Le meraviglie si attaccano

le_meraviglie_si_attaccano_300_0Sarà capitato anche a voi di avere affermato con certezza che non avreste mai fatto quella cosa o vissuto quell’esperienza. Si dice che le meraviglie si attaccano e credo che sia proprio così. Anche a me è capitato molte volte di esprimere l’assoluto convincimento che non mi sarei mai impelagato in determinate situazioni, ed invece mi sono trovato a precipitare nell’abisso di un vissuto che mi avrebbe modificato grandemente. Al momento mi passano nella mente diversi accadimenti, ma uno in particolare coglie la mia attenzione. Molti anni fa, seduto su un divano, esprimevo l’intenzione di una vita tranquilla, e le pantofole che avevo ai piedi erano perfette in quella parte che stavo recitando. Con aria serafica e con lo sguardo al futuro, la faccio breve, mi vedevo con un lavoro sicuro, la possibilità di andare in ferie ogni tanto e di poter stare con la mia compagna serenamente e oserei dire pacatamente. Ma non è andata così, e aggiungo meno male, visto che in quel momento si stava radicando la possibilità di capire meglio il titolo di questo articolo.

Avrei compreso in futuro che frasi di quel tipo nascondono il timore di un possibile cambiamento e la paura di non essere in grado di digerirlo. Il tentativo di bloccare la vita fa parte del genere umano che, credendosi al centro del mondo, pensa che tutto ruoti attorno a sè. Niente di tutto questo, anzi, proprio in quel momento “tradisce” la sua ignoranza, aprendo un varco alle forze della luce che si insinuano, facendo leva attraverso ciò che è maturato sino a quel momento. Cosa vuol dire? Semplicemente che l’ignoranza, quando è sicura di essere al riparo, abbassa gli scudi e la frittata è fatta. A questo punto si mette in moto un meccanismo della coscienza che porta ad attrarre il materiale necessario per la maturazione ed il compimento di una maggiore consapevolezza. Ci siamo sino a questo punto? Spero di non essere troppo “pesante”. La psicologia dello yoga e aggiungerei esoterica, è affascinante, perché può dare una chiave di lettura molto più profonda rispetto alla psicologia tradizionale che, seppur importante, molto spesso pecca di una reale mancanza di un contatto con l’anima. La caratteristica dell’anima è quella di intuire che travalica i cinque sensi, potendo elevarsi oltre la forma.

Quante volte avete avuto un sesto senso e vi siete rammaricati di non averlo seguito? Credo molte volte. Beh, l’intuizione è qualcosa di ancora più profondo e affidabile, pur non dando mai per scontato la propria percezione. A questo punto riprendiamo il filo, eravamo rimasti agli scudi dell’ignoranza che si abbassano nel momento in cui crediamo di aver “bloccato” la vita, sicuri che, nella nostra nicchia, nulla potrà sovvertire ciò che abbiamo deciso. Ma la vita è più forte, ho letto da qualche parte, e capisce che quel “fortino” può essere abbattuto e soprattutto che quella coscienza è in grado di integrare il cambiamento che sta avanzando. Ah, se ci rendessimo conto che quando decidiamo di chiuderci, abbiamo decretato la nostra “condanna” a stare meglio, quante pene in meno nel tentativo di far ritornare il dentifricio nel tubetto… anche se una persona mi ha fatto quasi ricredere… ma questa è un’altra storia e forse diventerà un articolo. Perché così è stato e ciò che è succeduto alla rappresentazione sul divano mi ha portato a stare meglio oltre ogni ragionevole immaginazione. Certamente gli eventi sono stati tanti, alcuni dei quali molto difficili, ma aver deciso di acquisire maggiore chiarezza attraverso la meditazione mi ha permesso di cogliere, all’interno della mia coscienza, quegli impedimenti che credevo venissero sempre da “fuori”. Ho imparato che opporre resistenza a ciò che è ineluttabile fa consumare energie inutilmente e che guardare troppo avanti fa perdere il senso dell’oggettivo che stiamo vivendo. L’importante è arrivare a sera, dico spesso con una battuta, che non è un atteggiamento passivo del tipo, tanto le cose vanno come devono andare, anzi il contrario, è un porsi attivamente nei confronti della vita cercando di cogliere in ogni momento il bello che è sempre presente.

Non ci resta che cominciare ad ascoltare meglio le nostre parole, che sono la punta dell’iceberg di un mondo ancora inespresso ma che in potenza è pronto ad abbandonare ciò che cela. L’iceberg si stacca e comincia il suo percorso attraverso il mare delle nostre emozioni, sicuri del fatto che troverà le correnti giuste, correnti che lo scioglieranno fino a divenire tutt’uno con il suo stesso elemento. Quanta paura nel fondersi con il timore di perdere la propria identità, senza riconoscere che l’esperienza che ci aspetta è composta della stessa sostanza… ma forse mi sto spingendo troppo avanti. Ogni volta che affermiamo che non faremo mai quella cosa stiamo costruendo un blocco di ghiaccio fra noi e la nostra capacità di realizzare. Noi diciamo che ci va bene così, vogliamo accontentarci, ma non è questa la maniera. Non possiamo reprimere la nostra natura divina che vuole palesarsi, in questo modo siamo di ostacolo e la vita troverà sempre e comunque la via di minore resistenza per affermarsi. Quanto lamento nel genere umano, teso ad avvallare la propria ignoranza senza rendersi conto di essere seduto su di un tesoro che potrà essere trovato con il sacrificio di sè, nello sciogliere ciò che ancora resiste.

La prossima volta che ostenteremo sicurezza sul fatto che non faremo mai quella cosa potremmo sentire un campanellino suonare e allora, ohi ohi, forse “l’universo” ci sta parlando. L’essere umano ha proprio più paura nel momento in cui è più vicino a realizzare e, manifestando apparente distacco, si chiama fuori dicendo che non vuole giocare. Invece è proprio in quel momento che i duri cominciano a giocare, nell’abbandonare il certo per l’incerto, navigando oltre le colonne d’Ercole della propria natura, giungendo dove la propria coscienza non era giunta mai. Mi auguro di avervi dato degli spunti interessanti, aiutandovi a comprendere come essere di minore impedimento alla vita. Siamo come siamo e non siamo neanche fatti così male come a volte ci dipingiamo. Un po’ più di tolleranza, miscelata al coraggio di scoprire lande nuove della nostra coscienza, potrà divenire un cocktail gradevole da gustare. Occhio quindi a quando vi meraviglierete di qualcosa, forse sarete pronti a conoscervi meglio.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.