Un’avventura bellissima

un avventura bellossimaSto immaginando il soffio di una brezza rinfrescante in questo caldo afoso, senza un filo d’aria, in cui anche i pensieri si stanno lessando. In queste condizioni riuscire a spingere la coscienza in spazi immuni alla liquefazione è un’impresa notevole. Stamattina alle cinque in campagna era un’altra cosa, ma adesso in questo pomeriggio caldo umido di luglio diventa chiaro quanto le circostanze ambientali possano influire sulla lucidità mentale. Cercherò tuttavia di riassumere l’ esperienza vissuta ultimamente contando sulla buona volontà delle mie cellule cerebrali.

Da poco più di un anno ho dato mano alla realizzazione di un antico progetto e per questo ho conosciuto diversi “uomini di campagna”, anche bravi trattoristi, con mezzi e mentalità diverse ma consolidate, quasi arroccate, in un rapporto con la terra finalizzato esclusivamente alla produzione. Come radici robuste avvinghiate alla propria esperienza tendono ad accettare tutto quello che consente una resa, cioè un tornaconto produttivo più o meno immediato. Il resto è inutile, superfluo, perdente.

Ho visto espressioni significative nei loro occhi e sguardi eloquenti quando accennavo alla possibilità di un rapporto più premuroso nei confronti della terra, considerata non soltanto come suolo da sfruttare,ma come organismo vivente di cui prendersi cura. Non è stato facile far comprendere che il modo di condurre il trattore non è sempre esclusivamente ripetitivo e lineare e che può invece assecondare le curve di livello del terreno o le tracce di future pianificazioni. Sono rimasta sbalordita quando ho assistito all’ammutinamento di un sant’uomo che si è rifiutato di continuare il lavoro perché c’erano troppe curve da fare, ragion per cui in sella al suo bel trattore ha abbandonato il campo dicendo che era tempo perso e che lui non aveva tempo per giocare. Proprio a me lo ha detto! A me che ho trovato nel gioco il segreto della Vita! Meraviglioso!!

Un altro buon signore, sorridendo sotto i baffi e guardando i campi coltivati per sovescio, ha insinuato beffardo “Ma ti stai dando alla coltivazione dell’erba?!”
Senza contare le allusioni alla mia (vera) inesperienza agricola e a quello che mio padre, conosciuto bene in zona, avrebbe detto del mio scarso sapere e del mio strano operato. In realtà da lui ho ricevuto un dono immenso: l’amore per la terra. Perciò posso pure fare qualche errore ( mio cugino mi ha avvertito … non è come al computer che cancelli e rifai … ) ma non sbaglierò nel perseguire il mio intento.

Il mio intento è produrre bellezza, creare armonia, restituire sacralità a un luogo maltrattato.

Ma ecco la sorpresa: ieri mattina all’alba è venuto un nuovo trattorista che ha trinciato l’erba secca percorrendo tutte le stradine e seguendone le curve per arare tutto il campo. Quando ha finito, contemplando il suo lavoro, ha detto: “Immagino come doveva essere questo campo in primavera, un vero paradiso di fiori! È un campo speciale, diverso. Ci vorrebbero adesso delle immagini aeree per vedere meglio quello che abbiamo fatto!”

Eh..la psicologia dello yoga si concretizza anche in questo piccolo racconto e io non voglio trarre nessuna conclusione. Se vi va, pensateci voi.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.