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Oggi è una bella giornata

Bella_giornata_300_0Oggi è proprio una bella giornata! Mi auguro che nelle vostre case quest’affermazione risuoni frequentemente, ma credo che non sarà sempre così. Di mattino, appena svegli, ci appare lo scorrere del tempo, e davanti agli occhi viene sciorinata la giornata che ci aspetta. La sensazione è di non avere scampo, di essere prigionieri di un sogno dal quale non possiamo svegliarci, continuando a perpetuare un atteggiamento remissivo, sostenuti dall’illusione che così facendo ne sentiremo meno la pesantezza.

La sensazione che avremo sarà come quella di passare sotto il giogo, aspetto che mi è rimasto impresso sin dalla scuola media inferiore, dove il significato di questa parola ci rimanda alla guerra che i Sanniti vinsero nei confronti dei Romani, ai quali andò così male che, i vincitori, ritennero di risparmiarli fisicamente ma non psicologicamente. Infatti, i soldati romani, vestiti della sola tunica, furono fatti passare, ad uno ad uno, sotto il giogo formato dalle lance dei Sanniti. Scusate questa digressione ma credo che il racconto di questo episodio sia interessante, almeno per me lo è, visto che tante volte mi ci sono immedesimato. Invece le cose possono e devono essere diverse, conducendoci verso un atteggiamento più fiero nei confronti della giornata che ci aspetta.  Intanto credo sempre meno al caso, riuscendo ad individuare negli accadimenti una loro funzionalità. Se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che accade veramente di rado, il riconoscimento sincero di vivere una bella giornata. Se saremo ulteriormente onesti, potremmo riconoscere che, molto spesso, le cause della nostra insoddisfazione sono dovute ad aspetti risibili, debitamente ampliati da una coscienza ignorante che ha a cuore solo se stessa sentendosi al centro del mondo. Ho esagerato? Non credo, forse appare come un paradosso, ma certamente non distante dal reale se non identificabile.

E cominciare a pensare agli accadimenti come opportunità? Così per sfizio, anche solo per provare, visto che il comportamento opposto, cui facevo riferimento prima, lo conosciamo bene, fino a comprenderne gli effetti… ma sarà poi vero? Noi pensiamo di conoscerli bene, talmente bene che continuiamo a nutrirli, senza modificare le cause del nostro agire, schiavi di un circolo vizioso, come criceti dentro una ruota.

Ma come dobbiamo fare allora per sovvertire questa tendenza? Vi ho tenuto un po’ sulla corda ma ci stiamo arrivando, bisogna meditare. Necessitiamo di presenza, invece continuando ad essere in balia delle nostre emozioni che pervertono i pensieri, continuiamo a temere il futuro, foriero di chissà quali sventure. Il futuro non lo conosce nessuno e sempre incerto è. Ciò che dovrà accadere dipende da come stiamo seminando in questo momento, inutile distogliere l’attenzione dalla semina e poi lamentarsi che il raccolto sarà scarso e poco gratificante. Non abbiamo scelta e né scampo, dobbiamo accettare che quello che siamo e facciamo rappresenta il meglio possibile per conseguire un maggiore conoscenza della vita. Dobbiamo fermare la nostra mente, ma veramente, e non anestetizzarla in attività inutili e improduttive, tese a inibirla nella sua capacità discriminante. Dobbiamo acquietare le nostre emozioni, sino a sentire le nostre paure come parte di noi, parti che stanno richiamando la nostra attenzione senza avere altri strumenti. Dobbiamo ascoltarle e tendere loro la mano, senza permettere che ci prendano il braccio, ma educandole nello sciogliere la loro ruvidezza animale, fino ad accoglierle sul cammino che le porterà a contatto con l’Anima. La vita è casuale, quante volte l’abbiamo detto o sentito, ma ammettere questo significa comprovare la nostra inadeguatezza.

Partire già battuti non produrrà certo una vittoria, ma alimenterà la nostra frustrazione che poi rivolgeremo nei confronti delle nostre relazioni. Allora forza e coraggio, domattina quando ci sveglieremo, facciamo qualcosa di rivoluzionario, insorgiamo contro la tirannia della personalità, saliamo sulle barricate gridando: “Oggi è una bella giornata”. Nei prossimi articoli approfondiremo meglio la possibilità di sovvertire ciò; a volte appare impossibile, quando si è partiti con il piede “sbagliato”, vivere una bella giornata! Patanjali, che ha codificato il Raja yoga, ci tramanda che: “Quando sorge un pensiero contrario allo yoga, bisogna esprimere il pensiero opposto”, e nel tragitto che faremo insieme, vi aiuterò a porre l’attenzione su dove bisogna far leva per esprimere la nostra vera natura, attraverso la Psicologia dello yoga.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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