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Cominciare, creare e risorgere – seconda parte

Avevamo lasciato Ercole alle prese con la sua prima fatica nel segno dell’Ariete cominciando a parlare del primo dei tre impulsi che contraddistinguono questa prova, quel cominciare che poi porta a creare e risorgere. Il segno dell’Ariete è legato alla forma come prigione dell’anima, per questo Ercole viene immolato nella materia dove la ruota del karma inizia il suo ciclo.

L’anima potrebbe liberarsi velocemente delle forme che la limitano, ma che senso avrebbe, senza la necessaria consapevolezza, una forma distrutta senza che se ne comprenda le cause, alimentando di fatto il risentimento e la conseguente separazione per un avvenimento che non è stato compreso intimamente e apparentemente subito? Per questo l’anima è forza temperata dall’amore, per questo ogni forma viene rispettata sulla base di ciò che può metabolizzare.

Per dire che cosa? Che tutto ciò che esiste possiede una forma come il nostro corpo fisico, le emozioni e i pensieri, lo stesso dicasi per l’anima e altro ancora. Significa che la forma limita la nostra essenza preservandoci da ciò che non siamo ancora in grado di affrontare. Significa che attraverso ogni attimo della nostra esistenza implementiamo informazioni che ci consentono di erodere le forme rendendole sempre più raffinate affinché possano elevarsi.

Per questo non dobbiamo temere la creatività, la bellezza di ritrovarsi in luoghi dove il gioco assume un significato più vero, quello di interagire con le forze della vita senza imporre loro pretese assurde come il fatto che le situazioni debbano andare sempre come avevamo preventivato. Invece, preferiamo mantenere in essere forme obsolete con il solo risultato di impedire alla vita di nutrirci in abbondanza e prosperità.

E quale stile di vita dovremmo seguire? Giocare con la vita e non temerla, riconoscere le opportunità insite in ogni aspetto della vita stessa senza dolersi del fatto che dovremo lasciare per strada qualcosa che potrà servire a chi sta sopraggiungendo. Vivere il momento e provare piacere, il nostro futuro dipende da ciò che stiamo seminando ora, consapevoli del fatto che non ci manca nulla, che possiamo agire con ciò che possediamo senza che per questo si debba ritenere di essere a credito nei confronti della vita, in attesa di chissà quale riscossione.

Invece i limiti vengono percepiti come muri verso i quali lanciare i nostri strali più o meno manifesti, poi non dobbiamo stupirci se in mancanza di accoglienza tutto ci ritorna indietro con la stessa velocità con la quale li abbiamo lanciati… si chiama anche karma. Creare fa parte del nostro retaggio, creare è parte integrante della vita stessa, creare è manifestazione di una volontà di essere che non possiamo disconoscere… dimenticata, ignorata, annebbiata… forse si ma mai disconosciuta del tutto perché la sua opera è incessante, presente in ogni forma dalla più infinitesimale a quelle più grandi, talmente grandi che non siamo neanche in grado di riconoscere di farne parte.

Nel segno dell’Ariete germoglia l’attività spirituale e così in ogni forma assunta sempre e comunque a tempo determinato. Non dobbiamo avere timore, nulla è per sempre perché tutto cambia continuamente, e lo spirito trova sempre e comunque la via per manifestarsi come per ogni aspetto della vita che lo compone, continuamente alla ricerca, trovandola del resto, della via di minor resistenza, attraverso la quale esprimere la forma adeguata per le energie che la compongono, energie che sono parte della progettualità dell’anima.

La capacità di creare avrà modo di trovare compimento nell’innocuità, ma per il momento, visto che siamo per strada, ci faremo bastare quanto a nostra disposizione senza inibire i desideri così che possano trasformarsi in amore, quello vero, consentendo ad ogni forma di esprimere la sua vera natura. Cominciamo dunque a vivere ciò che ci limita come opportunità, lo stesso dicasi per quello che apparentemente subiamo come agito, e vedrete che le parole di questo articolo assumeranno un significato più profondo.

A questo punto non ci resta che la terza e ultima parte di questo articolo nella quale avremo modo di risorgere… beh credo che creare forme sempre più raffinate ne valga, sempre e comunque, la pena, visto che la meta è risorgere dalla melma della materia e assurgere al cielo della nostra anima.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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