La leggerezza del Bello

La leggerezza del belloVoglia di leggerezza, voglia di fluidità, voglia di trovare un ritmo che consenta di percepire e vedere il bello presente in ogni aspetto della Vita. Chiedo troppo? Forse, ma perché rinunciare ai sogni a priori quando non li hai mai sentiti così vicini come ora? Certo, la via più “breve” potrebbe apparire quella del lamento senza via di fuga, un vociare indistinto e blaterante su tutto ciò che dovrebbe essere, un vociare che pochi sono disposti a trasformare in azione perché l’assunzione di responsabilità è ancora di là da venire.

La ricerca del bello fa parte del retaggio umano, una ricerca che, malgrado l’ignoranza dominante, non potrà mai recedere perché inscritta nella carne che deve farsi Spirito attraverso la conoscenza di sé. Tutto questo è alimentato da un senso di appartenenza capace di farci riconoscere in un tutto nel quale poter affermare sé stessi senza il timore di essere defraudati da coloro che, invece, stiamo a nostra volta avvolgendo con le nostre spire emotive. Soffocare il bello è una modalità tipicamente umana, e con esso tutto ciò che concorre alla creazione della chiarezza.

Non potremmo esistere senza il bello e mi chiedo quale Vita potremmo vivere senza avere la minima percezione che il bello esista e che potrebbe, udite udite, essere radicato nelle nostre vite. Allora cerchiamolo questo bello, perché se il mondo potrà essere salvato sarà proprio grazie alla bellezza. Invece, il brutto imperante, creato ad arte da coloro che conoscono la “pericolosità” del bello, viene sparso a piene mani, con il tentativo di infettare ogni parte sana, impedendo, tra l’altro, alle parti malate la possibilità di risanarsi.

Non dobbiamo abituarci alle sabbie mobili, non possiamo accettare supinamente di sprofondare in esse continuando ad agitarci senza costrutto. Bisogna alzare gli occhi al cielo, non solo in maniera simbolica, ma in modo estremamente pratico, per cogliere tutto ciò che può servirci per non essere inghiottiti dal brutto che vuole inglobare ogni cosa. Il bello esiste, facciamocene una ragione, inutile far finta di niente, non c’è nessuna convenienza a ignorarlo, mentre c’è tutto da guadagnare nel partire alla sua ricerca.

Il bello va trovato a tutti i costi, senza se e senza ma, non importa quanto possa apparire difficile da conseguire e quanto possa essere spessa la “barriera” che lo impedisce. Il bello va ricercato con coraggio e dedizione, senza il timore di perdere parti di noi “importanti” che sarebbe meglio lasciare andare. La ricerca del bello richiede leggerezza, e per far si che ciò accada bisogna liberarsi degli inutili orpelli che rendono pesante il nostro cammino, tutte quelle parti che adduciamo al prossimo ma che invece sono parti di noi, e delle quali dobbiamo assumercene la responsabilità.

Non dobbiamo avere timore di esprimere il bello, correndo magari il rischio di apparire sognatori che ricercano cose impossibili da raggiungere. Lasciamo parlare coloro che affermano che il bello non esiste, lasciamo perdere il convincimento sterile delle parole non supportate dall’azione, ma cerchiamo di far leva sull’esempio silente di chi mostra questo cammino attraverso l’esperienza. Nessuno convince nessuno, e quando viene agita l’imposizione forse è perché c’è ancora qualcosa di cui non siamo ancora completamente consapevoli.

Conosci te stesso e la scintilla divina che è in te, il resto verrà di conseguenza. Bisogna tendere il cuore per costruire ponti, quei ponti che l’anima utilizzerà per affermarsi nelle nostre vite. L’anima è il bello in noi e riuscire ad ammantare ogni cosa con questa energia vorrà dire comprendere il senso della vita. Facile a questo punto comprendere che nulla viene per nuocere, riconoscendo le opportunità insite in ogni cosa, così da portarci sempre più vicini alla possibilità di assimilare il bello.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.