Le piccole cose

Le piccole coseMio padre mi diceva che non erano importanti le grandi cose che potevano essere viste da molti, ma le piccole che al contrario pochi notavano. Quante volte mi sono confrontato con questa frase, e ancora oggi cerco di comprenderne il reale significato immergendomi al suo interno come un esploratore consapevole del fatto che, una volta riemerso, le cose non saranno più come prima.

Quante frasi ascoltiamo nella nostra vita, molte delle quali sembrano non lasciare la minima traccia, ma che si incastonano come gemme preziose in attesa di esprimere la loro luce chiarificatrice. Ho come la sensazione che tutta serva, che nulla sia banale e scontato, che la vita sia un tessuto la cui trama viene lavorata attimo per attimo così che attraverso le sue maglie possa filtrare solo ciò che può essere metabolizzato e vissuto come esperienza, né più né meno, il giusto.

Siamo il riflesso di una vita che necessita di specchiarsi anche in noi per conseguire quel senso di unità che alimenta ogni suo agire. Siamo spugne che assorbono per rilasciare esperienze che ci faranno confrontare con il germogliare di ciò che abbiamo seminato. Per sua natura l’essere umano vive l’apparenza e ricerca una visibilità che va ben oltre le sue reali necessità, sgomitando per un “posto al sole” che lo possa mettere in rilievo agli occhi degli altri. Questa ricerca spasmodica di “spazio vitale” crea squilibrio e disarmonia, impedendo di cogliere la semplicità che è alla base di una possibile felicità.

Non sto parlando del fatto che non bisogna desiderare o darsi da fare per migliorarsi, ma vorrei che tutto ciò avvenisse nel rispetto reciproco, dando valore alle “piccole” cose che sono importanti, aspetti che ti fanno sentire al posto giusto nel momento giusto. Per fare questo non basta la volontà e neanche il senso del dovuto che ci fa gonfiare il petto nei confronti di ciò che non ci giustifica, ma una bella dose di amore che ci consentirà di scalare la nostra presunzione fino a sbucare oltre le nebbie della nostra ignoranza.

Il timore che le cose non vadano secondo i propri desideri porta l’essere umano a palesare la sua reale natura, l’uomo infatti si conosce dal parlare. La favola di Esopo che racconta dell’asino copertosi della pelle di leone per far paura agli altri animali, esprime la perenne aspirazione dell’uomo ad apparire migliore di quello che è in realtà. Ma bastò che l’asino aprisse la bocca ed il suo raglio lo fece riconoscere per il somaro che era. La parola scopre la realtà del contenuto interiore. “Parla perché io ti conosca” diceva Socrate.

Quando diamo per scontato il nostro mondo di relazione e tutto ciò che ci accade non diamo il giusto valore alle “piccole” cose che ci circondano… che tanto piccole poi non sono. Parlo delle persone che ci stanno accanto con le quali abbiamo scelto di condividere un tratto di vita terrena, parlo dei compagni di viaggio con i quali condividiamo un intento comune, parlo di tutti coloro con i quali interagiamo e che diamo per scontati, senza ascoltare veramente che cosa hanno da comunicarci, intenti come siamo ad ampliare i nostri territori, timorosi di essere usurpati nelle nostre sacrosanti necessità.

Inoltre vi sono i nostri gesti quotidiani che tante volte peccano di presenza. Se nessuno ci vede non abbiamo bisogno di erigere un’immagine, d’altra parte che bisogno c’è di consumare energie inutilmente, meglio conservarle per occasioni più propizie. Invece tutto è importante e sono proprio le azioni che compiamo nel silenzio del nostro cuore che saranno le più visibili. Sembra strano vero? Invece è proprio così, perché quando saremo alla “luce del sole” non dovremo fare affidamento ad una finzione, ma ad un agire consolidato come carattere che non risentirà del timore di mostrarsi per ciò che si è. Meno spazio prenderemo e più “visibilità” avremo.

Non abbiamo scampo se non cercare di vivere al meglio ove la vita ci ha collocati. Sembra poco? Sembra ma non è così. Senza partire lancia in resta alla ricerca di qualcuno che ci ami secondo le nostre distorsioni, meglio accettare un amore possibile attraverso il quale cogliere le lacune da colmare. Cominciamo quindi ad amare coloro che sono nel nostro raggio d’azione, certamente faticoso ma possiamo scegliere diversamente? Cominciamo quindi a seminare adeguatamente nutrendo il terreno che ci sostiene, guardandoci attorno per cogliere frammenti che fanno parte di un tutto.

Tutto serve e sono le piccole cose a fare la differenza, quelle parti della vita che pochissimi vedono, e qualora siano intraviste vengono date come scontate. La salute, un cuore che batte incessantemente, cellule che producono gli stessi scambi attimo dopo attimo, un sole che sorge tutti i giorni e tanto tanto altro. Guardiamoci attorno cercando di cogliere una vita che si manifesta in ogni piccola forma, emozione o pensiero. La vita in ogni suo frammento reca in latenza tutto ciò che esiste. In ogni nostro gesto possiamo esprimere l’amore dell’esistenza che ci attraversa.

Apparecchiare con cura la tavola non ha la stessa valenza di una Vita che stende un progetto? E andare oltre le differenze accogliendo l’altro nella sua diversità senza percepirlo come minaccia, non possiamo ricondurlo allo Spirito che si immerge nella materia malgrado ciò che resiste e che non si sente amato perché non confermato? Toccare con tatto ogni cosa non è così diverso dallo Spirito che si rapporta con tutto ciò che esiste affinché nessuna forma abbia a che fare con qualcosa che non possa essere compreso e superato.

Riflettiamo un po’ di più sulle cose a cui diamo poca importanza fino a ritenerle scontate, esse fanno parte di un tutto, ed anche avere cura di ogni piccolo gesto concorrerà al miglioramento di questa vita. Mi auguro che le parole di questo articolo vi siano state d’aiuto come lo sono state per me, parole che mi esortano ad avere più cura di ogni cosa.

Ti potrebbe interessare

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.