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Comprendere i propri limiti

comprendere_limiti_300_3Non è facile avere la meglio sui propri automatismi e avere una percezione oggettiva di queIlo che  impedisce al nostro vero Sé di realizzarsi appieno. Non è facile nemmeno intraprendere una seria ricerca psicologica per cominciare a conoscere qualcosa di più di noi stessi, anche a proposito di quelle barricate che issiamo per difenderci da eventuali aggressioni o intromissioni o da pericolose verità, negandoci al tempo stesso l’autenticità dell’esistenza. Se non ci concediamo la possibilità di vivere, di esserci, di assecondare il movimento della Vita, di partecipare alla gioia che ne intesse le danze, siamo spesso insoddisfatti. E se parliamo di insoddisfazione siamo già entrati nell’argomento: i nostri limiti sono l’oggetto delle nostre più frequenti lamentazioni senza che tuttavia facciamo nulla per assumerci la responsabilità di un più gratificante cambiamento.
I limiti sono ciò che ci affligge, ma sono anche ciò che potrebbe riempirci di entusiasmo, in essi è catalizzata molta energia che, con azioni e intenti consapevolmente perseguiti, potrebbe sprigionarsi come in una reazione nucleare; i limiti che ci angustiano (costringendoci a fare avanti e indietro in un spazio di coscienza per l’appunto angusto, ristretto) sono la barriera protettiva che ci nasconde l’orizzonte, ma sono anche il combustibile che  ci consente di abbattere la barriera stessa e guardare oltre.

Non è così scontato comprendere i propri limiti visto che impegnamo molta energia per occultarli e lasciarli dove e come sono, evitando di riconoscere quanta distruttività mascheriamo ogni volta che ci lamentiamo, raccontandoci la nostra ragione con molto  garbo e autoconvincimento. Comprendere i propri limiti vuol dire riconoscere le proprie illusioni e onestamente cominciare a considerare tutte le situazioni che non ci piacciono, che non ci danno gioia e ci spingono a recriminare.
Dov’è che siamo insoddisfatti? Dov’è che usiamo il famoso condizionale “Se fossi… Se potessi… Se  sapessi…” o il “Si, ma…” che delega ad altri o ad altre circostanze le opportunità di una necessaria trasformazione? Aree di insoddisfazione e recriminazioni sono il punto di partenza per cominciare a riconoscere i propri limiti. Di cosa ci lamentiamo in casa, al lavoro, con gli amici?  Forse ci lamentiamo di ciò che riteniamo di subire come vittime innocenti senza comprendere che noi stessi per primi non siamo in grado di agire diversamente. Avere potere nella vita coincide con la capacità di modificare il proprio stato. “Subire” il proprio stato è dare il consenso alla situazione che ci sta limitando.

Si può crescere e maturare solo affrontando le proprie imperfezioni, rinunciando ad ingannare e a compiangere se stessi. È vero che la tendenza a nascondere delle verità spiacevoli su noi stessi è diffusa, ma  è impossibile cambiare ciò che non si conosce. Il primo passo per acquisire la conoscenza di sé è quello di esaminarsi il più obiettivamente possibile. Scopriamo allora che esiste una fascia d’azione limitata, in un senso e nell’altro, dalle nostre effettive possibilità, dall’esperienza già acquisita e da quella ancora da acquisire. Ogni limite segna la linea di confine verso un prossimo conseguimento. E ogni conseguimento sposta un po’ più in là lo spazio della nostra coscienza che così si espande.
Il senso del limite è la radice dell’infinito, lo sforzo compiuto per superarlo ci porta ai limiti estremi delle nostre capacità e ci fa intravedere nuove possibilità di vittoria.

“…Vincete per ricchezza di risorse.
Il nuovo è difficile, il vecchio inadatto.
Scuse e scappatoie non servono.
Solo il lavoro creativo porta alla vittoria.
Intendete il lavoro con ampiezza.
Il turbine acceca l’occhio, ma non lo spirito.” (M. Morya)

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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