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Tre requisiti fondamentali per la realizzazione

per la realizzazioneL’uomo fa della metafisica così come respira, senza pensarci (Meyerson)[i]

È come dire che la condizione umana naturalmente induce a farsi domande su cosa c’è oltre il velo del visibile, sull’ origine di ogni cosa e sul senso profondo della vita.

Fare metafisica è interrogarsi sulla natura dell’Assoluto, indagarne le qualificazioni e gli attributi, andare alla ricerca delle strutture essenziali dell’essere.

È un bisogno atavico dell’uomo comprendere le ragioni della vita, il più delle volte apparentemente inspiegabili, soprattutto conciliare la sua necessità di assoluto con, invece, la precarietà dell’esistenza.

Significativo in questo senso è che un altro scienziato, Max Planck[ii], si faccia interprete di questa esigenza e affermi: “La ricerca di qualcosa di assoluto è lo scopo più nobile e degno della scienza”.

Stiamo ancora aspettando che la scienza consegua tale degno e nobile scopo. Invece, come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare (vedi in particolare http://www.yogavitaesalute.it/2016/04/13/la-realizzazione-spirituale-meta-e-liberazione-22907.html) la ricerca del “sostrato” immutabile, permanente, incondizionato, che sottende la realtà così come la percepiamo e viviamo è stata proprio la tematica fondamentale del Vedanta.

Nell’Occidente positivista è ritenuto reale ogni dato rilevato dai nostri sensi fisici, quindi necessariamente suscettibile di interpretazione personale e fallace.

In Oriente, invece, (ma anche nell’Occidente classico con Pitagora, Platone, Plotino e altri) da sempre viene considerato Reale ciò che non subisce cambiamento e diversificazione, a questa condizione la Realtà è sostanzialmente sinonimo di Assoluto; ciò che non è Assoluto è quindi fenomeno, apparenza.

La Realtà-Assoluto è come lo schermo del cinema che funge da sostrato su cui scorrono le immagini, gli eventi e i drammi della vita filmata; e proprio come nella finzione cinematografica la nostra percezione della vita è illusoria.

Per comprendere la Realtà nella sua autenticità sarà indispensabile una trasformazione di noi stessi: solo realizzando in noi l’Assoluto potremo conoscere l’Assoluto.

Questo ci riferisce il Vedanta, la cui finalità è condurre l’individuo alla totale liberazione dall’ignoranza-avidya mediante la realizzazione spirituale, dimostrando che la Realtà è Spirito-Brahman e che tutto, noi compresi, è ugualmente “Quello”.

Quali sono allora i primi passi da compiere per intraprendere l’angusto e arduo Sentiero e connetterci con la nostra essenza spirituale? Quali i requisiti?

Tre sono i fattori preliminari per riconquistare l’immortalità:

Allora il grande Padre gli disse: [La Scienza di Brahman] si conosce tramite la fede, la devozione e la meditazione yoga.”[iii]

Non la ricchezza, né la discendenza, per ricongiungerci con la nostra natura divina ed eterna occorrono questi tre fattori preliminari:

  1. Certezza-Fede
  2. Devozione
  3. Meditazione

La fede qui sta per certezza intuitiva, una sorta di riconoscimento inconscio. Una certezza che trascende la stessa ragione costituisce il primo passo sul sentiero spirituale.

Come non abbiamo bisogno di dimostrazione per convincerci che esistiamo, così bisogna avere la certezza che noi siamo parte di una esistenza una; riconoscere nel profondo che la dimensione materiale è solo l’estrema manifestazione della sorgente spirituale.

“Sraddha è aderenza fiduciosa [fede] alla verità esposta nelle Scritture e dal proprio guru; con essa si perviene ad apprendere il reale”.[iv]

Solo tale certezza interiore può stimolarci nella ricerca della conoscenza e quindi del ricongiungimento con la nostra vera essenza, il nostro atman che è Brahman stesso, conseguendo lo stato di kaivalya, cioè di Liberazione integrale.

“[si ha kaivalya] quando la coscienza è fondata sulla sua propria essenza”.[v]

Questa convinzione ci fa presentire che la Pace profonda è raggiungibile, così come che in noi risiede la stessa beatitudine di Dio. Allora muoviamo il secondo passo per avvicinarci alla meta con aspirazione, che diventa un fuoco che brucia tutti gli ostacoli che ci tengono ancora lontani dalla scintilla divina in noi. L’aspirazione si tramuta in devozione ai “fuochi lontani” che per ora possiamo solo prefigurarci, ma il nostro cuore è pronto ad ogni sforzo pur di raggiungerli.

Fra i mezzi che portano alla Liberazione, la devozione occupa un posto elevato. La ricerca costante della propria reale natura si chiama devozione”.[vi]

La meditazione, attraverso le sue fasi dharana, dhyana e samadhi, apre le porte della vera conoscenza e conduce alla sorgente della Vita, il supremo atman.

Essa è “un possente tonico che elettrizza tutte le cellule compenetrandole di vibrazioni risolventi e irradiandole di benefiche influenze, […]eleva e fortifica la mente”.[vii]

Queste sono le indicazioni che le sacre scritture, Sruti, danno e coloro che vi si dedicano con determinazione e perseveranza si libereranno dall’ignoranza e dalla schiavitù.

[i] Filosofo chimico francese morto nel 1953

[ii] Fisico tedesco premio Nobel morto nel 1947

[iii] Kaivalya Upanishad

[iv] Samkara, Vivekacudamani

[v] Patanjali, Yogadarshana

[vi] Ibidem

[vii] Raphael (a cura di), Cinque Upanisad, Asram Vidya, Roma, 1974,

 

Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.
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