Slancio e sgomento, due aspetti dell’aspirante allo yoga

slancio e sgomento...Il secondo capitolo della Bhagavad Gita si apre con Krishna che esorta Arjuna ad alzarsi in piedi. L’opera del Maestro tende la coscienza del discepolo. La presenza di Krishna favorisce la costruzione del ponte verso il Regno dei Cieli. Chi aspira a realizzare lo yoga, sospinto dall’anima, si rivolge con determinazione a comprendere le cause della sofferenza, ma le conseguenze di una tale spinta non tardano a manifestarsi. La personalità, che non ha nessuna intenzione di scendere da quella fredda pietra in cui si è insediata, resiste ostinatamente al cambiamento ricorrendo alle azioni più subdole.

Arjuna, prima di accasciarsi a terra privo di forze, si era innalzato sulle vette dell’aspirazione umana. La fermezza e la volontà lo avevano condotto sulle vie impervie dell’amore, così riconosciuto il sentiero della luce, aveva risuonato insieme al Maestro la conchiglia della vita. Quando si è rapiti dall’importanza della posta in palio, anche l’attesa diviene un ulteriore fonte di prova. Il Pandava, nei momenti che precedono lo scontro, è pervaso dal desiderio di rendere tributo a quell’energia rajasica che l’ha condotto fino a quel punto. Così prima di affrontare la battaglia più grande chiede a Krishna di portarlo tra i due eserciti. Arjuna vuole gustare l’ebrezza di poter vedere in faccia il nemico. Il campo di battaglia, da sempre, lo fa sentire più vivo, la tensione dello scontro imminente elettrizza le emozioni e i pensieri. Ma questa volta, inaspettatamente, il figlio di Kunti si ritrova a fare i conti con dei limiti della personalità  non ancora emersi.

Il Pandava non conosce il vero nemico che deve affrontare in quella pianura. Sarà la scoperta più grande. Il discepolo è abituato a tendere verso i grandi ideali, desidera la giustizia più di ogni altra cosa, ma non avendo ancora purificato del tutto le emozioni distruttive è ancora preda dell’illusione. Chi scruta solo il cielo rischia di cadere nel pozzo: l’aspirante spirituale nel tentativo di elevarsi verso l’alto rischia, spesso, di cadere rovinosamente in un vortice nero di negatività. Arjuna non si conosce abbastanza, le vittorie conseguite lo avevano illuso di aver sconfitto definitivamente le energie oscure. Il Pandava, avendo ricacciato l’inerzia nel buio, si ritiene pronto per realizzare lo yoga. Da molto tempo si allena duramente nel disciplinare la mente, si è specializzato nel fronteggiare il nemico scagliando dardi con grande precisione. E’ un guerriero dal braccio deciso e dalla vista aguzza. Conosce lo slancio vitale e ne fa la sua arma preferita. Ma l’incontro con Krishna lo costringe ad affinare ulteriormente la pratica dello yoga.

Arjuna risuonando la vibrazione della gioia ha aderito al progetto dell’anima. Ma una tale presa di posizione scatena la reazione delle forze distruttive presenti in lui. Il figlio di Kunti dopo aver scorto nell’esercito opposto delle persone a lui care, si sente preso dalla sconforto. Teme che se uccide i suoi maestri e i suoi amici di infanzia la sventura si possa abbattere su di lui e sui suoi familiari. La sopraggiunta debolezza gli fa perdere la fiducia in se stesso e nello yoga. La pratica che lo ha reso grande tra gli uomini sembra evaporare al cospetto del calore prodotto dallo sfregamento delle emozioni contrastanti. Ancora una volta la dinamica del pendolo si rivela implacabile. Così il discepolo, colpito al petto dal ritorno di ciò che ha messo in moto, si ritrova, sbalzato dal carro, nella polvere della miseria umana. Ma è proprio nella cenere che risorge la fenice. La caduta rende il discepolo pronto per rialzarsi con rinnovato vigore.

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.