Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – terza parte

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano scoraggiare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky, in questa parte dell’articolo descriveremo e tenteremo di superare la seconda:

2 – La lunghezza del testo

Tanto per farsi un’idea, prendendo come riferimento le edizioni italiane del 2006 e del 2007, tradotte dal Prof. Stefano Martoraro dell’Istituto Cintamani di Roma, e considerando anche le varie parti introduttive, prefazioni, introduzioni, appendici e indici, La Dottrina Segreta conta 508 pagine nel Volume I, 916 nel Volume II e 683 nel Volume III.
Le edizioni italiane a cui facciamo riferimento riportano negli indici anche la numerazione delle pagine dell’edizione inglese… Per amor di approssimazione, insomma, diciamo che in quest’opera, un paio di migliaia di pagine, ci stanno tutte!

Personalmente ho avuto anche io occhi sgranati per quel mio compagno di studi che aveva la passione per certi mattoni di Dostoevskij da fare paura! E a mia volta sono stato fulminato da più persone, quando al bar ho tirato fuori la saga completa de Il Signore degli Anelli! Questo, tanto per dire che la lunghezza del testo è un fattore importante che viene considerato e ponderato bene, sia dagli scrittori, sia dagli editori, sia -più o meno deliberatamente- dai lettori; e nel caso de La Dottrina Segreta, la lunghezza del testo, potrebbe costituire uno scoglio non indifferente!
Il suggerimento più immediato che si possa dare è: piano piano, una pagina alla volta, senza fretta. E’ un suggerimento banale, certo, e può valere per qualunque altro tipo di lettura; nel caso della Dottrina, però, potrebbe valere doppiamente, perché l’opera stessa richiede una certa riflessione e non può essere approcciata proprio come un romanzo d’avventura di Wilbur Smith (senza offesa, Wil!). La Dottrina non si affronta certo per vedere come va a finire, è più un testo che si scorre per vedere cosa c’è alla prossima pagina.

Ma giacché abbiamo accennato alla lettura in generale, possiamo trovare ulteriore supporto per affrontare questa piccola difficoltà della lunghezza dell’opera, chiamando in causa un simpaticissimo professore di francese di un liceo parigino, Daniel Pennac, autore di svariati romanzi (caldamente consigliati, sopratutto perché piacevoli e scritti in maniera parecchio creativa) tra i quali, ne vogliamo citare uno, che guarda caso si intitola Come un romanzo, e del quale è difficile resistere alla tentazione di riportare le prime parole:

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi”! “Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”
“Sali in camera tua e leggi”
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro… ”

La lettura de La Dottrina Segreta non deve essere affrontata tanto in maniera “imperativa”, quanto piuttosto come qualcosa che ci si concede… perdonando la metafora imperfetta, non è “sbobba” da mandare giù ma piuttosto un tè pomeridiano.
Il professor Pennac conclude questo stesso libro, Come un romanzo, con una specie di spassoso decalogo che chiama “I diritti imprescindibili del lettore”; per il nostro ipotetico problema di vastità della Dottrina Segreta, invocheremo l’aiuto dei primi quattro e dell’ottavo, di questi dieci “diritti”:

1) Il diritto di non leggere

2) Il diritto di saltare le pagine

3) Il diritto di non finire un libro

4) Il diritto di rileggere

(…)

8) Il diritto di spizzicare

E allora:
1) Possiamo fare pausa, per tutto il tempo che vogliamo; aver iniziato ci ha reso già lettori della Dottrina, essa ci ha già accolti, possiamo fermarci quando vogliamo! Pennac, su questo primo punto scrive: “… se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia -o si ritenga- rifiutato da essa”. Un modo di porla parecchio confortante, che lenisce il senso di colpa o -peggio!- di sconfitta, quando si interrompe una lettura, specie se ce l’eravamo auto-imposta. Dunque, teniamolo a mente, anche La Dottrina Segreta si può… non leggere!
2) Possiamo interrompere benissimo un capitolo che troviamo stancante o una parte a cui non siamo interessati, possiamo consultare l’indice, cercare il paragrafo che più ci attira e raggiungerlo, possiamo fare avanti e indietro nel libro come ci pare; tra l’altro il libro di H.P.B si presta abbastanza bene a questa pratica, essendo esso stesso un saltare continuo da una argomento ad un altro, dal mito alla scienza, dalla religione alla filosofia e via dicendo… A nostro supporto, ancora Pennac: “… qualsiasi cosa diciamo, la caparbia noia che imponiamo a noi stessi non rientra nell’ambito del dovere, è una categoria del nostro piacere di lettori”.
3) Possiamo giungere all’inevitabile conseguenza dei punti precedenti: liberi di saltare, liberi di non leggere, dunque liberi di interrompere anche a tempo indeterminato, anche per sempre! Una libertà che lascia disponibili molte energie al ripensamento! “Lascio perdere”, scrive Pennac, “O meglio, lascio da parte”.
4) Possiamo di contro concederci un brano già affrontato, ritornare a “quel capitolo”, rileggere “quella frase che mi ha colpito tanto”, com’è che diceva la Blavatsky? La sua è un’opera enciclopedica, per certi aspetti, e allora chi ci vieta di usarla proprio come un’enciclopedia, cercando solo le voci che più hanno richiamato la nostra attenzione? Pennac, sul “diritto di rileggere”: “’Ancora, ancora’, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti”.
E infine, 8) possiamo anche concederci di aprire una pagina “a caso”, ogni tanto o frequentemente; se si considera, poi, che “il caso” non esiste e che è importante sopratutto il significato che riusciamo a dare a un evento che ci sembra “casuale”, perché allora negarsi il piacere di cercare una perla “a caso”, di pescare la prima parola che affiora per noi da tutto quel mare di parole de La Dottrina Segreta? “Quando non si ha il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia”, scrive Pennac, “perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?”.

Senza fretta, dunque, una pagina alla volta, piano piano… abbiamo tutto il tempo, così come Madame B. ebbe tutto lo spazio per scrivere La Dottrina Segreta.

I brani citati sono tratti da:
Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli Editore, 2000)

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Maxmiliano Bancheri

Maxmiliano Bancheri

Sono nato in privincia di Caltanissetta nel 1973 e vivo a Delia (CL), al centro “quasi esatto” della Sicilia. Sono sposato con Irene dal 2002. Dalla scuola media, alla Maturità Classica, a un anno e mezzo di Teologia, ho frequentato per 11 anni il Seminario vescovile in Caltanissetta; successivamente ho conseguito anche il diploma di Ragioniere; ho curato alcune pubblicazioni locali mentre mi occupavo anche della “EraNova Editrice”, il settore editoriale all'interno di un'azienda di servizi informatici in Delia (CL) in cui attualmente lavoro come operatore Amministrativo. La curiosità verso il “significato delle cose” e la ricerca di aspetti diciamo “più sostanziali” della vita, sono stati negli anni un personale tema ricorrente che per lungo tempo hanno trovato espressione in svariati e numerosi generi di lettura... di conseguenza, la mancanza di pratica si è sempre stesa come un ombra sui libri che leggevo! Inevitabile, la rinnovata “spinta” che ho sentito a un certo punto, quando ho conosciuto più da vicino la realtà dell'Associazione Atman, intorno al 2012/2013. Fortissima sensazione di “familiarità”! Nel 2017 ho completato il percorso triennale della Scuola Energheia: fra i tanti momenti di apprendimento, studio e pratica (difficile descriverli in poche parole), questa esperienza mi ha permesso anche una più cosciente (ri)considerazione di tanti insegnamenti giovanili che per troppo tempo erano stati da me incompresi, fraintesi, accantonati o tenuti interiormente in sospeso. Quale ulteriore occasione per condividere quanto appreso e tuttora vado apprendendo, dalla fine del 2017 tengo corsi di meditazione.