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Dov’è l’inconscio?

002PsicoLuglio300artMolti si chiederanno come possa essere possibile metter insieme la psicologia con lo Yoga; un noto politico direbbe: ”Ma che ci azzecca la psicologia con lo Yoga?”
Innanzitutto sarebbe meglio capirsi sul fatto che lo Yoga sia quell’insieme di discipline volte al raggiungimento dell’Unione con la Vita, col nostro Sé Superiore altrimenti detto Anima e, in ultima analisi, con noi stessi.
L’uomo infatti soffre di una schizofrenia strutturale senza esserne consapevole, il nostro io è frammentario “per cui all’interno coesistono vari nuclei di coscienza espressi in tempi diversi, che determinano una condizione di non omogeneità della coscienza stessa.”1
Questo produce nelle nostre vite una condizione di profonda sofferenza che si può manifestare in diversi tipi di disagio che vanno dalla difficoltà ad avere rapporti interpersonali stabili a manifestazioni di vere e proprie “patologie”, come la depressione e le malattie cosiddette mentali.
La psicologia tradizionale, pur avendo un’ indubbia validità nell’aiutare l’essere umano nella comprensione di sé stesso, ha l’enorme limite di non prendere in considerazione due fattori fondamentali nello sviluppo della coscienza: l’esistenza dell’Anima e la reincarnazione. Questa “psicologia senz’anima” limita la struttura dell’essere non tenendo in considerazione il fatto che tutto il nostro vivere tende a un perfezionamento che in oriente viene chiamato Samadhi o Nirvana e in occidente Illuminazione e che potremmo altrimenti spiegare come unione con il proprio Sé Superiore.

Questa tensione ci porta, vita dopo vita – e qui entra in campo il secondo limite – a passare da un’esperienza all’altra, da una sofferenza all’altra per comprendere e integrare tutte le potenzialità e possibilità esprimibili dall’essere umano su questo pianeta. In questo lungo viaggio attraverso il tempo noi viviamo, e di conseguenza registriamo, esperienze di ogni tipo dalle più violente alle più distruttive che rimangono impresse in spazi specifici della coscienza e che vengono in superficie improvvisamente, in maniera apparentemente casuale. Il maestro Tibetano usa “il termine subconscio per significare tutta la vita istintiva della forma, tutte le tendenze ereditate e le predisposizioni acquisite nelle incarnazioni passate, e che generalmente sono sopite se non sono improvvisamente evocate per forza di circostanza.”2 “La natura subconscia è come un pozzo profondo da cui si può attingere, se lo si desidera, quasi tutto delle esperienze passate, e che si può agitare fino a divenire un calderone bollente, con conseguenze molto penose.”3

Lo Yoga dà gli strumenti, sotto forma di insegnamenti e di tecniche di meditazione, per affrontare questa parte nascosta, ma molto attiva, della coscienza in modo tale da poterla conoscere e di conseguenza trasformare. Il risultato, a cui ogni aspirante sincero tende, è il superamento del dolore e la conoscenza profonda dell’io.

1. Massimo Rodolfi ” La sfiga non esiste” Draco Edizioni, pag.60
2. Alice A. Bailey ” Psicologia Esoterica” vol.II Editrice Nuova Era, pag. 409
3. ibidem

Maria Luisa Valentini

Maria Luisa Valentini

Nata a Modena, dopo il liceo classico nel 1986, consegue la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’università di Bologna. Dal 1988 insegna inglese nella scuola secondaria di secondo grado. Nel 2000 inizia il suo percorso di ricerca all’interno dell’associazione Atman studiando Raja Yoga, frequentando la scuola per terapeuti esoterici Energheia ed il master di approfondimento Agnihotri. Attualmente, è insegnante di Energheia presso la sede di Modena.
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