I vecchi fantasmi ritornano per essere sconfitti

A volte i fantasmi ritornano, ectoplasmi della propria coscienza che si pensava di avere sconfitto, ma che invece conservano vitalità sufficiente per ricordarti che quell’energia non è stata ancora completamente debellata, e che dovrai in ogni caso farci i conti sostando davanti a queste parti ancora ignoranti che reclamano chissà quale diritto di prelazione, con il solo scopo di avvinghiarti, risucchiandoti in un qualche pozzo nero non ancora completamente spurgato.

In parte ti eri scordato di questi fantasmi, in parte hai voluto credere di averli sconfitti così che potessero darsi alla fuga, ma fondamentalmente sapevi di non essertene liberato del tutto, e che prima o poi te li saresti ritrovati davanti dovendo lottare per la tua integrità. Sono parti di te viscide e subdole, che ti fanno credere quello che non sei, e che non ti fanno agire ciò che potresti, in poche parole ti ritrovi in una ragnatela nella quale ti agiti senza cavare un ragno dal buco.

Ma è giusto così, i cambiamenti avvengono nella materia immergendosi in essa, come non si può imparare a nuotare stando sul bordo della vasca, in poche parole bando alle illusioni perché bisogna tirarsi su le maniche e sporcarsi le mani in quest’opera alchemica alla riscoperta della propria vera natura, quell’anima verso la quale tutti tendiamo. Forza e coraggio dunque, se la vita ci pone dinanzi questi ectoplasmi della coscienza, vorrà dire che li possiamo affrontare con fiducia.

I fantasmi sono vecchi modi di pensare, di sentire, di agire e rappresentano ciò che ancora è in grado di nuocere e che parti di te desiderano continuare ad avvallare. I fantasmi rappresentano il male, l’incoerenza, la distruttività, in pratica simulacri della realtà che vogliono ingannare e distorcere la percezione, perché sia dato adito a ciò che non può durare, a ciò che è effimero, in luogo della propria natura superiore che muta di forma ma non nell’essenza.

Comprendo sempre di più la necessità di affrontare questi fantasmi, e quando si sono ripresentati sono in parte caduto nel tranello, in quella presunzione che mi ha fatto percepire più forte di come in effetti ero, dando così troppa corda a queste energie che in quanto a confidenza non si fanno pregare prendendosela tutta, se non di più. In ogni caso sempre meglio rispetto al passato, e di questo sono contento ma ho dovuto lottare tutta notte con queste energie, sentendomi come su di un filo sospeso nel vuoto con il costante rischio di cadere.

Alla fine il sole è sorto ancora e il punto più buio della notte ha dovuto cedere il passo all’alba incombente. Ho dovuto fare appello all’accoglienza, soprattutto verso la mia imperfezione che credevo superata, e alla tenacia che mi ha fatto rimanere saldo consentendomi di non perdere di vista la luce della mia anima, così che potesse guidarmi sostenendomi con forza, così da liberarmi dalle grinfie di questi fantasmi che volevano soffocare la luce a loro così tanto indigesta.

Naturalmente il racconto non poteva essere più dettagliato, ma spero in ogni caso che possa essere stato compreso il senso di quanto scritto, che potrei sintetizzare in questo modo:

1° I fantasmi ci sono e non si può cambiare ciò che non si conosce, naturale quindi affrontarli e sgominarli, comprendendo che non hanno forza e potere su di noi se smettiamo di nutrirli.

2° Il fatto di dovere affrontare questi fantasmi non significa essere sbagliati o avere sbagliato qualcosa che ci era sfuggito, semplicemente è giunto il momento di pugnare nuovamente grazie alla maggiore forza acquisita attraverso l’esperienza.

3° La luce dell’anima dissolve ogni impedimento, affidarsi ad essa significa vittoria certa ma prima bisogna rimuovere ciò che la ostacola, quei fantasmi di cui sopra che vanno affrontati perché “cresce ciò che viene nutrito”, e solo il divenirne responsabili  consente di accrescere la fiducia nella propria vera natura.

4° Ascolto e Meditazione rappresentano i pilastri dello Yoga. La loro pratica ci renderà liberi dai fantasmi, le ombre nelle quali l’ignoranza umana s’identifica perdendo di vista l’essenza immutabile che conduce alla liberazione dagli impedimenti di una personalità che nulla vuole mutare per conservare il proprio potere distorto.

Il bene, il bello e il vero – prima parte

Pensando a questi tre termini il bene, il bello ed il vero,  mi sono fatta una domanda: cosa vogliono enunciare veramente? Da un punto di vista generico, col termine bene si indica tutto ciò che agli individui appare attraente e tale che possa essere considerato come fine ultimo da raggiungere nella propria esistenza. Questo è l’aspetto “morale” del concetto di bene; ma nella storia della filosofia è stato avanzato anche un significato “ontologico” con Platone e i suoi successori che stabilivano un’ assimilazione tra Buono, Bello e Vero. ( Kalokagathia) L’espressione kalokagathìa indica nella cultura greca del V secolo a.C. l’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo.

Alice Bailey nel Trattato dei sette raggi vol. 4 le esprime con la legge IV che dice:

Legge IV : “La malattia, sia fisica che psicologica, è radicata nel bene, nel bello e nel vero. È la distorsione di possibilità divine. L’anima, quando cerca di esprimere in pienezza un aspetto divino o una realtà spirituale interiore, e ne è impedita, determina nella sostanza dei suoi veicoli un punto di attrito. Qui si affigge lo sguardo della personalità, e ne consegue la malattia.

L’arte del guaritore sta nell’elevarne gli sguardi, prima volti in basso, a contemplare l’anima, il Guaritore entro la forma. Il terzo occhio, spirituale, dirige allora l’energia, e tutto procede bene.”

Nel gergo comune essi significano tutto ciò che è armonioso, gentile, veritiero e autentico. Quando vediamo un bellissimo paesaggio, un lavoro fatto in modo corretto e quando esprimiamo un concetto veritiero, stiamo scoprendo, il bene, il bello ed il vero.

Entrando più in profondità di queste tre definizioni ci accorgiamo che non sono solo termini, ma esprimono qualcosa di molto più importante, di più profondo, stiamo agendo attraverso i tre attributi Divini per eccellenza,essi sono, così intrecciati fra loro da diventare inseparabili. Bene, bello e vero sono i componenti primi di quella che si definisce coscienza, e come tali diventano le chiavi di volta da cui partire, le basi  della percezione di sé e del mondo.

Cercando di capire al meglio la Legge IV vediamo che: la malattia sia fisica che psicologica è radicata sia nel bene, nel bello e nel vero. Cosa sono il bene, il bello e il vero? Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Ogni essere umano è mescolato con queste tre potenze, che sono le tre forze  fondamentali. Nel trattato dei sette raggi la Bailey ne fa una descrizione accurata.

Il bene corrisponde all’anima, al Padre, al settimo chakra il quale trova corrispondenza alchemica con il primo chakra.  Cos’è il bene? Non è forse l’espressione della volontà-di-bene? E questa volontà di-bene non dovrebbe attuarsi sul piano fisico come buona volontà fra gli uomini?

Non è probabilmente possibile che l’anima, nella sua costante ricerca di conformarsi sul piano Causale (il suo mondo), al Piano che promuove la divina volontà-di-bene, spinga sulla sua triplice espressione, la personalità, affinché esprima buona volontà, quando sia attiva e funzionante e al giusto stadio evolutivo? Tuttavia la forma, ancora inadeguata ad esprimere il desiderio divino, oppone resistenza e così si genera immediatamente attrito e ne consegue la malattia. L ‘attrito produce poi una reazione secondaria, portando a condizioni psicologiche cui diamo il nome di depressione, complesso d’inferiorità e senso di frustrazione. Il Bene, inteso quale particolare fonte di malattia, agisce specialmente su chi è di natura mentale.

Da quanto sopra esposto sembra evidente che il Bene nella filosofia esoterica voglia esprimere un concetto molto elevato, quale quello che stiamo manifestando l’energia o forza del Padre cioè la Volontà per eccellenza quella pura, quella che trasforma la determinazione egoistica, in buona volontà fra gli uomini. L’insegnamento occulto ci dice che il Padre ha come caratteristica qualitativa Volontà- Potere, quindi giochiamo nella vita queste due attributi divini, e oggi li manifestiamo ancora egocentricamente; sarà solo eliminando le parti oscure all’interno della coscienza che potremo veramente esprimere il Bene, così da diventare bello perché il bene non può che trasformarsi in bello e vero.

Capire o comprendere la Vita?

Quante volte mi son detto “finalmente ho capito” convinto del fatto che da quel momento quella situazione specifica fosse archiviata per sempre, salvo poi dovermi ricredere di lì a poco. Ho sempre avuto l’illusione che “capire” equivalesse a “comprendere”, ma sfortunatamente non è così.
Il “capire” lo sento come una mera conoscenza intellettuale tratta dallo studio di libri, non di rado associata ad una certa spocchiosità da saputello; la “comprensione” invece come una cosa personale dovuta ad una conoscenza diretta o intuitiva che coinvolge nel profondo tutto il mio essere, difficilmente chi ha toccato e provato sulla propria pelle l’effetto di un’azione presente o passata tratta il prossimo con superbia, al contrario impara a sviluppare la tolleranza e la pazienza verso chi sta commettendo gli stessi errori.

Il detto “Tutto è energia” è per me un esempio lampante, le prime volte che l’ho sentito pronunciare non mi sono stupito, quasi fosse un concetto scontato ma contemporaneamente irrilevante per la mia vita.
In seguito invece ho cominciato ad apprezzarne il significato in particolar modo da quando ho iniziato a praticare il Raja yoga, una pratica che fornisce tra le altre cose gli strumenti atti a portare attenzione ai propri comportamenti ed emozioni, e inevitabilmente allarga i tuoi orizzonti in tutti i campi della vita, non fosse altro perché si comincia a considerare l’essere umano come parte di un disegno più grande. Ora quindi mi è relativamente facile “capire” che tutto ciò che vediamo è il risultato della aggregazione di atomi, per cui l’acqua, la terra, una sedia, piuttosto che un animale sono, in essenza, la stessa cosa. Come se in realtà esistesse solo una Vita, la quale si esprime in migliaia di forme e modi diversi alimentando l’illusione della separatezza, ma si esprime anche in matrice unica in cui tutto è immerso. L’illusione è sicuramente uno degli scalini più ostici da superare, essa esprime il limite che ci impedisce di percepire la realtà quale essa è, ed è generalmente impersonificato dalla mente razionale.

Mi risulta invece difficile sia vivere che trasmettere agli altri la consapevolezza che tutto è Uno. Questo mi ha fatto maturare l’idea che la consapevolezza che vo cercando è frutto della comprensione. E questa è conseguenza di una percezione diretta della reale unicità della Vita che porta inevitabilmente al rispetto, alla compassione e all’amore per ogni forma di vita. Se riesci a percepire che sei Unico ma legato indissolubilmente a tutto ciò che ti circonda, come potresti fare del male sapendo che lo faresti anche te stesso?

Tra il “non interessarsi” e il “comprendere la Vita” sta tutta l’evoluzione umana, ed ognuno di noi, conscio o non conscio, si trova in un preciso punto di questo percorso che ci porterà a “riveder le stelle”.

La paura non esiste. Trasforma il lato oscuro di te stesso, Montegrotto Terme 21 giugno 2017

Tutti hanno paura della paura, e solo pochi sanno che la paura non esiste. In realtà si può aver paura solo di ciò che non si conosce, ma l’unica cosa che non conosciamo veramente è la nostra coscienza. La paura è l’emanazione delle parti distruttive che ci appartengono, e non esiste di per sé. Essa è solo la radianza difensiva dei frammenti oscuri delle nostre vite, i soli che possano generare sofferenza. Conoscere se stessi è l’unico modo per vincere la paura. Trasforma il lato oscuro di te stesso e sorridi alla paura. La paura non esiste!

La forza del fare

La forza del fare è in grado di superare tutti gli ostacoli, perché tutto è karma e tutto ciò che viene vissuto come effetto possiede una causa, perché non esiste nulla che non sia soggetto a questa legge, non esiste nulla che possa sottrarsi all’impulso dell’azione che sospinge, dalla più piccola alla più grande, rispetto a ciò che esiste nell’universo. Questa è la vita e comprenderlo eliminerà i problemi che ci attanagliano quotidianamente, problemi che potranno essere risolti con il fare e non con elucubrazioni più o meno “profonde” che a nulla portano se non a bearsi della propria percezione.

Bisogna darsi una mossa, ok d’accordo la vita è amore con tutta la pazienza del caso, tenendo anche conto che non ci porrà mai come ostacolo qualcosa che non siamo in grado di superare, va bene anche questo, ma l’immobilismo di fronte a ciò che non conosciamo proprio no, ma neanche traccheggiare in attesa che il tutto passi ad altri. Niente da fare bisogna fare, perché attraverso di esso sperimenteremo e l’esperienza è quanto di più bello che possiamo concepire, perché attraverso di essa comprenderemo la vita riconoscendone la bontà e la possibilità di trascenderla.

La forza del fare è deflagrante ed è in grado di liberare forze rimaste inutilizzate, si ok sarà anche karma, sarà che esiste un tempo per ogni cosa, ma perché lasciare ristagnare forze che sono pronte ad essere messe in atto. Siamo in presenza di forze che, se recluse, possono creare infezione nella coscienza, ma che il fare può risanare ripristinando una corretta circolazione della energie dove al pensiero segua l’azione, così che la ferita possa essere spurgata risanandola attraverso lo scorrere della vita. Rimanere intrappolati nella cristallizzazione è il preludio alla morte, magari non quella fisica, ma credo che quella emotiva e mentale possa essere anche peggio.

Quanto tempo rimaniamo intrappolati nell’inazione con l’illusione di stare meglio evitando questa o quell’esperienza, quanta energia sprechiamo nel controllare ogni cosa percepita come minaccia al mantenimento dello stato d’ignoranza che vogliamo preservare? Basta solo diversificare l’investimento delle nostre forze, cominciando a trasferirle nell’azione, per cominciare a percepire la vita che prorompe liberandoci dalle pastoie di una personalità che vuole limitare l’esperienza perché sa bene quanto la conoscenza renda liberi, riconoscendo nei nostri limiti non qualcosa di insormontabile, ma qualcosa che può essere affrontato, magari anche con il dovuto piacere.

La forza del fare dona piacere, la forza del fare consente di costruire, e per quanto possa risultare più difficile rispetto al distruggere, è di gran lunga consigliabile visto gli effetti che è in grado di produrre. Forza e coraggio dunque non esistono limiti alla possibilità di identificarci nel bello, basta fare, magari non perorando le illusioni che ci inducono a percorrere i soliti binari. Ogni tanto bisogna sfruttare gli scambi e cambiare direzione, magari verso un ignoto che non conosciamo, ma state pur certi che la nostra anima non sarà mai colta alla sprovvista, avendo pianificato da tempo questa direzione.

La forza del fare dona anche chiarezza consentendoci di attingere a quel fuoco che Gesù avrebbe voluto bruciare sin d’allora, quel fuoco che è amore, verso se stessi e verso la vita, liberando forze che andranno a beneficio del tutto.

Conferenza di presentazione La paura non esiste, Bergamo 20 giugno 2017

La paura non esiste. Trasforma il lato oscuro di te stesso

Tutti hanno paura della paura, e solo pochi sanno che la paura non esiste. In realtà si può aver paura solo di ciò che non si conosce, ma l’unica cosa che non conosciamo veramente è la nostra coscienza. La paura è l’emanazione delle parti distruttive che ci appartengono, e non esiste di per sé. Essa è solo la radianza difensiva dei frammenti oscuri delle nostre vite, i soli che possano generare sofferenza. Conoscere se stessi è l’unico modo per vincere la paura. Trasforma il lato oscuro di te stesso e sorridi alla paura. La paura non esiste!