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Come nasce un trauma?

002Psico_sett300_0Già… come nasce un trauma? L’infanzia difficile? I genitori che non mi hanno capito? Che mi hanno maltrattato? Non è così. Come dicevo in un mio precedente articolo, ricondurre le cause della sofferenza ad esperienze della vita attuale è limitante. Dobbiamo prendere in considerazione un quadro più ampio, almeno a livello teorico, dato che purtroppo non è ancora possibile per la maggior parte delle persone essere in grado di srotolare la lunga bobina del film delle nostre vite passate. Proviamo, però, ad accettare come possibilità, che la coscienza non muore e torna periodicamente in incarnazione per realizzare, alla fine di un lungo ciclo, un progetto di perfezionamento che ha come effetto collaterale il superamento del dolore. Benissimo, e allora? Questo cosa c’entra col fatto che, per esempio, soffro di depressione? C’entra eccome. Proviamo ad immaginare che in un lontano passato io mi sia trovata in una situazione per cui, nonostante gli sforzi prodigati per ottenere un risultato, le conseguenze siano state tragiche. Poniamo ad esempio che fossi il comandante responsabile di un avamposto fortificato in terra nemica e che, nonostante l’impegno strenuo per mantenere salda la posizione, il forte sia caduto in mano nemica ed io sia morta pensando: “è stato tutto inutile”.

Questo trauma viene registrato profondamente nella coscienza creando un clima mentale di sottofondo nelle vite successive. I sentimenti generati durante quel tipo di esperienza saranno probabilmente di rabbia, odio ed impotenza. Occorre puntualizzare che nessuno è  vittima del destino, che tutto ciò che ci succede è il prodotto di quello che siamo. Uno degli insegnamenti fondamentali del Raja Yoga è che tutto ciò che esiste è energia, e le energie che ci compongono attirano energie di qualità similare. Come dicevo, nelle vite successive, io sarò caratterizzata ( anche, ma non solo ) da un clima mentale di impotenza che in realtà nasconde odio e rabbia nei confronti della vita.

Questo senso d’impotenza mi porterà a fuggire dalle mie responsabilità, a rinunciare alla lotta per ottenere i risultati che desidero, come per esempio un lavoro soddisfacente o un rapporto appagante con il partner, i genitori, i figli, facendomi cadere in quel vortice paralizzante che è la depressione. Che cosa ha realmente generato questo trauma? Senz’altro la mia mancanza di accettazione e di accoglienza nei confronti della vita, il mio volere piegare gli eventi alla mia volontà generando un forte flusso di rabbia e di odio. Al contrario se io in quell’occasione avessi invece, provato una saggia accettazione per la prova che la vita mi poneva davanti ed anche gioia per avere profuso tutte le mie forze in un’opera che era il meglio delle mie possibilità in quel momento, allora sì che il trauma non sarebbe stato generato.

Maria Luisa Valentini

Maria Luisa Valentini

Nata a Modena, dopo il liceo classico nel 1986, consegue la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’università di Bologna. Dal 1988 insegna inglese nella scuola secondaria di secondo grado. Nel 2000 inizia il suo percorso di ricerca all’interno dell’associazione Atman studiando Raja Yoga, frequentando la scuola per terapeuti esoterici Energheia ed il master di approfondimento Agnihotri. Attualmente, è insegnante di Energheia presso la sede di Modena.
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