Mi ami? Ma quanto mi ami?

mi_ami_quanto_miamiEra una simpatica pubblicità di una compagnia telefonica in cui una fanciulla adolescente ripeteva allo sfinimento questa domanda al suo ragazzo dall’altra parte della linea.

Molti di noi si sono trovati prima o poi nella vita in una situazione del genere, magari diversa nella forma (o anche no), ma identica nella sostanza. In effetti la richiesta d’amore, il bisogno di amore si manifestano nei modi più svariati; l’essere umano è incredibilmente creativo in questo, anche perché vivendo in un sistema di secondo raggio, noi plasmiamo la nostra coscienza ed evolviamo attraverso l’amore. Il problema è come.

Diamo come assioma che i rapporti umani dovrebbero essere improntati sul rispetto, sulla gentilezza, sulla dolcezza, sul prendersi cura dell’altro e soprattutto sul rendere felice chi ci sta accanto, cercando di immettere gioia nella sua vita rendendo così gioiosa anche la nostra. Purtroppo, questo è estremamente difficile ed è un conseguimento che arriva verso le fine del lungo percorso nel regno umano.

I rapporti umani sono invece comunemente improntati sulla deformazione dell’energia d’amore, cioè l’odio. La distorsione più comune dell’energia di secondo raggio, si manifesta attraverso il bisogno di attrarre l’attenzione degli altri mettendo in campo le strategie più svariate: se ci guardiamo intorno ne vedremo di ogni tipo, dall’uso dell’abbigliamento, al tono della voce, all’uso del denaro con tutti i suoi annessi e connessi, fino all’uso della malattia per citarne solo alcuni. Mia nonna per esempio, aveva capito che per tenersi mio nonno, gran donnaiolo ma incredibilmente ipocondriaco, doveva fare l’ammalata ed entrò così bene nel ruolo da trascorrere gran parte della sua vita convinta di essere malata, limitando se stessa e rovinandosi a causa dell’uso ed abuso di farmaci.

L’essere umano tende a legare a sé gli altri per mezzo della coercizione in maniera spesso molto subdola, perfino la dolcezza può essere usata a tale fine. In questo caso non è ovviamente dolcezza, ma una maschera per nascondere una volontà di controllo e di possesso. Similmente la falsa arrendevolezza tende a legare le persone e a chiuderle in un recinto di zucchero simile alla casetta della strega di Hansel e Gretel, (c’è chi invece usa la strategia opposta per mantenere il controllo sull’altro, ma di questo parlerò fra poco).

Come facciamo allora a renderci conto che la nostra dolcezza, la nostra arrendevolezza sono finte, dato che nel momento in cui le agiamo siamo assolutamente convinti della bontà e veridicità del nostro agire? Dalla risposta che ci viene dagli altri e dalla sofferenza che ne consegue. Mi spiego meglio: se il nostro essere gentili ed accoglienti ha lo scopo di ottenere un riconoscimento da parte dell’altro questo non ci arriverà mai, provocando in noi una profonda sofferenza, un sentirci abbandonati, non amati, nutrendo così la parte distorta di noi che ha bisogno di quel clima per provare piacere. Generalmente, questo tipo di persone s’incastra perfettamente con una modalità apparentemente opposta cioè di chi è inamovibile nella propria freddezza e durezza (spesso camuffata dietro la maschera della forza), non fa un complimento a piangere, e non esprime nessun tipo di emozione. Questo tipo richiama così l’attenzione, sfida l’altro nella conquista come una torre di granito gelata, infatti più gli viene data e richiesta dolcezza e più si ritrae suscitando oltre la sofferenza, acredine e rabbia in una guerra senza quartiere che termina quando uno dei due non soccombe definitivamente.

Allora come si fa ad uscire da questo loop? In teoria è semplice, in pratica difficilissimo. In primo luogo, bisogna rendersi conto della dinamica distorta partendo dalla propria sofferenza, essa è il filo di Arianna che ci permette di entrare nel labirinto della coscienza, esplorarlo fino a trovare la Bestia che ne è la causa ed ucciderla. Bisogna quindi analizzare con estrema onestà le motivazioni del nostro agire, perciò ritornando al “Mi ami? Ma quanto mi ami?” sentire l’energia che c’è dietro questa richiesta, analizzarla in tutte le sue sfaccettature ed esprimere l’energia opposta che è, e torniamo sempre lì, amore gratuito che si nutre di sé, che dona pace, serenità e pienezza indipendentemente dalla risposta dell’altro, oppure decidere che non vogliamo più prendere parte a un gioco masochistico in cui il piacere è nella sofferenza.

E’ inoltre interessante vedere come le dinamiche s’incastrino perfettamente non solo nella distorsione, ma anche nell’utilità; infatti, una persona fredda e dura può anche imparare ad essere dolce grazie alle richieste e agli stimoli continui della persona che ha a fianco, similmente la controparte riuscirà piano piano a lasciare libero l’altro senza soffocarlo nello zucchero filato del suo amore adolescenziale.

L’amore gratuito ti porta ad accettare l’altro per quello che è, nella sua torre di granito e forse aiutarlo a sciogliere il ghiaccio che avvolge il suo cuore per poi scoprire che è in definitiva lo stesso ghiaccio che avvolge il nostro. Oppure potremmo decidere di voltare lo sguardo da un’altra parte, ma la Vita ci riporterà sempre di fronte a noi stessi finché quel ghiaccio non sarà sciolto.

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Maria Luisa Valentini

Maria Luisa Valentini

Nata a Modena, dopo il liceo classico nel 1986, consegue la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’università di Bologna. Dal 1988 insegna inglese nella scuola secondaria di secondo grado. Nel 2000 inizia il suo percorso di ricerca all’interno dell’associazione Atman studiando Raja Yoga, frequentando la scuola per terapeuti esoterici Energheia ed il master di approfondimento Agnihotri. Attualmente, è insegnante di Energheia presso la sede di Modena.