L’Ignoranza-avidya e la vera conoscenza

avidyaE lo scopo dell’esistenza è l’emancipazione. Se l’essere umano è caduto in schiavitù per opera della maya-avidya, allora ha solo una meta: la riconquista della sua assolutezza e compiutezza[i]

Esse sono due nascoste nel segreto dell’Infinito: l’ignoranza e la conoscenza; ma l’ignoranza è peritura, la Conoscenza Immortale (Svetasvatara-Upanishad)

Tutta la speculazione indiana fa riferimento costante all’equazione: vita uguale sofferenza. Tutto ciò che appartiene alla condizione umana rimanda al dolore: questo ci dice Buddha, come anche Patanjali, codificatore degli Yoga Sutra.

Il dolore, generato dall’esperienza umana, è universale e pare legge stessa dell’esistenza. Eppure esso ha in sé una valenza positiva e stimolante. Solo partendo dalla sofferenza, che è una necessità cosmica riguardante ogni forma esistente, l’uomo può superare la sua condizione e conseguire la liberazione.

La miseria della condizione umana è diretta conseguenza dell’ignoranza–avidya, mentre la liberazione è frutto del suo totale superamento.

Secondo la definizione di Patanjali “l’avidya consiste nello scambiare, l’impuro, l’impermanente , il dolore e il non-atman per il puro, il permanente, la felicità e l’atman”.

Cioè, generalmente l’essere umano è vittima di un grande malinteso: vive identificandosi con la sua natura inferiore, perdendo di vista la realtà più profonda che lo caratterizza, la sua natura spirituale.

Questa prospettiva parziale e illusoria è all’origine della sua sofferenza. Come Narciso, che si innamora della sua stessa immagine, l’uomo focalizzato sul suo aspetto esteriore muore come anima e per questo soffre, non potendo soddisfare con istanze materiali la sua reale natura spirituale.

L’errore dell’uomo è quello di separarsi dal Sé-atman, sua scintilla divina, per identificarsi con i suoi corpi di manifestazione. Questo lo induce a vivere come reale lo stato di individualità separata, ignorando l’appartenenza a quell’unico afflato vitale che tutto anima, dalla più piccola particella alla più luminosa stella: lo spirito, il Brahman.

Solo la Conoscenza può rendere liberi e saggi; squarciando il velo illusorio di maya restituisce all’uomo la sua vera natura, la sua essenza. Attraverso la conoscenza, distaccandosi dalle illusioni del mondo fenomenico, l’uomo si “risveglia”, trova il suo centro, ricontatta la sua origine.

La vera Conoscenza, però, non è un mero processo di comprensione mentale; la si consegue realizzando l’atman e questo rende liberi. La liberazione implica andare oltre l’inganno della molteplicità della forma, oltre la superficie, oltre l’apparenza per scoprire quello che già siamo in essenza.

La nostra vera natura è Libertà perché noi siamo uno con l’universo e con Brahman stesso, noi siamo atman, l’Assoluto in noi. Questo ci suggeriscono le Upanishad. Ed in questo Uno noi possiamo ritrovare il nostro vero Essere, spirito puro al di là del tempo e dello spazio.

Per far emergere la divinità in noi bisogna annientare l’individualità, il piccolo io. Questo hanno fatto i grandi maestri e saggi, indicandoci la strada. Più ridurremo il pensiero egocentrico, più grande sarà l’energia positiva che da noi si irradierà. Solo sbarazzandoci del piccolo sé potremo far emergere l’atman in noi.

La fonte di ogni conoscenza è in ogni essere, nella formica come nel più eccelso degli Angeli. “Ecco perché nessuno può conoscere il proprio essere che è Brahman. Ma ognuno di noi è questo Essere”. [ii]

“Il Vedanta dice: noi siamo allo stesso tempo liberi e schiavi e ciò vuol dire che non siamo mai liberi sul piano materiale, ma sempre liberi sul piano spirituale. Il Sé-atman è di là sia dalla libertà che dalla schiavitù. Noi siamo Brahman, siamo la Conoscenza immortale di là dai sensi, siamo la Beatitudine assoluta.”[iii]

 

[i] Raphael (a cura di), Vivekacudamani, Asram Vidya, Roma, 1977

[ii] Svami Vivekananda, A proposito del Vedanta, Vidya febbraio 2007

[iii] ibidem

 

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.