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Servire

servireNon trovo un argomento migliore stasera per questo articolo. Quando calchiamo i primi passi sul sentiero alla ricerca di noi stessi e della Verità, quando è forte l’aspirazione a ritrovare la via del cuore, allora il Servizio è indicato e visto come effetto del conseguimento finale, effetto cioè dell’unione con la nostra Anima, quando la gioia più grande diventa vivere per la Vita.

Ma intanto siamo così presi dalle richieste della nostra personalità che non abbiamo occhi e orecchie che per noi stessi, tesi come siamo a soddisfare la nostra vanità, sempre pronti a indossare abiti variopinti per mimetizzare il nostro egoismo. Il servizio quindi è quello reso ai nostri impulsi, alle nostre pretese, ai nostri bisogni, ai nostri piccoli demoni annidati in qualche angolo buio di questo o quel chakra, vecchi despoti che non rinunciano al loro monopolio su quegli spazi della nostra coscienza.

Muoviamo i nostri passi verso la luce e proprio per questo incontriamo le nostre ombre: è l’unico modo per riconoscere ciò che ci rende schiavi di discutibili padroni, servi di tutto ciò che ci costringe a sacrificare la nostra libertà prostituendola al lucicchìo di falsi idoli.

Man mano che procediamo sulla linea evolutiva la necessità di purificazione sgombra il campo da molte illusioni, anche a costi elevati se occorre, e il castello di carta di tutte le cose che sappiamo e di cui siamo difensori convinti, comincia a tremare pericolosamente. Il cambiamento imminente scuote sicurezze ed abitudini, ma questo è indispensabile per chiarire le idee e dare valore a ciò che veramente lo ha e a cui vale davvero la pena sacrificare i virtuosismi della nostra personalità.

Rinunciare a noi stessi è il primo passo per ampliare la comprensione e avviarsi nell’ampia distesa del Servizio. Dimenticarsi finalmente un po’ di sé prepara a una nuova e più autentica percezione delle cose, sposta i confini del nostro agire e ci introduce in una vastità di coscienza in cui l’impossibile diventa realizzabile, in cui il mai diventa può darsi e la parola “servire” non è più solo l’infinito di un verbo di terza coniugazione, ma la forma concreta di un’idea che prima pensavamo fosse solo astratta.

Il potere di servire è dunque il dono del sacrificio di chi percorre la via dell’essenza e della bellezza. Servire è simile alla funzione di un ago a cui la Gerarchia dei Maestri unisce il proprio filo per rammendare gli strappi del tessuto umano o per creare nuovi disegni in relazione al Piano. Non importa all’ago di sapere e capire ad ogni costo quello che sarà il risultato finale del lavoro a cui sta partecipando. La sua gioia sta nel servire, nell’essere impugnato da mani invisibili e sapienti, nell’essere condotto con dolcezza e con forza per creare nuovi punti di ingresso, di rinforzo e di unione, alla Luce che viene. La sua gioia coincide con la disponibilità a servire la Vita rendendosi utile. E ogni piccolo fardello sollevato aiuta l’immenso lavoro di Chi porta su di sé il peso del mondo.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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