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Il giudice interiore

ilgiudiceinteriore_0Quanto ci vogliamo bene? Tanto, poco o troppo, a voi la scelta, giudicate pure, tanto emettere giudizi su tutto e tutti è lo sport che maggiormente pratichiamo. Chi non si siede abitualmente su uno scranno indossando una toga nera sulle spalle per giudicare se stesso e gli altri? Non che il giudizio vada abolito anzi, poter giudicare è un’attività che ci nobilita. Il problema casomai, è quando l’attività del giudizio diviene una struttura rigida per soffocare le pulsioni vitali. Freud descrisse la personalità umana attraverso tre sfere: il Super-Ego, l’Es, e l’Ego.  Il Super-Ego è caratterizzato da un insieme di modelli comportamentali e corrisponde ad una sorta di proiezione ideale dei propri comportamenti. L’Es è la sfera dove la tensione è rivolta a soddisfare i bisogni personali. Mentre l’Ego corrisponde alla parte cosciente della personalità e si trova tra l’incudine (il Super-Ego) e il martello (l’Es).

Senza scendere troppo nel dettaglio delle teorie psicoanalitiche, il lavoro di Freud ci può essere comunque di aiuto per capire meglio la domanda iniziale: ci vogliamo bene? Se diamo una risposta generale, proporrei questa: non abbastanza, possiamo fare di meglio. In quante occasioni ci sentiamo frustrati, inadeguati, non all’altezza della situazione che stiamo vivendo! Proviamo a pensare quante volte in una giornata ci sentiamo appagati, tranquilli e pienamente consapevoli di quello che siamo in grado di fare. Anche senza utilizzare dei modelli matematici particolarmente sviluppati dalla risposta che avete dato istintivamente, potete notare se aspirate a vivere maggiormente in pace con voi stessi oppure siete già appagati. Per chi non si sente del tutto soddisfatto della propria vita e vorrebbe esserlo, si possono aprire degli scenari interessanti che potrebbero capovolgere positivamente quanto viene vissuto negativamente.  Tanti esempi desunti dalla nostra società ci portano a considerare che la percezione di benessere, quando si hanno i beni per avere una vita decorosa, non corrisponda soltanto all’avere ma soprattutto è condizionata dal tipo di rapporto con quello che abbiamo. Spesso dietro ad impulsi vitali positivi di miglioramento della propria condizione di vita si nascondono proiezioni ideali che spostano continuamente di qualche metro in avanti il traguardo della felicità.

Mi viene in mente il cavallo che corre inutilmente per raggiungere la carota posta dal cocchiere davanti al muso. Se ci siamo stancati di questa rincorsa a vuoto, magari è venuto il momento di lasciar perdere la carota e di concentrarci su quello che possiamo fare veramente. Ciò comporterà di rendere inoperoso quel censore che giudica i nostri atti e i nostri desideri, permettendo così alla coscienza di rapportarsi con i valori reali che fanno parte del suo DNA, invece di tendere rigidamente verso modelli ideali attraverso l’utilizzo sistematico di divieti e comandi. Secondo la psicologia dello yoga, il giudice interiore si forma durante l’infanzia come risposta per rimuovere una serie di istinti distruttivi che la struttura della coscienza del bambino non può reggere. Venendo al mondo ci portiamo dietro delle esperienze che si riattivano attraverso il rapporto con la famiglia in cui cresciamo.

La presenza del giudice interiore alimenta una serie di circoli viziosi che mantengono bloccata la coscienza  alle esperienze del passato che ancora devo essere liberate. Tutto ciò avviene nell’inconscio a nostra insaputa, ma possiamo renderci conto concretamente di quando opera il giudice interiore. I suoi atti sono davanti ai nostri occhi quando ad esempio percepiamo la vergogna, la paura, l’ansia e l’irritazione. Quindi se vogliamo stare meglio, dovremo adoperarci per preparare il terreno affinché sia possibile  licenziare il giudice interiore ed eleggere al suo posto la parte migliore di noi. Non sarà facile e non avverrà subito ma per chi vuole compiere questa transizione fondamentale per il benessere della coscienza, la psicologia dello yoga può dare le indicazioni necessarie per coltivare veramente noi stessi.

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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