Cominciare, creare e risorgere – terza parte

Con questo articolo termina il racconto dei tre impulsi presenti nel segno dell’Ariete affrontando l’impulso a risorgere, prendendo a riferimento le Fatiche di Ercole secondo l’interpretazione astrologica di Alice Ann Bailey. Il cominciare porta a creare, e per far sì che questo accada bisogna risorgere percependo come limitante la forma. Mi spiego meglio… il pensiero deve diventare azione per divenire creativo, dovendo necessariamente rapportarsi con la materia che ostacola donando le resistenze necessarie perché l’azione sia adeguatamente orientata in funzione della progettualità dell’anima.

Il Maestro Gesù ha vissuto questo processo perché l’umanità potesse verificare nella propria vita questa intima possibilità, quella di risorgere dalla materia che, per quanto limitante, non potrà mai impedire alla divinità presente al suo interno di risorgere a maggiore consapevolezza. Molto spesso percepiamo la forma come una tomba dalla quale sia impossibile emergere, quante volte, infatti, abbiamo affermato che le cose non sarebbero cambiate senza poter rivedere, a questo punto, la luce del sole; invece, al momento opportuno la pietra che impediva il cambiamento si è scostata liberando ciò che doveva maturare nei tempi e nei modi prestabiliti dall’intima essenza di cui siamo composti.

Sono sempre più convinto del fatto che i grandi eventi vissuti dal Maestro Gesù rappresentino ciò che ogni essere umano dovrà compiere preparandosi ad essi quotidianamente, quei piccoli grandi gesti giornalieri percepiti scollegati tra di loro che invece fanno parte di una trama che contribuiamo a tessere con le nostre esistenze. Quante volte ci sentiamo imprigionati avvallando questa percezione? Quante volte, invece, affermiamo con forza l’amore per la vita vivendo il limite come opportunità? Quante volte abbiamo il coraggio di scostare la pietra tombale in cui ci siamo posti nel nostro piccolo sepolcro per non essere responsabili delle nostre esistenze?

Un chicco di grano deve morire per poter dare pane, così ci ha insegnato il Maestro Gesù, e noi moriamo ogni giorno, e per quanto morire rappresenti la paura più grande dell’essere umano è evidente che sia anche l’aspetto che conosciamo meglio avendolo vissuto più e più volte. L’essere umano muore continuamente nei suoi pensieri, nelle sue emozioni, finanche nel corpo fisico, il quale, assolto il proprio compito, si disgregherà per favorire l’emersione dell’energia entro stante che non può più essere contenuta in un corpo obsoleto e non più atto a contenere quella coscienza.

Quali paure dunque possono trattenerci impedendoci di vivere la forma con consapevolezza, vivendo questa condizione con gioia, anche se rappresenta gli inferi che ancora ci appartengono e che non dobbiamo temere perché risorgeremo da essi con vesti di luce? Il Maestro Gesù ce lo ha mostrato, Egli è morto in croce per l’umanità ponendosi al suo centro come aspetto divino, mettendo in croce tutta la materia così da purificarla, potendo in questo modo immergersi nell’Ade a sancire questa trasformazione, mostrando all’umanità che è sempre possibile risorgere, e che per fare ciò bisogna morire.

Mi rendo conto che ho scritto questo articolo più per me che per gli eventuali lettori, un articolo scritto di getto che mi auguro possa aiutarvi a cogliere in ciò che state vivendo la bontà di una vita che desidera semplicemente il meglio per ognuno di noi orientandoci verso la via di minore resistenza.

Inoltre non ho neppure citato Ercole, cerco quindi di rimediare immediatamente. Ercole, con questa prova, la prima delle sue dodici fatiche, comincia a mettere fieno in cascina per la sua Illuminazione cominciando a smussare la materia e la conseguente illusione. Egli si è incamminato in questo percorso che ogni discepolo dovrà compiere per liberare se stesso con ciò che aveva a disposizione senza desiderare altro, fornito di quell’entusiasmo che ognuno di noi dovrebbe avere accingendosi alla scoperta della vita e delle sue leggi.

Si fa con quel che c’è, infatti, è quando agiamo sulla base di quello che non c’è, distorti nella percezione dalle illusioni che ci pervadono, che saremo preda della disarmonia. Ercole lo sapeva, ma più che altro lo intuiva, forza e coraggio dunque, un Ercole cova in ognuno di noi, liberiamolo dunque, liberiamo i nostri cuori scostando ciò che li ostacola.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.