Il dolore: un piccolo ripasso

Non è bello essere soggetti al dolore e alle sue spire. Sembra che le maglie di una scura trama costringano il nostro corpo fisico o anche il nostro pensare e sentire in una gabbia penosa di cui è difficile liberarsi. Le reazioni al dolore possono essere tante, tante quante sono le nostre abitudini personali nel rapporto che abbiamo costruito con noi stessi e col mondo, sono tante quante il livello della nostra coscienza consente, anzi meno, perché quando siamo soggetti al dolore si restringono notevolmente le nostre capacità e siamo costretti in spazi di coscienza ridotti, sempre che una nuova consapevolezza non spinga e sposti sensibilmente la linea dei nostri limiti, scavalcandoli addirittura.

Il dolore è uno stato di sofferenza provocato da una realtà precisa, è il mezzo con cui il nostro organismo segnala un pericolo, un danno che mette a rischio il nostro ben-essere. Per contro quindi il dolore è un campanello d’allarme e avverte che bisogna fare qualcosa per migliorare lo stato di salute attuale.

La prima legge della guarigione esoterica afferma che tutte le malattie sono effetto di disarmonia tra forma e vita. Tra la vita e la forma sta l’anima, il principio integratore che consente una libera circolazione dell’energia tra questa e quella. La malattia appare quando l’allineamento tra questi fattori è difettoso, quando il loro rapporto non è libero e perciò disarmonico. Dalla disarmonia derivano il male e il dolore, è la disarmonia che genera congestione, corruzione e morte.
All’origine quindi c’è un difetto di relazione e le conseguenze sono condizioni purificanti necessarie a risanare i rapporti.
Per alleviare il dolore sono possibili terapie diverse, ma per estirparlo definitivamente è indispensabile prendersi veramente cura delle incoerenze che lo producono.
Nel quarto volume del trattato dei sette Raggi si afferma che l’arte di guarire può essere esercitata in tre modi: fisico, psicologico e spirituale.
Il primo modo riguarda l’applicazione di cure fisiche che leniscono il dolore, rafforzano la vitalità e allontanano le condizioni nocive.
Il secondo modo si basa su una terapia psicologica che può curare atteggiamenti mentali o emotivi errati, aiutando il paziente nella comprensione di se stesso mentre attivamente rimuove condizioni coattive.
Il terzo modo di esercitare la guarigione è quello dell’evocazione dell’Anima sì che fluisca libera nella forma ed elimini col suo potere vitale le ostruzioni che impediscono dolorosamente la libera circolazione della forza. La giusta distribuzione della forza implica invece rapporti armoniosi che qualificano un modo di vivere impersonale, sgombro dai drammi di ogni egoismo.
Si capisce così come la malattia sia un necessario processo di apprendimento spirituale. Fino a che il nostro stadio evolutivo non consentirà alla forma fisica di essere un utile e pratico mezzo di espressione dell’Anima al servizio della Vita, sarà il karma a determinare le nostre condizioni di salute.
Il testo su citato dice anche che “l’Anima interviene in suo valido aiuto solo quando la personalità tende al progresso spirituale e a vivere in modo più sano e puro…Il dolore è il custode della forma e ne protegge la sostanza, avverte del pericolo, segna certe fasi del processo evolutivo e dipende dall’errata identificazione con la sostanza.”
Quando però non è più così (quando cioè ci identifichiamo col nostro essere divino) si apre la via della comprensione e della liberazione, la malattia allenta la presa e il dolore finisce per condurre alla gioia.
Una nuova vita può cominciare in ogni istante, una Vita che può rigenerare ogni cosa nel nome del Bene e può condurre alla luce inesauribile dell’Infinito.
Non posso non fare un accenno ai dolori “sacri” dei cuori capaci di abnegazione.
In un antichissimo salmo si legge: “Conterrò nel cuore tutto il dolore del mondo. Lo renderò incandescente, come il grembo stesso della Terra. Lo riempirò di lampi. Il nuovo cuore è lo scudo del mondo.”*

Paragrafo n. 102 di “GERARCHIA”- Maestro Morya- ed. Nuova Era.

Salva

Ti potrebbe interessare

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.