La cura

Bisogna avere cura della vita e di tutto ciò che la compone, bisogna avere cura in ogni nostro gesto perseguendo l’innocuità, condizione che è propria di un Maestro, il quale, trascendendo la condizione umana ne ritorna al gregge come pastore ma senza identificarsi in esso. Questo tratto di cammino mi vede sempre più alle prese con la possibilità di avere maggiori attenzioni nei confronti della vita, ricercando quella compassione che consenta ad ognuno di essere quello che deve essere senza per questo percepire un senso di minaccia.

La cura passa anche attraverso l’ordine, la chiarezza e la disciplina, aspetti senza i quali sarà molto difficile, se non impossibile, giungere a manifestare questa propensione nei confronti della vita. Occorre tanta dolcezza perché questo accada, occorre nello stesso tempo tanta tenacia nei confronti di se stessi per non dare quartiere agli automatismi che ancora ci compongono. Dolcezza e tenacia possono andare di pari passo, non sono in antitesi, semplicemente per essere perseveranti e continui nel non dare scampo a se stessi, bisogna anche essere dolci per accogliere la propria ignoranza, certamente non semplice da prendere in considerazione.

Quanta strada bisogna compiere perché questo accada, un Sentiero che si staglia lungo il percorso che conduce alla propria anima, un Sentiero che apre continuamente nuovi scenari ampliando la visione del cuore, scenari che percepiamo nella nostra essenza come se ci appartenessero da sempre. Il percorso che conduce alla propria anima ci comunica l’importanza della cura, senza la quale l’anima non potrebbe essere costruita, indicando la via perché possa realizzarsi in tutto il suo splendore che ci narra di mondi lontani finalmente percepiti come possibili. Per avere cura della vita bisogna comprenderne le cause e la relazione con gli effetti.

Alla luce di tutto questo, non possiamo desiderare di meglio se non avere cura, portando ordine e chiarezza in ogni aspetto della nostra vita a partire dalle piccole cose che rappresentano la base per ulteriori conseguimenti, sempre più grandi sino ad abbracciare ogni spazio della nostra coscienza. Per questo sento sempre più un bisogno di mettere ordine, quell’ordine tante volte trascurato per non essere responsabile delle mie azioni, manifestando talvolta un senso del dovuto che solo ora comincio a percepire nelle radici. Avanti dunque verso nuovi lidi nei quali attraccare con maggiore sicurezza.

L’ordine reclama anche un giusto ritmo, molto spesso sacrificato in luogo di una disarmonia che faceva prevalere il conseguire rispetto ad un agire armonioso che tenesse anche conto del prossimo. Mentre sto terminando questo articolo, mi sovviene il senso che mi ha spinto a scrivere di questo argomento, cioè il riconoscersi come parte di un tutto, e se tutto ciò che è esiste è parte di noi, ad un certo punto prendersi cura di ogni aspetto ci riporta, sempre e comunque a ama il prossimo tuo come te stesso.

C’è un tempo in cui s’inciampa imprecando con la vita responsabile dei nostri “guai”, esiste poi un tempo nel quale s’intravedono gli ostacoli intuendo che li abbiamo posizionati noi sul nostro cammino, ed esiste un tempo nel quale si possono rimuovere con forza, fiducia e intelligenza, magari anche con piacere, così da alimentare l’aspirazione verso il Buono, il Bello ed il Vero, capisaldi della coscienza che ci consentono di rimuovere ciò che genera sofferenza.

E poi andando a verificare l’etimo di cura ho letto parole che mi hanno colpito, parole che rimandano al fatto che la cura stimola il cuore e lo consuma. Questo compie la vita nei nostri confronti, stimolando i cuori per poi portarli a consunzione sino a renderli perfetti… per questo voglio avere cura di me stesso e della vita.

La paura di rimanere soli

Ormai l’abbiamo capito, anche un po’ a malincuore, che la paura non esiste, ed è una maschera. Se non l’avete ancora fatto, vi invito ad acquistare questo libro: La paura non esiste. Trasforma il lato oscuro di te stesso

Poi la paura la senti, ti raggela, ma se vuoi l’affronti e vai oltre. La solitudine è un qualcosa che ci portiamo dietro da innumerevoli incarnazioni (se crediamo alla legge della rinascita, sotto un profilo esoterico).

Se penso che solo in questa vita non faccio altro che pensare ai miei ricordi, alla vita trascorsa, figuriamoci quanto siamo distanti dal seno del padre e quanta solitudine possiamo avere accumulato in tutte le incarnazioni. Spesso il senso di solitudine che viviamo in questa incarnazione è il frutto del passato, di dolore inflitto e senso di separazione di cui la personalità, spesso, ha bisogno ma di cui si lamenta continuamente. Siamo strani eh!

Quante volte ci sentiamo soli e non facciamo una mossa (una eh, non dico due..), per telefonare ad un amico, o chiedere aiuto.

E magari, se riusciamo a chiedere aiuto pretendiamo che l’aiuto ci sia dato nei tempi e nei modi da noi “ preposti”. E se questo non avviene nei modi previsti, ci sentiamo offesi.

Per non parlare di coloro che criticano, dall’alto del proprio sapere, l’umanità, questi sono i primi a sparare sentenze su gli altri, senza ascoltare cosa realmente li motiva.

Ciò che motiva ogni nostra sentenza, ogni giudizio, è la necessità di separazione, che sottostà al bisogno di solitudine. La solitudine ci permette di non cambiare, di non disattivare ciò che alimenta il male in noi e trovare sempre giustificazioni al nostro “aver ragione”.  In più ci sentiamo di valere, di essere importanti e tutto questo lo confondiamo con l’amore e con l’essere amati. Tutto questo agire è la ricerca spasmodica che ognuno di noi fa, in modi più o meno velati, per eludere la solitudine. Invece queste modalità, non fanno altro che isolarci, non confrontandoci con gli altri mai su nulla, per non perdere quel potere illusorio che vuole avere la personalità egoista.

Se diamo ascolto ai bisogni dell’anima, riusciamo a vedere quanto distruggiamo le nostre relazioni e quanto la paura di rimanere soli è solo una scusa per spostare l’attenzione su ciò che è veramente utile: il mettersi in gioco. Se ci mettiamo in gioco possiamo andare veramente al di là della paura di rimanere soli e vivere con piacere anche una certa qualità di solitudine, fino a quando, anche essa, tornati al seno del Padre, si dissolverà nell’amore eterno.

Non ho tempo ma questo è il mio tempo – seconda parte

Ogni momento è il nostro tempo, siamo quello che siamo e non possiamo essere altrimenti, per questo siamo al posto giusto nel momento giusto, inutile quindi cercare di essere quello che non siamo perché da questa condizione nasce la sofferenza dovuta all’ignoranza. Questo è quanto ho percepito oggi mentre assistevo alla lezione finale della scuola Energheia tenuta da Massimo Rodolfi, fondatore nel 1996 di questo percorso triennale, lezione che domani culminerà con la consegna dei diplomi per gli allievi che nel 2014 hanno avuto la ventura di iniziare questo percorso.

Questa intuizione mi ha permesso di assottigliare la distanza fra ciò che penso di essere e ciò che sono realmente, cogliendo nella sintesi possibile quanto di meglio si possa vivere. Ma arrivare a sancire in maniera inequivocabile tutto questo bisogna mangiare ancora qualche crostino, sicuro del fatto che la vita non mancherà di posizionarli sul mio cammino. Forza e coraggio dunque, il tempo idealizzato e quello reale troveranno il modo di sovrapporsi, a favore di una condizione della coscienza finalmente in grado di cogliere le leggi della vita.

L’intuizione è la vera conoscenza, ma bisogna anche favorirla creando le condizioni affinché possa manifestarsi con maggiore frequenza e affidabilità. Magari cominciando ad affermare in ogni momento della nostra vita che questo è il nostro tempo. Non ci crediamo? Fa lo stesso, tanto continuando a lottare stoicamente con ciò che la vita ci offre ritenendolo ingiusto finiremo in ogni caso a soffrire, quindi, perché non comportarci diversamente? E poi cosa ci costa? Che cosa abbiamo da perdere in definitiva? Forse l’idea di noi stessi che vogliamo costantemente imporre agli altri per controllarli meglio?

Non importa se non lo capiamo, non importa se la mente razionale sobillata da ciò che il campo emotivo non riesce a digerire si imbizzarrisce rifiutandosi di saltare l’ostacolo, ciò che conta veramente è stare bene, e continuare a ritenere il tempo un tiranno senza appello non faremo altro che alimentare illusioni a profusione. Si tratta delle stesse illusioni che non sono supportate dall’oggettività, sobillandoci nel ribellarci contro la nostra vera natura rappresentata dall’Anima. Il tempo non basta mai e soprattutto non corrisponde mai ai nostri di tempi, ma come se ne esce da questo ginepraio?

In parte l’ho accennato in precedenza e credo che ci voglia tanta pazienza e forza nel vincere l’inerzia di una personalità continuamente alla prese con una idea di sopruso che ritiene di subire, mentre invece bisogna fare i conti con l’oggettività della vita che ci fa vivere come effetti ciò che abbiamo posto come cause. Si chiamerebbe anche karma, ma se prendessimo in considerazione leggi fisiche come quelle della dinamica o di Archimede, magari comprendendole anche, come faremmo ad opporci al fatto che il caso non esiste e quindi che il tempo non ci è avverso ma è in funzione di ciò che esprimiamo?

Alla fine di tutto si fa comunque con quello che c’è. Non importa se non abbiamo capito quanto scritto in precedenza, cerchiamo di essere aderenti al nostro vissuto cominciando a lamentarci meno e ad agire di più,  e vedrete che le cose miglioreranno, se non altro utilizzeremo il nostro tempo in maniera costruttiva giungendo più velocemente alla possibilità di cogliere in ogni momento il nostro tempo.

La forza del cuore

Non avrei mai pensato, in passato, di scrivere un articolo sulla forza del cuore. Oramai non scendo più a compromessi con la mia mente e il suo bisogno di togliermi la felicità, e così, devo ammettere che il mio cuore, è la mia forza.
Un cuore ricco ancora di involucri, di pelli dure che lo avvolgono, ma è  pronto a sacrificarsi per lasciare un segno sulla mia strada.
E dire che per anni ho sostenuto indispensabile ed affidabile la mia mente razionale, la mia forza e la mia durezza. Certo, tutto questo mi ha fatto “alzare la testa” verso il cielo nei momenti più bui e mi ha dato la forza di non arrendermi, ma ciò che mi ha mantenuta vigile, quando mi sarei voluta addormentare per sempre, è stato il cuore.

Il mio cuore è entrato in vibrazione con il cuore degli altri, di quei cuori maestri (passatemi la licenza poetica), che mi hanno detto, nel silenzio della presenza più semplice: “io ci sono, questa è la strada”.

Ho cercato per prima cosa la verità, e la vita mi ha ridato ciò che era già mio: il coraggio.
Il vero coraggio si matura man mano che si impara ad amare la vita in tutte le sue forme, lo si perfeziona arrendendosi alla vita per quella che è, e non per come, forse, la vorremmo…
Il coraggio è il vero nutrimento del cuore, la sua forza. Il coraggio di dimenticarsi di sé, includendo tutto, perché tutto è sacro ed esprime il bello in ogni sua manifestazione.

In un momento molto difficile, alcuni anni fa, una voce mi disse: “ I cieli si muovono per chi azzarda coraggio.”

Il vero coraggio è mettere da parte le proprie pretese, la propria ragione ed accarezzare il cuore dell’altro.  Smettere di sentirsi soli per poter recriminare alla vita. Questo, in parte, l’ho imparato.
La forza del cuore ti fa sentire ancora di più, e più forte, ma non ti svuota di vita, anzi, la sostiene nelle pieghe più profonde e intime.
Sosteniamo i nostri cuori e ricordiamoci, gli uni con gli altri, della forza e del coraggio che possiamo esprimere. Così, nessun tipo di male potrà corromperci e potremmo camminare fianco a fianco nel lungo cammino che ci attende.

Amore Intelligente

Il sentiero iniziatico segna l’ingresso nella parte finale dell’evoluzione umana sul pianeta Terra. Procedendo in dimensioni nuove e sempre più ampie abbandoniamo ciò che rimane dei nostri attaccamenti e comprendiamo nella nostra coscienza quel che prima escludevamo, mentre cresce in noi l’intima consapevolezza e la responsabilità dell’unione con tutte le creature. Questo significa che le energie dell’Anima penetrano sempre più in profondità e noi impariamo a usarle come in una traduzione simultanea, esprimendole in modo dinamico e sintetico nei fatti di tutti i giorni.

Le energie che caratterizzano l’Anima sono Volontà spirituale e Amore Intelligente. Naturalmente l’espressione di queste Forze nella vita quotidiana è preceduta da una lunga sperimentazione in cui la comprensione mentale passa attraverso molte difficoltà e fallimenti prima di potersi manifestare pienamente nella vita pratica. Si tratta di fare i conti con quanto la personalità riesce a fare, nel senso che fino a che le nostre personalità non sono veramente integrate e consacrate al Sé divino, difficilmente riescono a fare quel che dicono e che forse comprendono ma che sicuramente non riescono ancora a gestire. Eppure si va avanti così: affermando prematuramente e in modo inadeguato, quel che un giorno sarà un fatto compiuto.

Le energie della personalità integrata e quelle dell’Anima sono possibilità diverse del nostro divenire in differenti tempi e spazi. Arriva un momento in cui queste energie cominciano ad attrarsi e poi a unirsi, a fondersi, fino a quando quelle dell’Anima prevalgono e presiedono a tutto ciò che si muove nei mondi inferiori, passando attraverso un’infinità di cambiamenti.
Le energie integrate della personalità che agiscono nei mondi inferiori sono:

  • Il corpo eterico, veicolo dell’energia vitale
  • Il corpo astrale, veicolo dell’energia sensibile o senziente
  • Il corpo mentale, veicolo dell’energia intelligente della volontà

L’Angelo Solare che è in ognuno di noi è ed esprime Amore e Volontà. Quando Amore e Volontà illuminano e dominano la nostra mente, allora realizziamo in noi la perfezione “del Padre che è nei cieli”. Meta e compito dei discepoli è dunque esprimere Volontà e Amore attraverso l’uso saggio dell’Intelligenza nei veicoli della personalità integrata. Significa cioè agire attraverso un chiaro Proposito e un Amore Intelligente.

Amore Intelligente è la forza creativa che consente all’Anima di manifestarsi nella forma, è quella forza che subordina gli interessi personali alle esigenze del gruppo e sa riconoscere di volta in volta il Bene maggiore, è quella forza che gradualmente conduce al superamento della separatività iniziale fino alla realizzazione di un unico servizio grazie a diversi campi di attività individuale.

L’Amore Intelligente opera per unire Cielo e Terra, ciò che è sopra e ciò che è sotto, per rivelare la Verità, la Via e la Vita fino a gridarla sui tetti delle case, non più nascondendo la grandiosità dell’Opera.

L’Amore Intelligente tramuta la conoscenza in Saggezza, nel lavoro quotidiano. L’Amore Intelligente trasforma ogni perdita in un guadagno perché ciò che scompare è illusorio, effimero e irreale. La Verità raggiunta invece è eterna e non potrà mai essere perduta.

L’Amore Intelligente separa il grano dalla crusca e spezza il Pane perché ognuno se ne cibi secondo la sua misura e sia nutrita tutta l’umanità, in vista di un’era in cui sarà illuminata, un’Era Nuova appena iniziata.

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Non ho tempo ma questo è il mio tempo – prima parte

Il tempo, non quello meteorologico, non basta mai, e qualcuno a suo tempo disse che chi ha tempo non aspetti tempo. La difficoltà sta nell’integrare tutto questo sino a renderlo completamente coerente, difficoltà che è tale nel momento in cui la personalità è ancora molto vitale opponendosi alla necessità di un tempo che non corrisponde mai alle proprie aspettative, cercando, in questo caso, di imporlo al prossimo, con il risultato che questo tempo sarà sempre più difficile da digerire.

Il tempo mette ansia, agitazione, preoccupazione, e chi più ne ha più ne metta; la paura di non ottemperare a ciò che la vita ci mette davanti, e che sentiamo necessario, a volte tracima in maniera debordante, lo stesso dicasi per tutto ciò che vogliamo a tutti i costi evitare creando travagli a non finire che non porteranno a nessuna nascita, generando frustrazione e risentimento. Eppure la vita nel suo complesso è semplice, basta fare ciò che ci propone al meglio delle nostre possibilità.

Belle parole non c’è che dire, ma di fronte ad una personalità scalpitante come un purosangue da domare, la prova è certamente ardua, ma bisogna pur far qualcosa davanti a tutto questo, non certamente scappare, poiché non estinguerebbe le cause che hanno portato a quell’azione. Meglio quindi fermarsi un attimo e sostare davanti alla propria ignoranza trasformandola, se possibile, in azione, così da creare quella conoscenza che estingue la sofferenza, compiendo il Sentiero Spirituale con sempre maggiore consapevolezza.

A questo proposito, per quanto mi riguarda, sta cambiando la percezione del Sentiero Spirituale, un tempo ritenuto molto più complesso e bisognoso di chissà che cosa, mentre ora mi sono messo un po’ più quieto, cercando di guardare meglio dove sto mettendo i piedi, perché da questo dipende il futuro del mio cammino, un futuro che non può non basarsi che su quello che sto seminando in questo momento.

In poche parole assottigliare lo spazio fra pensiero e azione, oppure in altro modo, come detto in precedenza, sostare davanti alla propria ignoranza senza recedere da ciò che la vita ci pone davanti, per colmarla, questa benedetta ignoranza, rimanendo l’unica cosa sensata da fare. Questo è l’unico modo attraverso il quale migliorare il proprio rapporto con il tempo, riconoscendo in esso la giusta tempistica con la quale la vita desidera migliorarci, malgrado il nostro puntare i piedi davanti a questa possibilità.

Arrivare a comprendere che in ogni momento viviamo il nostro tempo, e che la sofferenza deriva dal fatto che cerchiamo di vivere tempi non nostri, ma che secondo le nostre aspettative sarebbero molto gratificanti, non sarebbe male come punto di partenza, “purtroppo” non siamo strutturati per questo, ma che importa, secondo la nostra ignoranza, meglio incentivare ciò che conosciamo meglio, cioè il disagio. Si fa con quello che c’è, oppure come diceva mia nonna, un fatto fatto è meglio di uno da fare cercando di tenersi puliti sotto.

Ecco partirei da qui, mi rilasserei, le cose vanno meglio quando non le imponiamo, sia con un atteggiamento aggressivo ed evidente, oppure nascosto, ma non per questo meno aggressivo, quindi no paura che produce paralisi impedendo di muoverci così da cogliere in ogni esperienza che ce la possiamo fare, visto che non ci manca nulla di ciò che ci occorre.

Ma non finisce qui… vi aspetto per la seconda e ultima parte di questo articolo.