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Ognuno è il Salvatore di sé stesso

ognuno-e-il-salvatore-di-se-stessoOgnuno è Salvatore di sé stesso, e non può essere altrimenti, anche se indimostrabile. Durante i corsi faccio presente che nessuno può andare in bagno al posto dell’altro…mi accorgo di dire una cosa ovvia ma anche una profonda verità, lo stesso dicasi per la vita di ognuno, nella quale si è, sempre e comunque, rimandati a sé stessi, alle proprie responsabilità.

A tal proposito, l’insegnamento del Maestro Gesù, il Salvatore dell’umanità, è stato sin troppo chiaro quando disse che ognuno deve portare la propria croce. Non è che l’essere umano l’abbia poi capita proprio bene questa cosa, infatti possiede ampi margini di miglioramento. La natura umana è ancora distante dal vivere in pratica le parole del falegname di Nazareth, ma bisogna avere fiducia nei suoi progressi, lenti ma costanti.

Per far sì che ciò avvenga mancano ancora aspetti importanti come l’accoglienza del proprio limite, abbinata all’incapacità di fare con quel che c’è, riconoscendo nella vita una presenza oggettiva, che ci rimanda esattamente a ciò che ci spetta in ogni momento, anche se indimostrabile. Questo porta l’essere umano a cercare di sgravarsi di pesi che ritiene non necessari, peccato che poi, più o meno consapevolmente, tenti di rifilarli al primo che passa.

Vi ritorna qualcosa? D’altra parte non può che essere così, visto che ognuno testimonia con la propria vita la condizione della coscienza che si ritrova. L’istinto umano è difficile da arginare, come le illusioni che vive alla continua ricerca di una condizione ideale che non troverà mai, perché si basano su aspetti soggettivi che sono sorretti da traballanti aspettative.

Così facendo, spande e spende energie a piene mani, che lo portano a delegittimarsi continuamente lamentandosi di ogni cosa, denigrando le situazioni che vive. Molto spesso non se ne accorge neanche vista l’abitudine ormai consolidata, senza rendersi conto che la salvazione di sé stesso sarà possibile nel momento in cui accetterà di prendersi su di sé la propria croce.

Quante volte abbiamo detto che determinate situazioni ci facevano sentire in croce? Secondo me non è solamente un modo di dire, ma una condizione oggettiva della coscienza. Vuol dire che una parte di noi può essere messa in croce, ma non rappresenta un aspetto negativo, anzi, è esattamente il contrario. Si è messi in croce quando una parte di noi è maturata a sufficienza per essere messa al suo centro, per fortuna senza scampo, posti così nella condizione di dovere cambiare inevitabilmente.

Non dobbiamo temere di essere messi dinnanzi ai nostri limiti, quando ciò accade resistiamo all’impulso di sentirci inadeguati. Non è meglio sentirsi al posto giusto nel momento giusto? Non è meglio sentirsi fieri della propria battaglia, magari poi scoprendo che l’avevamo attesa da molto tempo? È naturale cercare di allontanare da sé il calice da bere, d’altra parte se l’ha fatto il Maestro Gesù nel giardino del Getsemani, a nostra volta possiamo rilassarci un poco, magari accettandoli questi benedetti limiti

Quando leggerete questo articolo saremo in un periodo di festività, con il Natale appena passato o prossimo. Auguro quindi, ad ognuno di noi, di poter cogliere nella propria vita la bellezza di cui è composta. Auguro a tutti noi di avere un po’ più di fiducia nelle proprie possibilità, vivendo una vita dove è permesso “cadere”, perché un chicco di grano deve precipitare nella materia e morire, per poter dare pane.

Portiamo quindi la nostra “croce” e quando si farà pesante alziamo gli occhi al cielo verso la nostra anima. Questo gesto renderà tutto più lieve e accettabile, resistendo all’impulso di svendere il Regno dei Cieli per un piatto di lenticchie, perché è questo quello che accade ogni qualvolta non crediamo nelle nostre possibilità, ritenendo di non vivere le condizione ideali per poterle esprimere.

Ognuno è Salvatore di sé stesso, e sempre di più sono convinto che ogni esperienza è una opportunità, sempre di più ritengo che non sia possibile che ci venga tolto ciò che ci spetta, ma che tutto avvenga secondo una via di minore resistenza, attraverso la quale tornare a “casa”.

Bisogna avere occhi per vedere e orecchie per intendere, cogliendo nella vita la possibilità di trovare rifugio nel proprio cuore, divenendo a nostra volta un Salvatore, perché chi salva una vita salva il mondo intero, perché non cominciare dalla propria?

Forza e coraggio, augurando a tutti noi un felice anno nuovo, nel quale ritrovare umanità coltivando l’innocuità.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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