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Cambiare onda

cambiare_onda300_0È un modo di dire, cambiare onda, ma quanto risulta difficile attuarlo nella nostra vita. In questo caso penso ai tanti momenti nei quali si è preda di “frequenze” non molto elevate, che inducono ad uno stato che di felicità ha ben poco. Veniamo presi da una morsa, molto spesso non riconosciuta, che a poco a poco ci devitalizza, facendoci sprofondare in una inerzia dalla quale si farà sempre più fatica a riemergere. L’inizio di questo articolo non è certo dei più allegri, ma ho cercato di descrivere qualcosa di mellifluo, che si fa strada nel momento in cui abbandoniamo la patria potestà della nostra coscienza. Posso convenire sul fatto che attualmente, di notizie allegre se ne sentono poche e che le prospettive verso cui tendiamo non sono propriamente rosee… ma allora cosa facciamo? Ci arrendiamo? Tiriamo fuori un Battiato d’annata e sventoliamo bandiera bianca? Meglio di no, c’è una vita da vivere e se cominceremo a porre maggiore fiducia nei nostri passi probabilmente il futuro sarà meno grigio. Quindi che cosa possiamo fare? Intanto c’era qualcuno duemila anni fa che diceva: “vigilate e pregate” e direi che possiamo considerare questa parabola ancora attuale.

Che cosa vuol dire? Significa che non si può lasciare la nostra coscienza in balia di chicchessia. Difficile mandare fuori casa una persona che si è già seduta sul nostro divano e, impugnato il telecomando, ha già posizionato il televisore sul suo programma preferito. Il significato è che se lasciamo entrare pensieri che poi si avvoltolano su loro stessi, sarà difficile districarli e di conseguenza liberarsene. Prevenire è meglio che curare, ma nel caso in cui si debba fare i conti con i sintomi significa che la malattia si è insinuata e allora bisogna cambiare onda. La psicologia dello yoga ci aiuta partendo sempre da un insegnamento di duemila anni fa che recitava la necessità di trovare, prima di tutto, il regno dei cieli in sé, ed ogni altra cosa sarebbe stata data in più. Il regno dei cieli è la nostra anima, la sorgente più elevata alla quale possiamo accedere ma, sicuri comunque della sua sempiterna presenza, possiamo sempre trovare una qualsiasi cosa che ci aiuti a trovare una prospettiva diversa. Datemi una leva e vi solleverò il mondo asseriva Archimede e anche per noi vale la stessa cosa. Cambiare onda significa trovare un punto nel quale fare leva, e ciò che ne otterremo sarà una visuale più favorevole. Tanti anni fa durante la prima lezione di un corso di Raja yoga tenuto da Massimo Rodolfi mi sentii dire di non aderire passivamente a stati che non favorivano il benessere, ma di trovare immediatamente qualsiasi cosa che potesse sovvertire quella condizione, senza aspettarsi eventi eclatanti ma affidandosi ad una canzone, ad una passeggiata o, perché no, vangare l’orto.

Qualsiasi cosa va bene, avrà fatto da leva e vi avrà sollevati da quello stato ergendovi ad una condizione più fiera che vi aiuti ad identificarvi con il cielo in voi… questo si chiama aiutati che il ciel t’aiuta. Vi aspettavate chissà quale tecnica innovativa? Niente di tutto questo, ciò che andava bene duemila anni fa è ancora in garanzia a tutt’oggi, anche perché l’essere umano, malgrado le tante parole espresse, queste tecniche, non le ha ancora applicate sino in fondo. E allora cosa aspettiamo ad applicarle? Ci vuole sicuramente forza per uscire dai solchi creati dalle abitudini. Ormai di fronte a ciò che ci angustia ci arrendiamo, per far valere questo potere nei confronti altrui, attirando attenzione con il nostro lamento, così da nutrire il fatto che comunque abbiamo ragione noi. Non esiste la ragione ed in modo particolare quando questa è fonte di malessere anche se, a volte, ben mascherato. Vi siete mai accorti quando siete, scusate il francesismo, incazzati, quanto vi piaccia quello stato che imponete agli altri? E non avete mai avvertito il fatto che sarebbe bastato poco per cambiare onda? E che cosa vi ha trattenuto se non il timore di perdere qualcosa e di cadere in balia dell’altro che, attraverso il vostro incazzo, doveva capire qualcosa? La partita, come dico abitualmente, si gioca qui. Siete soli con il vostro “nemico”, il quale non è la persona davanti a voi, ma siete voi stessi, dove l’altro è semplicemente la proiezione di un casus belli che avete creato per giustificare la vostra ragione.

Il meccanismo mi sembra chiaro, non si cambia sino a quando non ci renderemo conto di quanto sia nocivo quel modo d’essere. Invece, senza se e senza ma, bisogna uscire allo scoperto perché nulla può giustificare il malessere vissuto. Mah che dire, l’ignoranza umana è capace di stupire oltremodo, e come escamotage a volte ritiene che il mal comune sia mezzo gaudio. Che brutto proverbio, non mi è mai piaciuto, come si fa a stare bene condividendo il malcontento? Certamente entrano in gioco anche aspetti di condivisione e di compassione che sono sicuramente di aiuto per schiarire le proprie illusioni e fino a questo punto ci sono.. ma poi quando il tutto vira verso il far star male anche l’altro al fine di sentire meno il proprio disagio mi dissocio e, come un pentito, comincio a collaborare con la mia anima. Cambiare onda è una esperienza inebriante, ciò che appariva impossibile un attimo prima diviene immediatamente realtà. L’incazzo teso a produrre attenzione perde di spessore e scardinando le difese possiamo scoprire di poterla cavalcare quell’onda. È tutta illusione per poter giustificare il nostro agire senza “pagarne” il giusto prezzo e mettersi a disposizione del cambiamento. Allora ci sentiamo inadeguati, fatti male, falliti, sbagliati, non amati, abbandonati… e qui potremmo aprire un blog che ognuno di voi potrà arricchire con le proprie sensazioni vissute.

Quelle che ho elencato sono una minima parte di ciò che ho affermato negli anni e di cui ne riconosco l’oggettiva inconsistenza. Alla fine che cosa sta “ballando” se non il fatto che siamo di fronte ad una crisi e quindi alla possibilità di stare meglio, non appare così anche a voi? Naturalmente stare bene è una condizione che conosciamo meno rispetto al lamento, e malgrado gli eventi ci comunichino che siamo pronti a crescere, parti di noi si disperano perché vogliono rimanere bambini e fare i capricci. Invece di agitarsi e intorbidire le acque, la prossima volta che queste sensazioni negative vi coglieranno e avrete la sensazione di annegare, fate una cosa, alzatevi in piedi con fierezza così da scoprire che si “tocca”. Vi accorgerete, come ho sentito di recente vedendo un film, che in certi momenti bastano venti secondi di imbarazzante coraggio.

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.
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