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Stare bene

Quante volte ci sentiamo bene? Non è una domanda da poco, porsela richiede energia ed umiltà qualità che non mancano certamente a quegli “eroi” che stanno proseguendo nella lettura. Stare bene è una sensazione intima e quindi difficilmente comunicabile casomai lo possiamo paragonare al sentirsi nel posto giusto al momento giusto. Quelle volte in cui percepiamo di essere a “posto” sprigioniamo positività, siamo come inebriati da un calmo ottimismo che avvicina le persone, rendendoci particolarmente gradevoli.
In quei momenti, tutto sembra possibile, siamo rapiti da una sorta di innamoramento, che ci eleva verso sensazioni così rarefatte che possono essere respirate attimo dopo attimo. Ci sentiamo pieni di vita e leggeri nella mente. I pensieri, pochi per la verità, ci fanno sprofondare in una presenza diversa, magari inquietante, ma tanto cara al cuore.
Se questo stato mentale ed emotivo non è fondato su un lavoro di conoscenza di se stessi rimane un sogno da raggiungere, la vetta di una montagna da scalare, la speranza di un domani migliore. La tendenza di una coscienza legata a degli schemi mentali è quella di continuare a generare illusioni proiettando alla bisogna dei film che devono convincere il fruitore di essere padrone della sua vita. Invece più scambiamo con le illusioni e maggiormente diveniamo spettatori della nostra vita, identificati con una realtà fittizia che ci fa percepire di essere vivi tramite un camuffamento.
Adesso uso una metafora per spiegare meglio cosa voglio scrivere. Può succedere che la fine della proiezione di un bel film ci lasci per qualche secondo interdetti. Ti senti contento per quanto vissuto però le operazioni di atterraggio richiedono un certo sforzo. Ti attende il contatto con una realtà che ti richiama ad una attività. Appena si accendono i riflettori lo sguardo cerca gli altri. Abbandonare quello che hai provato non è facile. Per cui può capitare di percepire quella solitudine che provi quando devi lasciare qualcosa in cui ti sei immedesimato. Inoltre l’incombenza del rientro in una dimensione percepita non del tutto amichevole amplifica quella sensazione di distanza dalla vita che non è per niente facile da metabolizzare.
Per continuare a stare bene c’è uno sforzo da compiere, un’attività costante volta nella giusta direzione in sintonia con il sentire interiore. Quindi dove dobbiamo volgere le energie? Nel migliorare la nostra capacità di stare al mondo trasformando quello che pretendiamo in qualcosa che possiamo offrire. Il prenderci cura di noi stessi e del rapporto con le persone più vicine è l’occasione da prendere al volo per alimentare una condizione positiva del vivere.
Beh ad essere sinceri per stare bene ma proprio bene si dovrà riuscire a percepire che esiste una differenza tra l’essere attenti alle necessità degli altri e l’imporre la nostra volontà per placare il nostro bisogno di controllo. Quando pensate” questo lo faccio per il suo bene” siete proprio sicuri che sia proprio così? Infatti vi è una sottile linea rossa tra l’aiutare veramente ed invece impedire all’altro di fare la sua esperienza, di crescere con le proprie gambe.
A proposito del camminare, mi sono accorto di essermi addentrato in un terreno pieno di sabbie mobili. Ci vuole una guida esperta per uscirne. San Francesco ci ha insegnato che è dando che si riceve. Quindi prendersi cura degli altri è, forse, l’attività più redditizia che possa capitare. Comunque se qualcuno vuole saperne di più vi indico di leggere la Psicologia dello Yoga scritta da Massimo Rodolfi e concludo così al meglio con le sue parole:
“Date energia ad organizzare in modo più accurato la vostra vita, coltivate la dedizione e l’amore per le persone che vi stanno vicino, non pensate solo a ciò che pretendereste dalla vita, ma cercate piuttosto di realizzare ciò che sarebbe utile agli altri, prendendovi cura di loro e della vita.”

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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