Salviamo il salvabile

salviamo_il_salvabile_300_2Il salvabile, quello che può essere salvato, cioè restituito completamente alla sua funzione, non è sempre la cosa migliore da salvare. Quando usiamo questa locuzione solitamente ci troviamo nella necessità di accettare una perdita all’interno della quale è possibile recuperare anche un minimo vantaggio. Ed è proprio qui che spesso ci lasciamo prendere dalla situazione e trascuriamo di operare un vaglio attento di ciò che veramente merita di essere salvato. Intendo dire che applichiamo la regola del tre per due (prendi tre ma paghi due) per ottenere il miglior risultato con il minimo forzo. Il salvabile diventa l’immediatamente fruibile, ma non sempre veramente utile. Ci appare vantaggioso economicamente ed energeticamente poter disporre subito di piccole opportunità che però col tempo ed in vista di un fine ultimo più grande, si rivelano spesso abbastanza inefficaci. È come scegliere tra tanti piccoli piaceri e una vera gioia. Gli uni e l’altra sono ugualmente e liberamente perseguibili e il valore che gli diamo è un diritto che ci appartiene, che appartiene alla nostra maniera di guardare il mondo e di relazionarci con esso. Non si può dire se sia meglio un uovo oggi piuttosto che una gallina domani. Però possiamo diventare attenti all’inversamente proporzionale: a volte più aumenta il salvabile e meno profitto traiamo dal suo utilizzo immediato e non, mentre contemporaneamente i nostri comportamenti si appesantiscono e perdono agilità.

Alcune volte è preferibile salvare di meno per salvarsi di più, è meglio lasciare andare le piccolezze a cui siamo così affezionati, quelle piccole cose che certe volte ci leghiamo al dito per non scordare (come il famoso nodo al fazzoletto) e per salvare, per esempio, il nostro povero orgoglio. Siamo così sprovveduti che pur di non perdere ciò cui siamo strettamente attaccati, preferiamo rinunciare a opportunità più grandi. E così ci teniamo tutte le dita delle mani legate piuttosto che veder scomparire come piccolezza non apprezzabile la nostra mega immagine, il nostro sacrosanto diritto a essere serviti e riveriti, la nostra tendenza ad opprimere e ferire e tante altre cosine non proprio belle, pur di confermare a noi stessi la nostra sovranità distorta, pur di non cedere all’evidenza della nostra distruttività e all’immane spreco di energie che ne deriva. Ma di “certe cose non si può fare a meno, non ci si può passare sopra, vanno portate con sé fino alla tomba!” Perciò diventa irrinunciabile in situazioni critiche salvare prima di tutto la faccia, ossia l’apparenza, e poi gli averi, vuoi che si tratti di possedimenti materiali o di ben altra natura. Mentre scrivo quest’articolo davanti al mare, in questo pomeriggio inoltrato di giugno, mi chiedo cosa salverei della giornata di oggi, qual è veramente il salvabile per me, ora. Mi rispondo senza esitazione: la libertà di una lunga nuotata, la libertà scaturita da un vecchio comportamento interrotto in un ruolo materno non più funzionale e la libertà di amare la Vita, comunque.

Quando il salvabile diventa l’irrinunciabile deve esserci un problema di valutazione, deve esserci un problema di prospettiva. In realtà molte cose che riteniamo assolutamente da salvare sarebbe meglio che le perdessimo, che le lasciassimo andare, per il bene nostro e altrui. Nel paniere della personalità ci sono molti salvataggi che per l’Anima non solo sono completamente inutili, ma addirittura le sono di intralcio, vere e proprie zavorre. Si può scegliere consapevolmente di perdere per elevare le possibilità di vittoria. Allora, dal punto di vista dello yoga che vede le cose nel senso dell’unione e della essenzialità, salvare il salvabile potrebbe voler dire non salvare nulla dei nostri attaccamenti e con le mani vuote, ma libere, servire in letizia la Vita.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.