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La scarpa

la scarpa1Siamo ai primi di Dicembre, oggi c’è un bel sole e vado con la mia cugina “di mare e di campagna” a camminare sulla spiaggia, come sempre quando possiamo. Nei giorni scorsi una forte mareggiata ha inghiottito letteralmente alcuni metri di costa e in cambio ha riversato sulla sabbia mucchi di alghe, rami, corde e reti da pesca rotte, persino il tronco di una palma divelta… e purtroppo anche tanta plastica e altri rifiuti umani. Osserviamo commentando il degrado di un luogo così bello e ci mettiamo d’accordo per tornare a ripulire un po’ di questo scempio nei prossimi giorni. Intanto proseguiamo verso gli scogli senza perdere d’occhio il luccichio del mare, dirette verso i cespugli di timo che a cuscinetti ricoprono la piccola scogliera e di cui già sentiamo l’odore. Strada facendo notiamo una scarpa scura, evidentemente è stata molto usata perché sembra vecchia, oltre ad essere bagnata e piena di salsedine. È una destra e piuttosto piccola. Può essere appartenuta tanto a un uomo quanto a una donna. Ancora allacciata. Continuiamo a camminare e alcuni metri più avanti ecco un’altra scarpa. Nera, più nuova e più grande, con le impunture chiare, sempre destra. I lacci della chiusura sono aperti. Ci fermiamo a osservarla in silenzio. Ci stiamo facendo le stesse domande: di chi erano queste scarpe? Da dove le ha portate il mare? Non è difficile pensare che la corrente di scirocco le abbia spinte fin qua dalle coste più a sud… dalle acque attorno alla Sicilia, per esempio, dove pochi giorni fa diciotto persone sono annegate in uno dei tanti viaggi col barcone della speranza per inseguire il sogno di una vita migliore. Rimaniamo assorte. Sembra che quella scarpa ci stia parlando, ci stia raccontando… Mia cugina si leva il berretto: fa caldo ma a me pare un gesto di rispetto, l’espressione di un muto dolore per le vittime di questi e di tanti altri giorni, con lo sdegno per chi usa la sofferenza degli altri in modo losco ed egoistico. Zitte zitte continuiamo a camminare, arriviamo al timo e ci strofiniamo fra le mani alcuni rametti per respirarne tutta la fragranza. Poi, sulla punta della scogliera, ci fermiamo a pregare.

Penso alle parole del profeta Isaia (11:6-9):

“… il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto e il vitello; il giovane leone e il bestiame staranno assieme, e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccini giaceranno assieme, e il leone mangerà la paglia con il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide, e il bambino stenderà la mano sul covo del serpente velenoso. Non si farà né male né ingiustizia su tutto il mio monte santo, poiché la terra sarà ripiena della conoscenza dell’Eterno, come il fondo del mare dall’acque che lo coprono.”

Sarà forse allora che pure gli esseri umani staranno gli uni accanto agli altri senza ferirsi e ameranno i propri simili come se stessi sentendosi veramente fratelli. Penso che quelle scarpe sulla spiaggia siano una traccia di umanità violata: questo può scoraggiarci oppure farci sentire il richiamo urgente a realizzare un mondo nuovo, senza enfasi e clamori ma estremamente concreto. Infatti… «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Luca 17:21).                                                                                                                                               Ho il sospetto che da qualche parte sia già cominciato.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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