Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quarta parte

Nella parti precedenti abbiamo affrontato le prime due, di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano più o meno frenare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Oggi proviamo a trovare dei buoni motivi e dei modi per affrontare il terzo:

3.  La vastità culturale dell’autrice

Sperando di ottenere un esempio per questo nostro terzo punto, spostiamoci al VOLUME I de La Dottrina Segreta ed estrapoliamo, nella Parte II, alcuni brani dalla SEZIONE V, intitolata “Della divinità celata, i suoi simboli e i suoi glifi”; in questo paragrafo Madame B. tratta (si perdoni l’eccesso di sintesi) di Dio Uno-e-Trino, di Dio Creatore, o meglio, per essere più precisi, tratta del modo in cui le principali culture umane, antiche e moderne, Lo esprimono:

“Dobbiamo risalire alla sorgente primordiale ed all’essenza stessa del concetto di Logos, o Divinità Creatrice, del ‘Verbo fatto carne’, di tutte le religioni. Nell’India è un Proteo dai 1.008 nomi ed aspetti divini in ciascuna delle Sue trasformazioni personali, da Brahmâ-Purusha fino agli Avatara divino-umani, passando per Sette Rishi Divini e i Dieci Prajapati semi-divini (che anche loro sono dei Rishi). Lo stesso sconcertante problema dell”Uno nei Molti’ e della Moltitudine in Uno, si trova in altri Pantheon; in quello egiziano, in quello greco ed in quello caldeo-giudaico;”

Riportiamo questo brano non certo perché vogliamo inserirci nella trattazione sull’Uno, ovviamente, né perché abbiamo qualcosa da aggiungere o da censurare. Utilizziamo questo brano (e centinaia avremmo potuto sceglierne, in alternativa) solo per soffermarci un attimo sull’ampiezza dei riferimenti fatti da H.P.B.; in questo caso, in tutto il paragrafo che segue queste prime righe, l’autrice si lancerà in un continuo parallelo tra le culture indiana, ebraica, egizia, caldea, cristiana, “sballonzolando” il lettore tra Veda, Cabala, scritti dei Padri della Chiesa, Bibbia e tavolette assiro/babilonesi, con il palese obiettivo di sottolinearne i punti in comune, evidenziarne i contrasti, rilevare le distorsioni di idee che lungo il corso della storia sono avvenute all’interno dei vari sistemi religiosi. Ne La Dottrina Segreta, questa è la prassi, e quando parla di religione, ma anche di filosofia, di scienza, o di tutte e tre, Madame B. la segue sempre!
Una competenza di questo tipo… ci sta che possa scoraggiare un attimino quel lettore che magari non è che trascorra le sue giornate immerso nella storia delle religioni, e nella storia di tutte queste religioni!

E allora, come possiamo -diciamo così- starle dietro, seguirla, e magari non scoraggiarci troppo, ogni volta che la Blavatsky “mette il turbo”?
Beh, sono solo suggerimenti -ovvio-, ma potremmo provare le seguenti:

  1. A) Innanzitutto, possiamo tenere a mente le indicazioni che abbiamo provato a considerare nella parte precedente di quest’articolo, quelle relative alla lunghezza del testo: ricordiamoci che durante la lettura possiamo saltare, interrompere, ripetere, spizzicare e sopratutto possiamo prenderci il tempo che ci serve; in certe parti della Dottrina potrebbe anche sembrarci non una semplice lettura ma quasi uno studio, ma in realtà -ricordiamoci- non troveremo alcun cattedratico a minacciare di darci suo voto!
  2. B) Per quanto la maniera di esporre di Madame B. rifletta la sua ampiezza culturale ed anche il suo animo scalpitante, in genere ogni suo capitolo è su per giù strutturato in questo modo: i primi due o tre paragrafetti descrivono l’argomento che sta per trattare – già semplificato nel titolo, ovviamente- e in breve dunque riassumono, in maniera abbastanza chiara e sintetica, qual’è la visione esoterica, la concezione secondo La Dottrina Segreta -appunto- di quel determinato argomento; solo dopo, nelle righe successive, l’autrice parte con la trattazione, col lavoro di documentazione, o di confutazione, in merito alle altre branche del sapere umano, sia quello ordinario e moderno, sia quello più “dimenticato” ed antico (il brano che abbiamo preso come esempio poc’anzi è proprio la “partenza” di uno di questi capitoli); se si tiene a mente questa struttura generale dei capitoletti, è possibile seguire l’autrice nei suoi argomenti fin dove si vuole, quanto basta per farsi un’idea, per afferrare un primo concetto… e poi, sentiamoci pure liberi di approfondire, di conoscere i dettagli, di apprendere dei documenti che tira in ballo… oppure molliamola subito per il prossimo capitolo! Madame B. non ci resterà male di certo, ai suoi tempi, era abituata a ben altro tipo di torti!
  3. C) Se comunque si riesce a starle un po’ dietro, può inoltre portare un certo beneficio, oltre che una compiaciuta soddisfazione, imparare qualcosa tramite Madame B., “cosa dice quella religione in merito a quest’argomento” e “cosa invece ne dice quest’altra”, o conoscere qualche dio dell’Olimpo greco che ci era sfuggito a scuola o apprendere del tal spirito in quell’altro pantheon, o ancora sapere cosa la scienza scopriva negli anni in cui la Blavatsky scriveva la Dottrina Segreta e quali analogie quella scoperta presentasse con certe idee indù più vecchie di migliaia di anni… Insomma, magari saranno più i parallelismi che ci sfuggiranno che quelli che riusciremo a cogliere o a ricordare a distanza di tempo, però, quella stessa vastità culturale dell’opera che può apparire come un problema per il lettore, potrebbe benissimo rivelare l’altra faccia della medaglia, e cioè contribuire alla conoscenza del lettore e sopratutto -ancora più importante!- potrebbe, un pizzico di più, alimentare quello spirito di sfida e d’avventura che non guasta di certo, tanto in questa lettura, quanto nella vita di tutti i giorni!

(Il brano citato è tratto da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

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Maxmiliano Bancheri

Maxmiliano Bancheri

Sono nato in privincia di Caltanissetta nel 1973 e vivo a Delia (CL), al centro “quasi esatto” della Sicilia. Sono sposato con Irene dal 2002. Dalla scuola media, alla Maturità Classica, a un anno e mezzo di Teologia, ho frequentato per 11 anni il Seminario vescovile in Caltanissetta; successivamente ho conseguito anche il diploma di Ragioniere; ho curato alcune pubblicazioni locali mentre mi occupavo anche della “EraNova Editrice”, il settore editoriale all'interno di un'azienda di servizi informatici in Delia (CL) in cui attualmente lavoro come operatore Amministrativo. La curiosità verso il “significato delle cose” e la ricerca di aspetti diciamo “più sostanziali” della vita, sono stati negli anni un personale tema ricorrente che per lungo tempo hanno trovato espressione in svariati e numerosi generi di lettura... di conseguenza, la mancanza di pratica si è sempre stesa come un ombra sui libri che leggevo! Inevitabile, la rinnovata “spinta” che ho sentito a un certo punto, quando ho conosciuto più da vicino la realtà dell'Associazione Atman, intorno al 2012/2013. Fortissima sensazione di “familiarità”! Nel 2017 ho completato il percorso triennale della Scuola Energheia: fra i tanti momenti di apprendimento, studio e pratica (difficile descriverli in poche parole), questa esperienza mi ha permesso anche una più cosciente (ri)considerazione di tanti insegnamenti giovanili che per troppo tempo erano stati da me incompresi, fraintesi, accantonati o tenuti interiormente in sospeso. Quale ulteriore occasione per condividere quanto appreso e tuttora vado apprendendo, dalla fine del 2017 tengo corsi di meditazione.