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La via di minor Resistenza

La_via_di_minor_resistenza.300_0Secondo i canoni abituali del genere umano oggi non è una bella giornata. Le cose non sono andate come avrei voluto, è quasi mezzanotte e mi ritrovo a dover fare i conti con una crisi. In altri tempi, che potrei chiamare “preistorici”, avrei reagito diversamente, cercando di allontanare tutto questo magari negando, oppure mettendomi a sbraitare per muovere le acque rendendole torbide e difficilmente comprensibili… Invece sono qui, riconoscendo nel mio atteggiamento una maggiore presenza rispetto al passato, che mi dona sufficiente lucidità nel discriminare questo momento.

Premetto che non è accaduto nulla di eclatante, se non il fatto che, ogni tanto, bisogna fermarsi un attimo per comprendere meglio come orientarsi. Il titolo di questo articolo mi giunge in soccorso quasi improvvisamente ed il foglio bianco ha cominciato a riempirsi di parole… Così mi lascio trasportare seguendo la via di minor resistenza. Premetto che la Psicologia dello Yoga è meravigliosa, in passato quando mi approcciai alla pratica del Raja yoga non immaginavo neanche lontanamente le possibilità insite in questa disciplina.

Scusate se momentaneamente abbandono il filo del discorso, ma trovo funzionale dire che non sono mai stato particolarmente attratto dalla psicologia tradizionale. Con questo non voglio negarne l’importanza che è sotto gli occhi di tutti, semplicemente voglio affermare che una psicologia che abbia come base la possibilità di un reale contatto con l’anima è un’altra cosa. La razionalità deve cedere il passo all’intuizione, solo in questo modo potremo cogliere la vita nel suo continuo mutare, dandoci disponibili a cambiare con essa.

Quanti accadimenti viviamo in una vita? Basta guardarsi indietro per vedere un lunga striscia di momenti concatenati l’uno all’altro. Alcuni vengono ritenuti positivi e altri negativi, questo a seconda della percezione e del bisogno che avevamo in quell’occasione. Difficile capire la portata di un evento quando esso si verifica, visto che l’essere umano ragiona più per quantità che per qualità, non riuscendo a cogliere l’essenza di quel particolare istante. Ogni momento ha la sua storia e concorre alla progettualità di un’anima che vuole affermarsi, progredendo attraverso forme sempre più raffinate.

Sono sempre più convinto che si viva semplicemente ciò che si può reggere e che non ci venga dato nemmeno un grammo di karma in più, rispetto a ciò che abbiamo a nostra volta prodotto… Tutto questo si chiama via di minor resistenza. Non è facile accettare questa dinamica, significherebbe assumersi la responsabilità del nostro agire, ma d’altra parte come si fa se non si è in grado di riconoscere ciò che ci motiva. In questo caso il lamento la fa da padrone, le cose non vanno mai per il verso giusto e i tempi, i nostri tempi o quelli che riteniamo essere i tempi giusti, non collimano mai con una vita che è sempre asincrona rispetto ai nostri desideri.

Le cause, queste sconosciute, a cui è difficile, ma non impossibile accedere, si trovano sul piano dell’anima e solo allora potremo cominciare ad accettare una vita che non viene mai per nuocere, ma per donarci l’opportunità di una maggiore chiarezza. È un problema di percezione, di un lungo percorso, nel quale l’ignoranza non permette di concatenare gli eventi e di riconoscerli come funzionali. Come si fa a spiegare che tutto è andato come doveva andare, quando non si è ancora in grado di assumersi la responsabilità del proprio agire. In questi casi cercheremo di opporci, come salmoni che nuotano controcorrente, incapaci di esprimere la cedevolezza necessaria. La cedevolezza questa sconosciuta, molto spesso travisata dal timore di cadere in balia dell’altro, con la paura che il contendente ci faccia ciò che noi vorremmo fare a lui. Non ci rendiamo conto che le nostre ragioni sono d’impedimento e non facilitano la via di minor resistenza.

Ma come possiamo favorire questa cedevolezza, e come possiamo trovare il punto di minor resistenza in modo tale da vivere si il conflitto, ma riconducendolo nell’alveo della consapevolezza? Provo a spiegarlo. Intanto ci siamo capiti, ogni momento che viviamo è ciò che necessitiamo come esperienza; malgrado questo, cercheremo di allontanare da noi questo calice, ma è qui che si gioca la partita e non dobbiamo rimandarla a tempi più “favorevoli”. Avete mai sentito parlare del qui ed ora? Beh, credo che sia questo che dobbiamo applicare… Se una cosa accade avrà un senso, e quale senso vogliamo dargli, se non quello di favorire la via di minor resistenza? Il nemico da sconfiggere è dentro di noi, ciò che avviene all’esterno non è altro che il riflesso di noi stessi, una battaglia contro i mulini a vento. Quindi fierezza, evitando di comunicare la nostra inadeguatezza, la quale si trasformerà in frustrazione perché le cose non andranno mai secondo le nostre aspettative, perché la ragione divide, e ciò che è separato produce malattia.

Dite: “Ci sono! Questa è la mia battaglia e non ne voglio un’altra!”. Vi sentirete morire, cercherete di camuffare il tutto, confonderete le cose travisandole per sviare il “nemico”, farete la voce grossa e se non funziona la butterete sul senso di colpa che sfocia nel pianto… Ma voi continuerete ad affermare “Ci sono!”. Siate sinceri, fate passare la vostra personalità sotto le forche caudine, lasciate che si dimeni, si consumerà divenendo docile. Mantenete la corda nella giusta tensione, né troppo tesa né troppo lassa, senza soggiacere all’automatismo. Tutto ha un senso, le “schermaglie hanno un senso, sappiate aspettare, le nebbie si diraderanno e tutto sarà più chiaro, anche se la voglia di fuga è sempre lì che vi aspetta con la sua macchina accesa fuori dalla porta.

Questa è la vostra battaglia, perché se saprete ascoltare, le vostre ragioni non sono così importanti. Allora sentirete un varco, un pertugio, una luce in fondo al tunnel che da’ un senso alla vostra fatica, magari sentendo l’inutilità di questa battaglia, che andava comunque vissuta, ma che ora non è così importante. Allora cederete le armi, sospinti da quel senso di unione che si è fatto strada nel clangore della battaglia, restando inermi davanti a ciò che avete combattuto per il timore di essere “uccisi”…

Questa è la via di minor resistenza dove un chicco di grano deve morire per poter dare pane.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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