Il rimpianto

rimpiantoQuando non siamo soddisfatti di noi stessi e della nostra condizione presente, per compensare lo squilibrio interiore costringiamo la coscienza ad assumere posizioni scorrette che sono sicuramente scomode e che possono diventare croniche, tanto da ripercuotersi sul nostro povero corpo fisico, costretto così a subire le ingiurie della nostra ignoranza e della nostra ostinazione. La sofferenza allora non è solo psicologica e se non correggiamo i nostri errori con una maggiore consapevolezza, ci troveremo poi ad affrontarli in un dolore più tangibile. È il caso di quella torsione all’indietro che chiamiamo rimpianto.
Rimpianto” è una parola che mi è capitata di sfuggita sotto gli occhi mentre cercavo altre informazioni. E mi ha toccato, come un lampo, richiamando la mia attenzione. Non posso dire di non sapere nulla di questa storia del rimpianto…c’è voluto molto tempo per accettare che quello che sarebbe potuto andare diversamente aveva preso invece una strada totalmente diversa, senza tenere minimamente conto di come io volevo che le cose andassero e perché. Uno poi si mette d’impegno, si dà pace, cerca di capire, si rimbocca le maniche e tra un coccio e l’altro scopre anche inaspettati e preziosi tesori. Disillusioni, disinganni e sane imprecazioni per sfogare la rabbia sono parte del quadro generale, ma poi basta, la vita è troppo bella e non può essere sprecata nei rimpianti, quelli che ti fanno piangere troppe volte sulla stessa faccenda e ti fanno piantare lo stesso chiodo nel medesimo punto di sempre: alla fine il martello te lo dai sul dito, almeno per giustificare le tue recriminazioni e il piacere perverso di possedere almeno la tua sofferenza giacché non riesci a stare nella libertà della gioia!

L’amara nostalgia di persone e fatti passati ci allontana dalla potenza del momento presente e risucchia la coscienza in una nicchia irreale e pericolosa, privandoci della linfa vitale necessaria a far maturare semi di bene ora e dopo. Il rimpianto s’insinua come un fiele che avvelena i nostri corpi e finisce per intossicare anche i nostri organi.
Ciò che è già accaduto non si può cambiare ma quello che sta accadendo adesso si! Riportare la nostra attenzione sul momento presente, su tutto quello che di buono e di bello possiamo fare adesso, richiama sana energia che riconverte i circuiti deviati e rifornisce di linfa più dolce e salutare.

Il segreto sta nel superare la certezza che la propria percezione sia esatta, infallibile. Per aprirsi a una visione più chiara e oggettiva però occorre mettersi in discussione, uscire dalla rigidità dei propri steccati e oltrepassare gli aspetti formali per cominciare a percepire gli aspetti energetici e qualitativi della questione. Cominciare a meditare è un buon inizio.

Quale sarà allora l’atteggiamento da coltivare per trasformare il dolore del rimpianto in una liberazione? La risposta sta nel sutra 29 del secondo libro degli yogasutra di Patanjali e precisamente nel terzo degli otto mezzi da praticare per realizzare lo yoga: Asana o posizione. Consiste nel giusto atteggiamento verso se stessi, gli altri e l’ambiente. Vuol dire imparare a riconoscere i vizi posturali anche in ambito emotivo e mentale. Vuol dire uscire dalla compulsività di certi comportamenti e imparare a stare in equilibrio senza aver paura della verità, quella Verità che ci rende liberi, smaschera false pretese e riporta ogni cosa al suo posto, scostando i veli che ci coprono gli occhi.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.