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In ognuno di noi c’è un po’ di Hiroo Onoda

In ognuno di noi un po di Hiroo OnodaIl 16 gennaio scorso è stato l’anniversario della morte di Hiroo Onoda, un militare giapponese divenuto famoso perché si arrese 30 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fino ad allora si rifiutò di credere che la guerra fosse finita, scampando ad ogni tentativo di cattura sull’isola filippina di Lubang. Questo perché aveva ricevuto l’ordine di non arrendersi a costo della sua stessa vita, e così fece, continuando la sua personale guerriglia, depredando e uccidendo per potersi procacciare il cibo.

A nulla erano serviti tutti i tentativi di informarlo del suo atto di follia, fino a quando non si ritrovò davanti l’ufficiale diretto superiore di allora, il Magg. Taniguchi, recatosi appositamente sull’isola con l’intento di dare il “riposo” al soldato Onoda, correva l’anno 1974. Leggendo questa notizia ho pensato che alcune parti della nostra coscienza non sono così distanti dal comportamento del militare giapponese, ritenendo di non doversi arrendere per nulla al mondo, che l’unica cosa che conta è quella di rimanere aderenti agli ordini ricevuti a costo della propria vita, malgrado non se ne conosca l’esatta provenienza e soprattutto l’attendibilità.

L’ignoranza è dura a morire, e con essa la propria capacità distruttiva, facendo andare a vuoto i tentativi dell’anima di comunicare la fine della guerra… niente da fare, la guerriglia continua e, forti degli ordini ricevuti, non si modifica la propria percezione, continuando a vedere un nemico inesistente pur di far valere i diritti che si ritiene di aver acquisito. Dietro alle nostre fissità che impediscono il fluire della vita, vi è sempre un fiero militare nell’esercizio delle sue funzioni, magari barricato dietro un “io sento questo” che non ammette repliche.

Pensiamo di avere ragione e, malgrado l’evidenza dei fatti contraddica questa percezione, imprimiamo maggiore forza perché tutto rimanga inalterato, tenendoci lontani da ciò che potrebbe modificare il nostro punto di vista. La guerra è guerra, l’essere umano vive per questo, malgrado affermi con malcelata enfasi il contrario. La minaccia si fa più pressante? Qualcosa in noi deve morire per far posto ad altro maggiormente in sintonia con la vita? Gli altri rappresentano una minaccia al proprio onore che deve essere difeso a tutti i costi? Non possiamo cadere sotto i colpi dell’inganno da parte di coloro che vogliono usurpare i nostri territori? Questo e altro servono a mantenere la propria “integrità”, e per fare questo i nemici debbono moltiplicarsi.

Basterebbe alzare gli occhi al cielo, come poteva fare Hiroo Onoda, il quale più volte si è visto recapitare volantini che lo informavano di seppellire lascia di guerra, ma non c’è più sordo di chi non vuole sentire. L’ignoranza si sa, è sorda ad ogni istanza, a parte quelle che la confermano nel proprio agire che consta di rifugi, trappole, fossati e altro ancora, in poche parole tutto ciò che serve a dividere. Bisogna arrendersi invece, l’ignoranza prolunga la sofferenza, scoprendo che non è così necessaria come sembra, visto che nessun premio ci spetta per aver disobbedito al volere dell’anima. Si fa in ogni caso quello che si può, e alla fine risulta essere uno scappare da se stessi, finendo per fare ciò che si desidera forti delle regole che ci siamo dati, regole che ci risulta comodo pensare che siano state imposte.

In ogni caso ognuno vive le proprie giungle allenandosi alla guerriglia, per scoprire che non c’è nessuno da sconfiggere, se non il riflesso di se stessi, quella dualità che produce separazione capace di generare sofferenza. Forza e coraggio, la guerra può terminare, deponiamo le armi cominciando a costruire il bene comune.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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