Chiedere aiuto

chiedere aiutoChiedere aiuto non è certamente semplice, anzi, forse rappresenta una delle azioni più difficili che si possano compiere. Pensi di farcela da solo, che basti imprimere più forza, per poi accorgerti che stai dando energia a ciò che, secondo le illusioni, vorresti lasciare andare liberandoti, finalmente, di inutili fardelli divenuti ormai odiosi. Invece ne sei ancora affezionato, mancando ancora il coraggio e la consapevolezza, perché ciò possa avvenire realmente. Le parole rimandano alla voglia di libertà, mentre in concreto si vuole rimanere avvinghiati alla fonte di quel male che genera solo sofferenza.

Naturalmente pensi di fare tutto quello che è in tuo potere per stare bene, magari ritenendo che tutto ciò che ti circonda rappresenti una minaccia, solo per il fatto che nulla giunge in aiuto secondo le proprie aspettative. Le provi tutte pur di non cambiare, te la racconti in ogni maniera e, malgrado la soluzione sia lì ad un passo, si volge lo sguardo altrove per il timore di cogliere la relazione tra causa ed effetto con la conseguente responsabilità che ne deriva. Razionalmente, nel proprio mondo di frutta candita, tutto sembra chiaro, ma siamo ancora distanti dal guardare in faccia la realtà che ti mette a nudo per poterti rivestire di altro.

Chiedere aiuto significa non nutrire il narciso in noi, quello che si bea della propria immagine riflessa, che non vede al di là del proprio naso, che non ha a cuore altro se non se stesso. L’immagine che si ha di sé è quella che proiettiamo all’esterno, e tanto più saliamo sul piedistallo per renderci irraggiungibili, più il nostro intento si palesa con sempre maggiore chiarezza, creare un cuscinetto fra noi e la vita. Quanta ignoranza nel dibattersi in un bicchiere d’acqua tentando di alzare un muro e nascondersi dietro di esso… ma che volete farci, la coscienza umana ne deve mangiare di crostini per elevarsi e ripristinare il proprio lignaggio.

Ma poi arriva un momento che, per fortuna, non ce la fai più, e ti rendi conto che da solo non ce la puoi fare, che la posta in palio è troppo grande, che la corda è tesa allo spasimo, che il gioco non vale la candela, perché il baratro si sta aprendo sotto di te. Stai male, le budella si contorcono, la voce ti viene meno e le energie sembrano abbandonarti, lasciandoti senza forze come in una sorta di svenimento, manifestando l’estremo tentativo di una parte di te di farti soffrire a tal punto da indurti a recedere dal tuo intento di liberarti cominciando a respirare aria pura… ma quello stare è ciò di cui hai bisogno, e lo benedici, perché riconosci in quel travaglio ciò che hai sempre desiderato per affrancarti da quei luoghi putridi che trasudano solitudine.

È a questo punto che chiedere aiuto diviene semplice, perché hai compreso di stare dalla parte della luce, quella che ti fa riconoscere di avere tante persone che ti vogliono bene, che sono felici di poterti aiutare ascoltandoti. É a questo punto che diviene naturale singhiozzare mondi antichi che hanno fatto il loro tempo, senza che t’importi se ti vedono per quello che sei. È a questo punto che ti spogli delle corazze facendoti toccare nella carne viva… Non importa se quello che ti viene detto ti lacera il cuore facendolo sanguinare, perché ciò che sgorga è la vita che lava ogni ferita perché possano suturarsi in tutta sicurezza, senza che nessuna infezione possa fare capolino.

Questo articolo è frutto di un periodo non semplice, e non vedevo l’ora di potermi sedere e scriverlo. È uscito di getto, proprio un bel parto, e ne sono contento, perché il peggio è alle spalle e il meglio deve ancora venire… mentre ciò che sto vivendo mi rallegra il cuore, perché nulla viene per nuocere, ma per donare quella presenza che è caratteristica dell’Anima, quella presenza che voglio far crescere nella mia vita.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.