Caparbi e tenaci, anche dopo un insuccesso

caparbi e testardiGli insuccessi fanno parte della vita, quegli accadimenti che noi reputiamo essere dei fallimenti, ma poi, lo sono veramente? Oppure sono il frutto di una errata percezione che distorce gli eventi al punto tale da ritenere errori ciò che invece rappresentano delle opportunità? Secondo me è la seconda opzione a prevalere, ritenendo che l’errore, o presunto tale, rappresenti semplicemente un momento parziale di un percorso, dove in ogni istante, siamo perfetti ma perfettibili.

In ogni caso, dopo aver vissuto ciò che non è andato come volevamo, l’insuccesso di cui sopra, bisogna ripartire con rinnovata lena, senza farsi chiudere all’angolo come un pugile suonato, subendo i colpi della recriminazione e del lamento. Dopo un insuccesso è facile sentirsi inadeguati, magari rabbiosi verso una vita “ingrata”, ma non serve a nulla alimentare stati d’animo di questo tipo, dai quali bisogna distaccarsi al più presto con caparbietà e tenacia.

Per dipanare questo argomento chiedo l’aiuto, come nell’articolo precedente, di Ercole, personaggio mitologico che intraprese un percorso attraverso lo zodiaco compiendo dodici fatiche, prendendo in esame un episodio che avvenne nella prima fatica. Ercole visse un insuccesso, la sua mente non era ancora priva di contraddizioni per cogliere la reale portata del compito a Lui assegnatogli, non riuscendo a riportare i propri pensieri, le giumente antropofaghe, nell’alveo della coerenza.

Ercole cadde e si rialzò, superò in ogni caso la prova, seppur malamente, riuscendo a riportare i pensieri al cospetto della propria anima, ed è questo che ognuno di noi, dovrebbe fare quando si è posti davanti ad un insuccesso, invece di essere disposti a farsi ammaliare da note stridenti, che hanno il solo intento di devitalizzarci energeticamente. L’insuccesso non è facilmente digeribile, ed è qui che una mente ancora “malata” non riesce a farsene una ragione arrampicandosi sugli specchi.

L’insuccesso porta in sé l’incapacità di essere completamente responsabili delle proprie azioni, cercando a destra e a manca qualcosa che giustifichi, con l’intento di portare all’esterno la causa. Siamo in presenza di un terreno fertile per quanto riguarda l’egoismo, la malevolenza, il pettegolezzo e la tendenza alla critica, aspetti che proliferano con le loro “buone intenzioni”, distorcendo, come in un caleidoscopio, l’esperienza vissuta.

La caparbietà e la tenacia, debbono servire a far nascere nuove tendenze, qualità che abbiano origine dal piano dell’anima. L’insuccesso rappresenta semplicemente ciò che potevamo fare in quel determinato momento, il quale serviva ad affrontare ciò che potevamo sostenere, respingendoci sulla base di quello che ancora necessitavamo di sperimentare. Ci sentiamo feriti, mentre invece dovremmo vivere esattamente il contrario, avendo a disposizione ulteriori elementi con i quali rendere coerente la nostra azione.

Senza se e senza ma, non bisogna dare ascolto all’insuccesso, facendoci attrarre verso il basso della nostra coscienza. Siamo imperfetti, condizione che dovremmo accogliere con intelligenza, dove ogni evento concorre a sciogliere ciò che ancora impedisce il fluire dell’anima, il vero Terapeuta. Alziamo dunque gli occhi al cielo facendoci attrarre da essa, riconoscendo che non potevamo trovare di meglio, sicuri di essere in buone mani.

Facile non sarà, il lamento e la recriminazione rendono pesante l’incedere, sia dunque vinta l’inerzia perché con il movimento che ne deriverà, l’esperienza non potrà che conclamare la vittoria di ciò che è, rispetto a ciò che pensiamo che sia.

Comunque vada sarà un successo, sembra banale e magari illusorio, ma funziona proprio così, non si torna mai indietro, ed ogni avvenimento favorisce l’avvicinamento all’anima… alla faccia dell’insuccesso che pensavamo di avere vissuto.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.