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Fare e crescere

fare e crescereRitengo che l’unica vera via da percorrere per crescere sia quella del fare. Senza esperienza e senza azione la coscienza si intorpidisce e nella calma piatta si spegne e muore. È una condizione che non si adatta alla nostra verve umana. Ma “fare” è “fare qualsiasi cosa”? Può essere, visto che tutte le strade portano a Roma e che ogni atto viene sempre processato, prima o poi, per ricavarne l’insita utilità anche a costo di salutari duoli di purificazione.

Qui mi riferisco al “fare” anche come a un movimento preciso della coscienza che ci abitua a interagire con le forze della vita, collocandole dove e meglio conviene per costruire e manifestare nuovi modi d’essere, nuove possibilità. Come pure iniziare, realizzare e concludere qualsiasi tipo di attività, ossia progettare e concretizzare eventi e condizioni diverse, è “fare”. Quindi non si tratta di agire solo fisicamente, perché ogni moto di energia, bello o brutto, nel bene e nel male, è un’azione che si compie in questa o in quell’altra dimensione dell’esistenza ed inevitabilmente genera effetti che a loro volta si amplificano interessando livelli diversi.

Chi “fa” non lascia mai le cose come sono, mentre intona questa nota cambia le carte in tavola, spazza via la staticità, sconvolge le abitudini, mette in discussione schemi preordinati e, se usa buon senso e intelligenza, impegna e concentra le sue forze evitando di sprecare il suo tempo e le sue risorse in languidi ripensamenti. C’è un profondo appagamento nel realizzare e perfezionare “facendo” la propria umanità. Altrimenti l’insoddisfazione ci afferra, negandoci la gioia di vivere.

Se si cresce facendo, molto di più aiuta a crescere “fare insieme” perché ci avvicina all’esperienza di comunità, ci unisce in una tensione comune, ci consente di spezzare e mangiare uniti il pane della vita. Mentre perseguiamo un obiettivo e lavoriamo per la sua realizzazione, mentre ci diamo da fare per costruire ciò in cui crediamo, scatta un fattore importante che, nonostante la fatica, accende l’entusiasmo e arricchisce di un nuovo sapore la nostra esperienza.

È la condivisione che alleggerisce il carico e distribuisce pesi e misure mentre siamo in corso d’opera, anche se non sempre sono tutte rose e fiori. Ma è proprio questo “fare” vicini, anche nel conflitto, che aiuta a superarlo: la scintilla che scaturisce dall’attrito può generare una combustione che brucia e dissolve il fumo dell’incomprensione, mentre rende visibile il sole della compassione. Così la coscienza si eleva.

Sicuramente essere operosi e contare solo sulle proprie forze è un presupposto necessario a una sana distribuzione di forze ed è importante nel definire la qualità della cooperazione. Ma che sollievo, che intensità e che risparmio di energie quando ognuno si applica accettando il proprio compito nella comunione di intenti e di cuori e nel mutuo rispetto. Allora sì che si cresce veloci!

Certo non sarebbe la stessa cosa sapere quello che si deve fare e non farlo. Non sarebbe la stessa cosa restringere le possibilità di successo con una competizione agonistica. Non sarebbe la stessa cosa sgretolare il potere creativo nell’attaccamento alle convenzioni.

E senza comunità c’è la solitudine e il pericolo dell’isolamento, mentre le tentazioni tendono più facilmente i loro agguati. Perché dunque rinunciare alla bellezza e al nutrimento di crescere e lavorare insieme? La comunità è come un canto alla sorgente che lava la stanchezza, protegge e ristora. A una condizione soltanto, quella indicata dal Maestro Gesù: ama il prossimo tuo come te stesso. Poi..fai come vuoi!

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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