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La Vita è semplice

La vita e sempliceMalgrado i tempi che stiamo vivendo non appaiano certamente facili, la sensazione che la Vita sia fondamentalmente semplice mi accompagna sempre più, che cosa volete farci, proprio non ce la faccio a preoccuparmi più di tanto, infatti, a cosa servirebbe, come direbbe la spia russa apparsa in un recente film.

Le occasioni per recriminare e lamentarsi non mancano di certo, e qualche volta non me le lascio sfuggire ma, malgrado questo, sempre meno desidero trovare rifugio nelle aspettative nei confronti della Vita che, secondo le illusioni che ancora mi compongono, dovrebbero adeguarsi ai miei voleri, ben foraggiate da un delirio di onnipotenza che la Vita non mancherà di mettere a tacere, ogni qualvolta rialzasse la testa.

Sarà che fare yoga conta, comprendo sempre di più che la recriminazione nei confronti della Vita può divenire una opportunità, perché ci comunica la distanza che ancora separa il nostro pensiero dall’azione, riconoscendo, in alcune parti della nostra coscienza, l’impedimento alla realizzazione, a causa, soprattutto, dei “soprusi” della nostra natura emotiva che intralcia la possibile coerenza.

La nostra natura emotiva giustificherebbe di tutto, d’altra parte non può fare altrimenti, visto che l’energia di cui è composta tende all’ignoranza, per questo trova difficoltà nel digerire la Vita. La preoccupazione viene vissuta indebitamente, alimentando una continua tensione nei confronti di ciò che appare come una minaccia, che poi minaccia non è, vista l’incapacità di cogliere il nesso tra causa ed effetto.

Il problema non può che derivare da una lettura deficitaria che abbiamo nei confronti della Vita, difficile percepirla adeguatamente se continuiamo a ristagnare negli anfratti della nostra ignoranza, veri e propri tuguri dove tutto è stantio. Bisogna uscire alla luce del sole, illuminando le parti ammuffite della nostra coscienza, così che possano risanarsi consentendo alla Vita di traspirare.

Alla fine la Vita risulta semplice, tanto, se siamo onesti con noi stessi, le cose non vanno mai completamente come vogliamo, e aggiungerei per fortuna, quindi non resta che comportarci di conseguenza, cominciando ad accogliere la Vita, la quale, malgrado non venga mai compresa pienamente, non significa che agisca a nostro danno, anzi accade esattamente il contrario.

La Vita è semplice perché basta ottemperare a ciò che ci offre, si fa con quel che c’è; la Vita è oggettiva e infatti, è proprio cercando di fare con ciò che non esiste, vedi illusioni e aspettative, che rimaniamo infognati nella pretesa che siano gli altri a doverci tirare fuori, semplicemente perché ce lo devono, sulla base di chissà quali assurde circonvoluzioni della nostra coscienza.

Lo yoga serve a questo, e se la recriminazione cerca di farsi largo nelle nostre esistenze, c’è ancora qualcosa che possiamo imparare, e forse lo yoga non lo abbiamo ancora applicato al meglio delle nostre possibilità. Preoccuparsi potrebbe voler dire che mi preoccupo prima, discriminando al meglio gli elementi a mia disposizione, per poi agire con coerenza; preoccuparsi solitamente crea invece una tensione continua che inibisce la capacità di realizzazione.

Non si tratta di fare del facile fatalismo, si tratta semplicemente, di predisporci al meglio nei confronti della Vita, creando punti di contatto sempre più consapevoli, in grado di leggere la Vita con distacco e coerenza. La Vita ci informa continuamente, e la preoccupazione non aiuta di certo a comprenderla, anzi, divenendo repulsivi, respingendo proprio ciò che servirebbe a digerirla meglio, non potremo che accentuare il nostro disagio.

Sul predisporsi alla Vita ne parlerò in un prossimo articolo che uscirà nella sezione scienza dello yoga, grazie anche ad una lezione della scuola Energheia, nella quale, ho avuto modo di comprendere meglio, almeno così sembra, il significato della relazione all’interno della Vita, attraverso lo studio dei sette raggi… ma questa è un’altra storia… intanto questo articolo, iniziato nel treno che mi ha portato a Roma, termina qui, sul treno che da Roma mi sta portando a casa.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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