La cura porta ad amare e a servire

Forrest Gump diceva che quando mamma gli spiegava le cose lui le capiva, lo stesso dicasi per quanto mi riguarda quando mi ritrovo a sfogliare le pagine che mi parlano delle Fatiche di Ercole nella interpretazione astrologica di Alice Ann Bailey. Ogni volta che vivo crisi più o meno profonde mi ritrovo spesso ad aprire questo testo, ricevendo in cambio la possibilità di cogliere intuizioni importanti rispetto a quello che sto vivendo.

Le domande che mi “assillano” in questo periodo riguardano la possibilità di amare, di servire e di avere cura. Si tratta di domande a cui posso dare delle risposte più o meno sentite, più o meno consapevoli, risposte che in parte parlano di un vissuto fatto anche di consapevolezza, risposte che in ogni caso mostrano la corda perché manca ancora la necessaria esperienza per poter comprendere sino in fondo i responsi a queste domande.

Amare e amarsi è un casino, qualche volta mi affliggo nel percepire la strada che ancora mi separa da questa condizione, venendo risucchiato da paure antiche che mostrano i muscoli, paure che fanno della mistificazione la loro ragion d’essere. Poi si va, inutile rimanere alle corde, testa bassa e pedalare che a lamentarsi non si guadagna nulla, meglio agire e sperimentare, così da uscire il più velocemente possibile da questo guado per non annegare in esso.

Servire è un casino anch’esso, con tutte le paure che reca questa modalità d’azione, spesso vissuta timore, la paura di essere in balia dell’altro che potrebbe avere potere nei tuoi confronti facendoti fare cose che non vorresti. Illusione fatti capanna, anche in questo caso se ne fanno di viaggi, proiettando sul prossimo ciò che noi stiamo agendo nei suoi confronti. Forse è la parola servire che inganna, vista come genuflettersi agli altri mentre invece è esattamente il contrario.

E volete che anche prendersi cura non sia un casino? Certo che lo è, d’altra parte come si fa ad avere cura della vita se non la si conosce temendola di conseguenza. Come si fa ad avere cura di qualcosa che si ha paura di perdere, vivendo l’affanno di non fare mai la cosa giusta, chiudendo la porta a ciò che può minare questa condizione, rafforzando la propria ignoranza in merito. La cura ti porta ad amare e di conseguenza a servire, ma vediamo meglio questi tre aspetti e la loro interazione.

Intuisco sempre più che non esiste limite alla possibilità di amare, forza e coraggio, smettiamo dunque di sorvolare le nostre vite timorosi di atterrare e di fare i conti con gli effetti di ciò che abbiamo agito, per questo la cura non può essere disgiunta dall’assunzione di responsabilità. Bisogna cominciare a risanare le nostre esistenze rimanendo aderenti ad esse, senza voler essere qualcun altro e vivere situazioni diverse alimentando l’illusione di tenere lontano ciò che riteniamo pericoloso per la nostra integrità.

Avere cura ti porta ad amare, per questo sento impellente lo sperimentare questa condizione, la cura delle piccole cose che ti porta ad amare anche quelle grandi riconoscendole come parte di un tutto di cui sei partecipe in maniera indissolubile. Conseguita questa condizione, servire diviene l’unica cosa possibile da fare, perché non puoi non ritornare al gregge come pastore, cercando di non sovvertire la vita sulla base dell’ignoranza, ma di coadiuvarla sostenuti da una consapevolezza e da una visione d’insieme che non ammette dubbi.

Curo la vita ed imparo ad amarla non desiderando altro che servirla… so che un giorno accadrà, non tanto per un evento improvviso, ma per la tenacia e perseveranza che ogni giorno richiede, perché ad ogni giorno basta la sua pena, e la vita non è il Cepu illudendoti che puoi vivere più giorni in un giorno solo. Forza e coraggio dunque, goccia dopo goccia il vaso della nostra anima tracimerà e con essa la nostra capacità di amare.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.