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La paura di cambiare

paura di cambiareSiamo il prodotto di tante esperienze, ognuna delle quali ci permette di essere ciò che siamo, ed è difficile, se non impossibile, scinderle in positive e negative, quando il proprio vissuto comincia a vivere i bagliori dell’anima che rimandano a qualcosa di più ampio rispetto al singolo evento.

È normale avere paura di cambiare, una parte di noi vorrebbe che nulla cambiasse per non essere posta davanti ad imprevisti, temendo di essere disarcionata dalla propria vita, e allora si rimane attaccati alle proprie abitudini, alla “sicurezza” che ne deriva, preferendo il “certo” per l’incerto, ispessendo le proprie difese nel timore che qualcosa muti il proprio presunto Eldorado, che poi, in definitiva, se ci guardiamo bene, non rappresenta un punto di arrivo ma di partenza.

Perché cambiare poi? A cosa serve? Sono proprio necessarie nuove esperienze? Perché devo espormi e trovarmi faccia a faccia con qualcosa che non mi farà più rientrare nella vita di prima, un po’ come il dentifricio che una volta schiacciato trova enormi difficoltà nel rientrare all’interno del tubetto? Perché questa è la vita, altrimenti si chiama morte, che è vita anch’essa, ma il tutto avverrebbe con maggiori difficoltà, resistendo a qualcosa di ineluttabile, consumando energie inutilmente, per poi trovarsi a vivere un cambiamento che, prima o poi, verrà vissuto come necessario e funzionale.

Non sarebbe meglio capirlo prima? Si certo, con innumerevoli vantaggi, ma si sa, si fa con quel che c’è, e qui entra in gioco la condizione della coscienza, infatti, c’è chi ha bisogno di stare giorni e giorni sotto gli acquazzoni per capire che sta piovendo, e chi magari sente la pioggia nella aria, intuendo di doversi mettere al riparo se non desidera bagnarsi, visto che l’acquazzone sarà imminente.

Il cambiamento non è mai casuale, e soprattutto non è un evento che capita senza delle cause ben precise, anzi, possiamo dire che la “crepa”, che ha portato alla rottura delle nostre abitudini, è partita da molto lontano. A volte possiamo avere la sensazione di un evento deflagrante che precipita nella nostra vita di punto in bianco, a volte è un lento e inesorabile sfilacciarsi di una corda che ci fa giungere al cambiamento per sfinimento.

L’essere umano ha paura dell’ignoto, e come possiamo dargli torto, resistendo con tutte le sue forze nel tentativo di rimanere a dormire, non volendo svegliarsi ad un nuovo giorno che, come spesso gli appare, sarà lungo e monotono. Perché è così, non si vuole cambiare, ma si rimane delusi se le cose vanno sempre nello stesso modo… stramberie del genere umano.

Mi viene da sorridere, perché alla mente giunge un episodio della saga di Fantozzi Rag. Ugo, quando decise di prendere l’autobus al volo. Fantozzi, dopo anni di perfezionamenti, era riuscito a mettere la sveglia al limite delle possibilità umane, vale a dire alle 7 e 51 del mattino, rispetto alle 6 e 15 di sedici anni prima, pur di rimandare l’odiata giornata.

Ma poi capitò un evento drammatico, e quando si è sul filo dei secondi bisogna decidere in fretta, infatti, quando la stringa della scarpa si ruppe, dopo qualche istante di panico, riuscì a cambiarla, ma ormai era tardi per rientrare nelle vecchie abitudini, e decise di prendere l’autobus al volo.

La moglie preoccupata, riferendosi al marito, disse che non aveva il fisico e soprattutto non l’aveva mai fatto, e Fantozzi rispose con una frase mitica: “Non l’ho mai fatto, ma l’ho sempre sognato”.

Quante paure abbiamo e che, soprattutto non vogliamo affrontare, anche se sentiamo la forza che ne deriverebbe dal viverle e superarle. Si certo, magari non lo abbiamo mai fatto, ma quante volte l’abbiamo sognato. Bisogna sognare e guardare oltre, altrimenti i sogni moriranno all’alba e non potranno divenire realtà nelle nostre vite.

Nel terminare questo articolo trovo funzionale una frase di San Francesco d’Assisi: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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