Punto e a capo

punto e a capoMoltissime volte ci si ritrova a tirare una riga, a mettere un punto dopo una frase e andare a capo, sia per aver compreso il senso ormai superato delle parole precedenti sia per dare inizio a un altro capitolo della nostra vita. Alla base c’è uno scontento molto forte (tanto più intenso quanto più ci attardiamo a mettere quel punto che segna una svolta), c’è una tensione che nasce dalla consapevolezza di un cambiamento imminente di cui siamo responsabili e che deve segnare il superamento definitivo di un vecchio modus vivendi che ha caratterizzato un’epoca della nostra storia ma che ormai è fuori tempo.

Gli strumenti psicologicamente utili in un contesto di questo genere sono gli stessi strumenti usati da un bravo chirurgo per incidere, recidere, pulire, disinfettare e  ricongiungere allo scopo di migliorare e risanare un aspetto fisico del paziente. Quando ci si trova davanti a una svolta infatti, è necessario anche in senso psicologico avere una visione chiara, senza essere visionari, di quello che è il nuovo proposito da realizzare. Occorre incidere un sentiero che ci conduca recidendo tutte le escrescenze emotive e mentali, ossia quelle forme- pensiero cristallizzate e pesanti che ostacolano la nuova realizzazione, senza trascurare unasana disinfezione dei tessuti sottili operando da altri livelli affinché ci sia la purificazione necessaria a consentire il passaggio di unaconsapevolezza nuova e unificante nella coscienza.

Sto affrontando la questione dal punto di vista della psicologia dello yoga, riferendomi alla destrezza del bravo cavaliere che sa ben tirare le redini e imprimere la giusta tensione che consente alla sua cavalcatura  di svoltare abilmente quando deve evitare un ostacolo o quando deve imboccare con decisione una strada nuova. Il cavaliere, la strada e la cavalcatura diventano allora una cosa sola e lo yoga è realizzato.

A parole è facile. Quando devi davvero modificare tutto il tuo assetto energetico per mettere un punto e andare a capo si scatena un finimondo (Toh! E’ proprio la parola giusta per un mondo che finisce …) e comincia un’insubordinazione generale di tutte le tue cellule che non ti fa andare né avanti, né indietro mentre t’irrigidisci nello scontento della non-azione. Ognuno poi affronta la svolta a modo suo ma spesso il calcio risolutivoarriva benefico dalla vita stessa o da chi per lei, costringendoti alla mossa repentina e salvifica prima di precipitare definitivamente nel burrone. Se così non fosse, invece di fare punto e a capo si fa punto e basta. Funziona lo stesso, è solo un po’ più doloroso …

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.