “Il legame affettuoso fra due o più persone, nato dalla consuetudine e da affinità di sentimento, tenuto saldo da una reciproca stima e considerazione”.
Per Cicerone: “L’amicizia non è altro che un accordo perfetto su tutte le cose divine e umane, accompagnato da benevolenza e da amore”.
Hanno  chiesto al Buddha: “Perché non lo chiami amore?” Buddha ha risposto: “L’amicizia è più profonda dell’amore. L’amore può finire, l’amicizia non finisce mai”.
Epicuro sostiene: “Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia”.
Francesco Bacone afferma: “L’amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce”.
Aristotele: “L’amicizia è un’anima sola, che vive in due corpi”.
Il Tibetano nel Discepolato nella nuova era (vol. 1, p. 45) a proposito del lavoro di Gruppo ci dice:
“Ma ricordate che la nota fondamentale del gruppo, per la Loggia dei Maestri, non è il conseguimento o il grado, bensì i rapporti stabili e l’unità di pensiero, nonostante le diversità dei metodi, dell’impegno e dei compiti. La sua qualità è l’amicizia nel senso più puro”.
Quanta bellezza in queste frasi, è consolante scriverle e pensare che questa qualità energetica è a nostra disposizione, forse l’uomo ancora non conosce la grande potenzialità dell’amicizia.
Se apriamo la porta al potere magnetico dell’amicizia, un’anima o più anime dalle vibrazioni simili alla nostra saranno attratte a noi. L’amicizia è la manifestazione dell’energia d’amore espressa attraverso i nostri amici, che rappresentano il tesoro più prezioso che un essere umano possa avere, è la legge di vibrazione. L’amicizia è eterna.
L’amicizia è la forma d’amore più pura. L’amore dei genitori per i figli è di natura emotiva, come l’amore dei figli per i genitori e l’amore degli amanti, ma nella vera amicizia non esiste emotività. L’amore è servizio.
L’amicizia, è un sentimento profondo che lega due persone, è il sapere che puoi contare su qualcuno, è dividere i tuoi problemi con un’altra persona, è ridere insieme, è parlare senza essere giudicati. Gli amici sono coloro con cui ti piace passare del tempo, coloro che ti capiscono e che di te conoscono i difetti, non li giudicano ma comprendono. La vera amicizia non è mai gelosia, che è puro egoismo e porta inevitabilmente alla morte dell’amicizia. Il vero amico è colui con il quale non litighi mai, piuttosto è colui con il quale discuti le reciproche differenze, suggerisci e, se gli chiedi un parere, te lo dà con gentilezza e senza cercare di far prevalere il proprio punto di vista ad ogni costo e, al limite, pronto a cambiare idea se riconosce la validità delle tue idee. L’amicizia è la consapevolezza, sempre più profonda, dell’uguaglianza e della fusione delle anime, con l’esclusione di qualsiasi scopo materiale, se non per servizio all’umanità. Che meravigliosa parola è l’amicizia.

I lunedì di meditazione, Il plenilunio dello Scorpione, 6 novembre 2017


Da lunedì 8 maggio 2017, ho deciso di riprendere una vecchia abitudine dell’Associazione Atman, che era quella dei miei corsi del lunedì a Modena. In realtà ho un po’ modificato il format, perché sarà molto più orientato sulla meditazione che non sugli insegnamenti, a parte ieri sera, prima serata, nella quale ho spiegato un poco gli intenti che stanno dietro a questa mia decisione. I tempi richiedono una presenza particolare, per difendere la vita dalle mani adunche dei parassiti dell’umanità, che stanno distruggendo il pianeta. Il primo modo per assolvere a questo compito è quello di essere il più possibile armonici e luminosi. La meditazione è sicuramente uno strumento fondamentale per coltivare la nostra umanità fino a renderla divina, quindi, d’ora in poi, e grazie alle tecnologie che ce lo consentono, invece di chattare inutilmente su cose stupide, useremo la diretta per essere collegati il più possibile e meditare.

Un po’ di veleno

A volte usiamo l’espressione dente avvelenato per intendere quella puntura velenosa, viperina, che infiggeremmo volentieri a coloro verso cui nutriamo astio o rancore e sui quali vorremmo invece imporre il nostro dominio vendicando un presunto torto subito. Certo, siamo tutti buoni, e bravi. E ci costa uno sforzo particolare riconoscere il veleno che ci piace tenere di scorta fino a quando scatta l’occasione giusta per scaricarne gli effetti. Allora con sorprendente prontezza affondiamo il colpo su chi riteniamo ci abbia offeso in qualche modo e verso cui scagliamo la nostra distruttività. Dimentichiamo però che anche la messe dei pensieri e degli atti velenosi ha il suo tempo di maturazione e che ogni veleno lascia sempre una traccia, che parte da noi e a noi ritorna, col rischio che ci bruci in gola o nello stomaco o nel cuore. In realtà tutta la nostra coscienza ne è infettata e non c’è un solo chakra che non sia contaminato dal veleno che non abbiamo ancora eliminato. E così, mentre pensiamo che il nostro aspide sia circoscritto in uno spazio ristretto, influenziamo con le sue emanazioni venefiche tutto ciò che facciamo e ogni oggetto che tocchiamo, spesso in maniera del tutto inconsapevole.

Perciò conviene che impariamo a difenderci, cominciando a riconoscere la necessità di purificare con un lavoro costante e ritmico, che ci aiuti a mantenere vibrazioni superiori, tutto quello che insidia la nostra salute e la pace del cuore. I veleni non servono! Allo stesso modo in cui riconosciamo ormai definitivamente il danno e l’inutilità dei veleni nei cibi di cui ci nutriamo. La contaminazione semmai deve riguardare il buono, la diffusione del bene, la pratica della bellezza.
Non bastano semplici disinfezioni meccaniche o chimiche, non è sufficiente affidare la nostra disintossicazione a pastiglie e tisane: ciò che stiamo vivendo esige una purificazione spirituale e ignea, è indispensabile sgombrare la polvere velenosa che si annida nei centri della coscienza e che impedisce di accendere il Fuoco della Vita in ogni pensiero, in ogni gesto, in ogni parola, quella polvere insidiosa che a nostra insaputa contamina l’atmosfera dell’ambiente in cui siamo e tutte le relazioni che viviamo, senza contare che i suoi effetti nocivi possono raggiungere anche grandi distanze.

Un corpo pieno di veleni non si può difendere, anche i migliori rimedi non funzionano in un corpo avvelenato dal dubbio, dalla sfiducia, dall’odio. L’organismo umano è una meravigliosa fabbrica di risorse che sono tanto più attive e salutari quanto più sostenute dalle qualità dello spirito, prima fra tutte la fiducia, quell’aspirazione volontaria all’armonia e alla cooperazione, primo vero antidoto che, assieme alla pratica dell’innocuità verso tutti gli esseri viventi, può smaltire i rifiuti tossici della coscienza. Ci conviene capire e comprendere che possiamo avviare una collaborazione attenta tra le forze materiali e quelle più sottili, psichiche e spirituali, se non vogliamo finire sommersi e avvelenati da energie che ignoriamo e che continuiamo a produrre, a danno nostro e di tutta l’umanità.

Preservare la bellezza in ogni luogo, in ogni gesto, ovunque posiamo la nostra attenzione, in ogni parola pronunciata, in ogni pensiero lanciato nello spazio, serve realmente a ripristinare la salute del pianeta e la nostra, annullando l’effetto di qualsiasi veleno. Forse è troppo semplice perché sia accettato. L’amore non è amato diceva san Francesco, e chi è disposto a spendersi per questo?

Risvegliamoci dall’oblio tecnologico, salviamoci con lo yoga

La vita può anche essere “normale” pur nella frenesia quotidiana dove tutto sta divenendo sempre più difficile, quando a parole, molti se non tutti, vogliono semplificare per poi a loro volta complicare ulteriormente. Il mondo sta letteralmente impazzendo, è come se fossero saltati gli schemi, non che questo sia negativo a priori, semplicemente pare sia stato dato il “rompete le righe”, ognuno per sé e Dio per tutti.

Non so voi, ma mi pare si stia esagerando. Con questo non voglio dire che gli anni scorsi si siano svolti nella più totale tranquillità, niente di tutto questo, semplicemente noto un crescente senso di separazione nelle persone, le percepisco distanti tra di loro, incapaci di creare quella sinapsi relazionale che consenta di comunicare una sorta di umanità, sempre più desueta in questo mondo ormai alienato.

Le persone vivono nel loro mondo e sembra che non ne vogliano scoprire altri, persone che possiedono un vorticare di pensieri che tendono ad elidersi gli uni con gli altri, come in una sorta di stallo, dando la sensazione che la loro mente non possa più contenere altro perché non riesce ad evadere completamente ciò che in questo momento li sta assorbendo. Sempre più in confusione tentano di sottrarsi a questa condizione rifugiandosi in mondi artificiali, dove hanno l’illusione di prendersi il loro tempo, mentre è il tempo che prende loro.

Ognuno nella propria bolla, giorno dopo giorno, cercando tranquillità nella passività, accettando la separazione dalla vita come se fosse la panacea di tutto, senza rendersi conto di scivolare sempre più profondamente, in luoghi dove tutto tanto è uguale, o almeno pare loro. Si fa sempre più fatica a reagire, venendo percepito il tutto come sofferenza, perché abituarsi al brutto significa percepire il bello come minaccioso, avvalorando in questo modo ciò che dovrebbe essere allontanato senza se e senza ma.

L’umanità è in una sorta di incantesimo, preda di una tecnologia che invece di unire, come vorrebbe far credere, crea separazione, alimentando a propria volta bolle di coscienza sempre più spesse dove la luce unificante dell’anima fatica sempre più a penetrare. Ormai le persone delegano al proprio smartphone la loro coscienza, il telefono che diviene ventriloquo dando l’impressione che siano le persone a parlare, come dei pupazzi che prendono vita. Ma quanto sono sole e abbandonate a loro stesse, e quanta tristezza nei loro volti, espressione che deriva dal percepire il tutto come ineluttabile, come se non potesse essere più sovvertito.

Questo mondo che sta andando alla deriva, apparentemente senza timoniere, necessita di un colpo di coda che deve provenire dall’umanità stessa, da ogni singola persona che deve sentire il fuoco di una vita capace di incendiare le coscienze. Bisogna ribellarsi a tutto ciò, ritornando a essere umani, cominciando a comunicare nuovamente, a riprendere l’uso della parola al posto di un linguaggio stereotipato che sta divenendo sempre più stringente ed elusivo. Non ci possiamo abituare a questa tendenza, non possiamo svendere il nostro lignaggio per divenire schegge di un vetro rotto divenuto ormai incapace di riflettere la nostra vera natura.

Nessuno ci incatena se non noi stessi. Nessuno ci rinchiude perché le porte sono sempre aperte, anche se noi le percepiamo diversamente convinti che non si possano aprire… e mentre scrivo questo, i miei “compagni di viaggio”, sul treno che mi sta portando a casa, sono tutti immersi nei loro smartphone, come dei rabdomanti che invece dell’acqua cercano se stessi. Ma in questo modo non si ritroveranno mai, perché come novelli Narciso cadranno nell’oblio tecnologico divenendo parte di esso.

Bisogna invertire questa tendenza altrimenti verremo assimilati e spenti nella nostra umanità, facendoci vivere in un mondo dove tutto diviene indistinto e globalizzato, dove tutto è uguale. Dobbiamo ricordarci però che la nostra umanità si basa sul senso di unicità, che non è un’affermazione tanto per dire, infatti, non esiste nulla di uguale nell’universo. Le differenze generano capacità di condivisione, mentre il tentativo di farci percepire come tutti uguali e omologati, secondo me, è ciò che genera separazione.

Rimaniamo umani, magari anche ignoranti e buzzurri ma umani, non possiamo cadere in balia di un mondo sempre più alieno che tende a spegnere ogni vitalità e passione. Rifuggiamo dunque l’appiattimento, fiduciosi e fieri della vita di cui facciamo parte, cellule sveglie che con la loro “caciara” tentano di impedire che l’umanità si addormenti, senza più calore, come ibernata in attesa di un risveglio in un mondo migliore. Ma il mondo migliore e possibile è adesso, svegliamoci dunque, le nostre vite si costruiscono attimo per attimo e nessuno deve andare perduto.