Sri Aurobindo, uno yogi rivoluzionario

Sri_aurobindo[1]Sri Aurobindo, come tutti i Realizzati, si è dedicato a tempo pieno alla vita. Quello che mi piace evidenziare è che in alcuni anni, pur avendo già realizzato lo yoga, ha lottato fianco a fianco con i suoi connazionali nel tentativo di risvegliare il popolo indiano dal giogo inglese. La sua azione politica rompe lo stereotipo dell’idea popolare del Maestro tanto da rivoluzionare per sempre la visione comune sugli yogi. Pur avendo pienamente sintetizzato in sé tutto il lignaggio della tradizione, la sua vita ha trasmesso quella passione civile e sociale che ne fanno a pieno merito uno dei padri fondatori di una nuova visione dell’umanità basata sull’innocuità e sull’amore. Infatti le sue opere dovrebbero essere studiate nei licei di tutto il mondo. Comunque quello che si conosce di Aurobindo è soltanto la punta di un iceberg, in quanto la sua opera si è svolta in profondità mentre lo sguardo umano rimane attratto dalla superficie. Nonostante il tentativo di scrivere qualcosa su Sri Aurobindo nasca come un fallimento annunciato, osservare la sua vita prima del 1910, anno dell’arrivo a Pondicherry, può essere un buon tentativo per cercare di avvicinarci all’opera del Maestro. Gli anni successivi, dove agì una forza silenziosa, non saranno oggetto di questo articolo. Per completezza di informazione nel 1926 si ritirò in una stanza, da dove non cessò mai di operare tramite le energie sottili, per uscirne soltanto nel 1950 quando il cuore cessò di battere.

Aurobindo nasce il 15 agosto del 1872 a Calcutta. Il padre riponeva grandi aspettative su di lui e per questo a sette anni lo manda in Inghilterra dove riceve un’educazione occidentale. Il bambino stupisce i suoi professori per l’intelligenza e la pace che trasmette. Inoltre colpisce per l’ostinazione con cui porta avanti le sue convinzioni nonostante il suo animo emanasse una calma fuori dal comune. Si appassiona allo studio tanto da apprendere molto sulla cultura europea antica, medioevale e moderna. Fino a venti anni, l’anno del rientro in India alla morte del padre, Aurobindo non parla una parola della lingua indiana. Tornato nella terra natale si dedica all’insegnamento anche se ben presto scoprirà che la sua missione è un’altra. In quegli anni inizia ad occuparsi di politica. Una grande passione lo porta a scrivere degli articoli sferzanti in favore dell’indipendenza dell’India in contrasto con la politica blanda del Congresso. Ve ne riporto alcuni stralci. Il primo fa luce sulle cause delle condizioni in cui si trova il popolo indiano, ma le cui parole sono sempre più attuali:

“Il nostro vero nemico non risiede in nessuna forza esterna a noi stessi, ma nella nostra debolezza lacrimosa, nella nostra vigliaccheria, nel nostro miope sentimentalismo”

Nel secondo stralcio il giovane Aurobindo individua l’aspetto più importante dell’essere umano con cui è necessario dialogare, allora come ora, affinché sia possibile avanzare lungo la spirale dell’evoluzione:

“Il nostro appello, il rispettoso appello di cuore di tutta la nazione, non dovrebbe essere indirizzato al parere degli anglo-indiani, né al senso britannico di giustizia, ma al nostro senso umano rinato, al nostro senso di sincero cameratismo – nella misura in cui può essere chiamato sincero – con il popolo sfortunato dell’India.”

Dal 1893 al 1905 Aurobindo vivrà a Baroda dove si occuperà di incarichi culturali e inizierà lo studio dei testi classici indiani che si presume lo porterà a sperimentare la pratica dello yoga. In quegli anni gli studi lo avevano portato a capire come il popolo indiano era tenuto sotto scacco dall’Inghilterra. Molti indiani avevano perso la capacità di leggere il loro passato per cui speravano che il sistema inglese fosse la soluzione ai loro problemi. Con questi presupposti l’Inghilterra poteva dirigere a suo piacimento tutto il commercio del subcontinente indiano e mantenere fragile l’agricoltura indiana in modo che non costituisse fonte di prosperità. Per rovesciare questo stato di cose gli indiani a chi potevano rivolgersi? Non al senso di giustizia britannico e meno che meno all’azione dei politici corrotti da interessi legati ai privilegi concessi dagli inglesi, ma a se stessi attraverso l’uso delle forza. Negli anni seguenti con l’arrivo a Calcutta la spinta rivoluzionaria di Aurobindo trova compimento nella fondazione di un giornale politico e nella stesura di un programma politico che lui stesso sintetizzò in 4 punti e che riprendo da Wikipedia:

1) risvegliare l’India all’idea dell’indipendenza; 2) suscitare nei connazionali uno stato permanente di rivolta; 3) trasformare le imbelli rivendicazioni del Partito del Congresso in un movimento che si proponga l’indipendenza completa del Paese dalla Gran Bretagna; 4) preparare l’insurrezione armata

La sua attività politica è così bene realizzata tanto da farlo ritenere dagli indiani il leader indiscusso del movimento rivoluzionario e dagli inglesi l’uomo più pericoloso per gli interessi britannici. Per ben due volte venne arrestato dalle autorità inglesi e poi dopo esser stato processato, in entrambi i casi, venne rilasciato perché ritenuto innocente. Aurobindo impiegherà il tempo trascorso in carcere nello studio e meditazione delle Upanisad e della Gita che lo porteranno ad elevate esperienze sovrasensibili. Quel periodo così fecondo spiritualmente lo definirà: “ il segreto dell’azione”.

Prima dell’ arrivo a Pondicherry dove svolgerà successivamente quell’attività che definì “ il vero lavoro” in Aurobindo convivono l’intensa attività politica e la pratica dello yoga così bene da pensare che fossero una cosa sola. Fino a quel momento studiando la vita degli yogi più famosi si poteva pensare che l’attività spirituale dovesse essere disgiunta da quella mondana. Invece la vita del Maestro ci dimostra con i fatti che per raggiungere diverse realizzazioni spirituali, tra le quali il Samadhi una delle mete delle pratiche yogiche, è auspicabile lavorare per l’umanità in modo da riconoscerle quella dignità su cui si potrà fondare il lavoro più profondo.

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.