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Conversazione tra sordi

conversazione_frasordi_300_0Che cosa può mai ispirare un conversazione tra sordi che non siano fisicamente lesi nella funzione uditiva, ma che piuttosto non vogliano sentire? La volontà di affermare e riaffermare solo la propria ragione. L’altro diventa un falso interlocutore e ciascuno porta avanti il suo monologo, incurante dell’incapacità di ascoltare se stesso e chi gli sta vicino. Ci caschiamo tutti più o meno spesso. Cosa accade? Una ricezione polarizzata su frequenze d’onda diverse da quelle inviate da chi trasmette provoca un doppio (a volte triplo) circolo chiuso in cui tornano a ciascuno le proprie parole, che ricadono su chi le ha pronunciate senza la possibilità di un feedback interessante. Si fa una fatica enorme a capirsi, perché in realtà non c’è comunicazione. L’apparato uditivo fisico è solo l’ultimo dettaglio di un comportamento incentrato sulle proprie esigenze, sordo alla presenza dell’altro e a qualsiasi possibile interazione. Sembra quasi ridicolo questo spettacolino tra sordi che però non sono muti.

E così le bocche si aprono, emettono parole che non saranno udite, imploderanno in se stesse e faranno rumore ma non produrranno nulla di nuovo, niente di bello; a volte feriscono e riescono a scatenare tragicomiche manifestazioni di una personalità risentita, giustificate dal fatto che ogni sordo si sente incompreso e mai sufficientemente riconosciuto, mentre molte delle sue ragioni assolute restano disattese. Più le bocche si aprono e fanno rumore più le orecchie si tappano e il cuore si chiude. Vale anche il contrario: più il cuore si apre, meglio si sente e meno si parla. Insomma più che una visita audiometrica servirebbe smetterla di irrigidirsi nel bozzolo personale che nega la flessibilità del cambiamento e sente minaccioso ogni tipo di scambio. Può darsi che alla base ci sia un automatismo dettato dalla paura e da tutto quello che promana dalle zone d’ombra della nostra coscienza.

Allora bisogna riportare le azioni che compiamo meccanicamente alla luce di una attenzione consapevole. Quello di ascoltare è un atto contemporaneamente passivo e attivo: passivo nel disporsi a ricevere ed assimilare il messaggio dell’interlocutore, attivo nel rielaborarne il contenuto per migliorare la relazione. Ascoltare l’altro prima di esporre la propria opinione ci aiuta a scoprire qual è il suo linguaggio, e perciò a migliorare la comprensione reciproca. Se smettiamo di relazionarci solo con noi stessi e sempre con gli stessi automatismi forse riusciamo a recuperare l’udito e a riconoscere nel compagno la presenza della Vita Una cui potremmo magari consentire una miglior espressione. Meditare al riguardo può essere meglio delle goccine nell’orecchio. Allora la Voce del Silenzio potrebbe squillare nelle nostre orecchie secondo la comprensione di cui siamo capaci.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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