Conoscere per amare: un’esperienza didattica

Foto_Gio_interno_articoloConoscere per amare: queste tre parole figuravano in uno dei cartelloni che nella primavera del 1991 accompagnavano una mostra/animazione organizzata a conclusione di una interessantissima ricerca sul territorio. Insieme ai bambini di due classi della scuola elementare di Lizzano (avevamo il modulo in verticale, quarta e quinta) sostenuti da genitori e nonni, avevamo dedicato alcuni mesi del nostro lavoro a indagini di tipo naturalistico, storico, geografico e sociale, cercando di non trascurare nessun aspetto della vita umana (e non solo) così come si era evoluta in rapporto all’ambiente nel corso del tempo. Tutto era iniziato con lo studio delle torri costiere, in particolare torre Zozzoli (alias torre sgarrata … e si capisce perché …). Non lontano da questa torre in una bella insenatura sfocia in mare l’Ostone, un fiume paleolitico di cui si intravedono ancora gli ampi argini e le anse, anche se ormai il suo percorso è segnato solo da alcuni canneti e poco più che un piccolo corso d’acqua, peraltro inquinato dai reflui di un depuratore mal funzionante. L’Ostone divenne il nostro punto di riferimento.

Fu allora che imparammo a riconoscere il biancospino fra i cespugli che ancora costeggiano l’antico percorso, fu allora che riuscimmo a riprendere in un breve filmato il gracidare delle “nannaronchiole”, le rane che cantano gonfiando il loro palloncino. Fu in quel periodo che un bambino rinvenne tra le canne un reperto archeologico: un calice di terracotta da cui sorgeva un sole con tutti i suoi raggi. E i nonni ci raccontavano dei camaleonti e dei tassi, dei carri e dei muli che sprofondavano nel fango, delle leggende e delle esperienze impresse nella loro memoria. E i bambini disegnavano mappe o cercavano di ricostruirle con i fogli (concessi dal catasto) sparsi sul pavimento dell’aula. E disegnavano, scrivevano poesie, si divertivano a fare e usare sonagliere di cozze o di conchiglie, zufoli di canna, percussioni con i sassi .. così come probabilmente aveva fatto chi ci aveva preceduto in quelle stesse terre vicino al mare. E parlavamo del genius loci e di tutte le creature che nel corso dei millenni avevano vissuto lì, come noi.

Raccogliemmo tanto di quel materiale (persino foto aeree … allora google non c’era) che ci sembrò sprecato tenerlo solo per noi, perciò decidemmo di condividerlo. E così i bambini cominciarono a organizzarsi, formarono dei gruppetti e come le rondini di primavera, vociando, iniziarono a preparare gli inviti, a programmare la data e la presentazione del materiale nel salone della scuola. Inventarono due animazioni per poter trasmettere, meglio che con le parole, tutto l’amore che era cresciuto in noi imparando a lavorare insieme e scoprendo tante cose della nostra terra. Quanto entusiasmo c’era in quei visetti!! Fu facile comprendere che non solo la nostra terra, ma tutta la Terra aveva bisogno di una attenzione maggiore.

Il giorno prima della inaugurazione della mostra completammo tutte le operazioni preliminari nel salone dell’ “Anna Frank” : i plastici, le cartografie, i reperti, le foto, l’erbario con le piante della macchia mediterranea, i disegni, il libro dei racconti scritto a mano, i cartelloni, gli strumenti musicali … ogni cosa al suo posto. Che fermento, che emozione! Ricordo che fui io l’ultima ad andar via e a chiudere la porta dando un’occhiata generale di controllo: allora mi accorsi di quanta fatica, di quanta bellezza e di quanto amore fossero racchiusi fra quelle pareti e fui certa che in quel silenzio qualcuno danzasse di gioia.

Il grande giorno, 21 marzo, gli invitati arrivarono veramente: papà, mamme, amici, zii, nonni, anche il direttore. Presentammo il nostro lavoro, lasciammo che ognuno osservasse e commentasse liberamente, poi demmo spazio ai suoni naturali, alle animazioni e infine ..chi se lo scorda quel momento … tutti i bambini si strinsero insieme a cantare sulle note del Cantico delle Creature di san Francesco … “Dolce sentire come nel mio cuore ora umilmente sta nascendo amore … ”. Non avevamo trovato niente di meglio, niente di più adatto per dare un senso a tutto quel sapere che ci traboccava dentro e si stava trasformando in conoscenza vera.

Cosa c’entra tutto questo con la psicologia dello Yoga? La Forza della Vita si lascia trovare ed è disponibile al di là di ogni disciplina quando a cercarla è un cuore che desidera imparare per crescere e finisce per amare. Allora non c’è più separazione tra soggetto, oggetto e mezzo della conoscenza. E l’Unità di tutte le cose appare dolcemente davanti ai nostri occhi.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.