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Sentirsi inadeguati e scoprire di non esserlo

sentirsi inadeguati e non esserloSentirsi inadeguati è una condizione che rispecchia il genere umano, non importa se a volte si ha una considerazione talmente alta di sé che può dare la sensazione che non sia così, infatti, rappresenta semplicemente l’altra faccia della medaglia, un’altra modalità con la quale manifestare la fragilità che ci compone: la sostanza non cambia, sempre inadeguati ci sentiremo.

Lungo e periglioso è il cammino umano, attraverso il quale gliene accadono di cotte e di crude, sperimentando la difficoltà di trovare la giusta cottura, con il risultato di maturare una continua insoddisfazione nei confronti di una vita che ha la sola “colpa” di determinare i tempi con i quali la nostra vita viene “cucinata”.

Siamo alle prese con un viaggio che abbiamo intrapreso chissà quanto tempo fa, un viaggio che ha ancora in serbo tante sorprese, e forse, proprio per il timore di esse, preferiamo rimanere in ciò che conosciamo, o meglio, presumiamo di conoscere. È il viaggio dell’eterno Pellegrino, o del Cavaliere alla ricerca del Sacro Graal, ma in ogni caso, sempre di viaggio si tratta, alla continua ricerca della sorgente dalla quale proveniamo.

Il viaggio che stiamo compiendo è unico, un viaggio che ognuno compie in maniera diversa, ma perfettamente in sintonia con un tutto, nel quale ogni cosa è collocata adeguatamente, secondo ritmi e necessità che, ogni piccola o grande vita che sia, abbisogna. Facile, fino ad un certo punto, ritenere che tutto questo rappresenti un’ eresia, d’altra parte è indimostrabile, ma è proprio in questo ambito, manifestazione di una coscienza limitata e non in grado di pensare “in grande”, che coltiviamo il nostro senso di inadeguatezza.

Sentirsi inadeguati rappresenta un alibi, infatti, quando le cose vanno bene è merito nostro, quando le cose vanno male ci si fa scudo con la sfiga o roba simile. Naturalmente sto sintetizzando al massimo, ma voglio semplicemente inquadrare la situazione, delimitando l’ambito nel quale la nostra coscienza si trova, ritrovandosi, molto spesso, ad annaspare in un bicchiere d’acqua, acqua che molto di rado supera il livello delle ginocchia, e comunque sempre al di sotto della bocca.

Ma perché si “beve” allora, voi direte? Secondo me perché si annaspa con tanta foga da produrre onde così alte che ci faranno un po’ bere, dandoci la sensazione di annegare. Che dire, se smettessimo di agitarci e alzassimo lo sguardo verso il cielo, probabilmente, coglieremmo gli elementi necessari per uscire dall’acquitrino nel quale ci siamo cacciati.

Non possiamo delegare la nostra vita affermando di non essere in grado di vivere questa o quella situazione. Certo, rappresenta apparentemente la via più facile, quella illusoria, che allontanerebbe, almeno secondo le nostre aspettative, quanto la vita ci ha posto dinnanzi, ma non è in questo modo che troveremo fiducia in una vita che non ci dà mai qualcosa che non possiamo integrare.

Comincerei, invece, a cogliere nella nostra inadeguatezza la distanza, l’incoerenza che ancora ci avvolge, elementi che ci donano la misura del limite che stiamo affrontando, limiti che potranno essere superati, così da vivere con fierezza e coraggio le nostre responsabilità sino a dissipare le nebbie dell’ignoranza.

Sarà bello scoprire di non essere inadeguati, intuendo che non lo siamo mai stati. Certo, guardando al cielo ci si sente infinitamente piccoli, e sentirsi inadeguati è il minimo, ma da punto di vista dell’anima, tutto questo assume una valenza diversa, un significato di presenza, caratteristica che proviene dall’anima, che ci fa sentire al posto giusto nel momento giusto.

 

Poi se ci sentiamo inadeguati crogiolandoci in questa situazione, finiremo per far sentire inadeguati anche gli altri… Ma questa è un’altra storia, per oggi può bastare.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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