L’armonia tramite conflitto

Ogni essere umano cerca la tranquillità ma quello che fa la differenza è la modalità con la quale la si ricerca. Il problema principale è rappresentato dal fatto che ognuno ritiene che siano le condizioni esterne a impedire la tranquillità, condizioni che debbono essere combattute e vinte per far emergere la nostra idea di armonia, mentre quella dell’altro rappresenta una minaccia. In questo modo non se ne esce, perché non avendo accesso alle reali cause del nostro agire avremo una visione degli avvenimenti molto parziale, una specie di coperta corta che tenteremo di tirare dalla nostra parte.

In questo articolo voglio evidenziare due modalità apparentemente diverse ma che sono complementari, le due facce della stessa medaglia. Esiste colui che è buono, che sopporta tutto, fondamentalmente bravo, comprensivo, accogliente, che trova sempre il lato positivo, che stempera ogni cosa tenti di virare verso l’aggressività, che manda giù, che trattiene conservando una immagine di sé che non viene mai turbata, dimostrandosi al di sopra delle parti, sempre in grado di trovare la via di mezzo che non scontenti mai nessuno.

L’altra modalità che voglio evidenziare è quella dell’aggressivo, non che il precedente esempio manchi di questa frequenza per il solo fatto che è “buono”, semplicemente in questo caso risulta più evidente anche ad una visione ad occhio nudo. Siamo in presenza di una tipologia di persona che a suo dire conosce il valore dell’armonia e sa come crearla adirandosi con tutto ciò che può minare la sua sicurezza. E allora che fa? Alza la voce, diventa insofferente, nessuno si comporta come egli vorrebbe e per questo freme nell’impossibilità di imporre il proprio mondo, impedito nel ricevere onori e gloria per il suo ruolo di ambasciatore che porta la democrazia in mezzo ai selvaggi. Sempre in fibrillazione vuole capire… capire come mai gli altri non si adeguano ancora al suo volere malgrado le prove evidenti che a suo dire bastano e avanzano.

Il primo, quello dell’armonia a priori, sbuffa perché a suo dire sa come si fa, basta solo tenere botta, resistere per far si che la piena passi oltre senza tracimare, puntellando gli argini della propria coscienza perché non possano lasciare trapelare alcuna fragilità, manifestando in questo caso una presunta forza che non può non essere che separativa e di conseguenza malata. In questo modo egli evoca un bisogno di attenzione mirato al respingere ciò che viene ritenuto minaccioso per la propria tranquillità imposta.

Il secondo respinge anch’esso, apparentemente in maniera più evidente, esprimendo come nella prima modalità una grande sofferenza dettata dalla paura. Anche in questo caso si desidera proteggere gli argini del proprio essere per poi sentirsi defraudati, delusi, affranti, di fronte all’ignoranza umana che non si piega ad una volontà superiore che desidera solo il bene, rammaricandosi di non riuscire a comunicare questa profonda “verità” che dovrebbe essere semplicemente accettata senza colpo ferire per il bene di tutti.

Naturalmente ho espresso in maniera sintetica due modalità limite che possiedono in ogni caso molte sfumature, ma spero di avere dato alcune informazioni utili ai naviganti dello spirito. Non bisogna avere timore di abbandonarsi in balia di qualcosa che oggettivamente non si conosce, l’armonia attraverso il conflitto, che molto difficilmente viene accettata come passo necessario alla realizzazione della tranquillità, quella via di minor resistenza non ancora collocata nel fulcro del nostro agire

Vogliamo annichilire l’altro per stare bene, senza comprendere che dobbiamo cedere parti di noi affinché forze squilibrate siano armonizzate nell’interesse comune. Ricordo ancora, alcuni anni fa, quando durante una animata discussione nella quale cercavo ancora una volta la ragione, vidi “uscire” dalla mia coscienza e da quella altrui, una proiezione del nostro essere che continuavano a lottare spostando semplicemente il campo di battaglia perché le energie venissero impiegate in maniera sterile e senza costrutto, in poche parole consentendo ad ognuno di rimanere sulle proprie posizioni.

A tutt’oggi non ho ancora risolto definitivamente il conflitto che dovrà necessariamente risolversi a favore dell’anima, ma il ricordo di quell’immagine che lottava, in fin dei conti, contro dei mulini a vento, emerge ogni volta che cerco uno status quo, una armonia a priori, ricordandomi che la vera armonia emerge attraverso il conflitto cedendo qualcosa di sé a favore del bene comune, perché ciò che è separato si ammala mentre ciò che è unito viene risanato.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.