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Giù la maschera!

giu_la_mascheraPassiamo gran parte del tempo dietro una maschera che ci impedisce di godere a pieno della vita. Penso che siamo tutti d’accordo che non è il massimo dei desideri  stare dietro a una maschera  anzi, non lo è decisamente. Vi siete mai messi una maschera da bambini? Io sì, e me lo ricordo come era sgradevole vedere attraverso una piccola fessura,  per non parlare poi del cattivo odore che inalavo. Comunque, nonostante tutto, mi ricordo come ero contento di “soffrire” pur di somigliare, essere  nella mia fantasia, il mio eroe preferito. Anche se il momento migliore era quando mi toglievo la maschera,  e correndo a perdifiato senza nessun impedimento che mi limitasse la visione delle cose, raccontavo così al mio mondo di essere  l’eroe dei miei sogni.  Mi bastava e mi avanzava il ricordo di aver indossato quella maschera per farmi scoccare quella scintilla che creava il mio mondo fantastico. Così mi pareva, e forse lo era veramente in quei  momenti meravigliosi. Poi il sogno ha preso altre pieghe e le maschere sono state percepite come dei bisogni e non delle opportunità per avvicinarsi a ciò che siamo, e l’eroe in potenza dentro di noi è stato ingabbiato dalle consuetudini e dalle abitudini. Nel tempo, alcune maschere sono state riciclate ma altre sono ancora indossate come fossero una seconda pelle. La maschera è un’immagine ideale con la quale vogliamo interagire con il mondo; cioè è come il mondo vogliamo che ci veda. Le maschere servono a farci vedere diversi perché non ci accettiamo abbastanza e quindi sentendoci sporchi, brutti e cattivi indossiamo altro per nasconderci e per continuare così ad agire indisturbati nella nostra melma che, come dice il filosofo, non è un granché però almeno non è fredda. Molto probabilmente, come insegna Massimo Rodolfi ,  la maschera serve per nascondere e preservare  quella spinta distruttiva che è collegata ad un passato che ritorna in una sorta di eterno presente. Il male è risaputo si traveste per confondere e portare così  l’acqua al suo mulino. Riuscire a gettare la maschera non si può compiere in “quattro e quattrotto”. Dal momento in cui si capisce che la maschera ci impedisce delle opportunità, passerà del tempo prima di riuscire a stare bene con noi stessi per quello che siamo. Si tenderà a passare da una maschera ad un’altra, secondo le spinte presenti nella coscienza.  Ma è un processo che porta verso l’unica strada possibile perché dopo che si è sentito il vento sulla faccia non si potrà facilmente smettere di continuare a cercare di riprovare quella sensazione costi quel che costi.  Da quando si inizia a percepire che la maschera ci sta stretta fino a quando si riesce  a togliersela, è tutta esperienza che deve essere compiuta. Questo processo che descrivo banalmente  in poche parole, è alquanto intricato e radicato nella coscienza così profondamente che soltanto una percezione sufficientemente purificata  può trovare il bandolo della matassa. Comunque, pur nella mia ignoranza, provo ad andare avanti e vediamo se tirerò fuori almeno un mignolo da quella melma di cui scrivevo qualche rigo prima. Ma almeno ci avrò provato. Se iniziamo a sentire l’odore nauseante della maschera forse è venuto il momento di provare a togliersela.  Certo, a quel punto possiamo pensare di rimanere nudi, ma almeno l’eroe inizia a respirare a pieni polmoni.

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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