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Patanjali tra mito e tradizione

002SCIENZA_SETTARTSecondo il Dr. Swami Maitreyananda Pat signfica manna e Anjali descrive la posizione di preghiera, il pregare o la preghiera stessa.
Mi presento di fronte al nome del compilatore del primo testo conosciuto sullo Yoga pieno di dubbi come un’ escursionista ai piedi di una montagna avvolta dalle nuvole in un abbraccio che sembra unire il cielo con la terra. Prima di inerpicarsi sul sentiero segnato dall’incedere della natura e dalla mano umana può vacillare la certezza di arrivare dove il sopra e il sotto si incontrano.  L’arte del camminatore sta nel procedere passo dopo passo, incurante della meta lontana e attento a quella più prossima. Vista la totale assenza di materiale storico sulla vita di Patanjali per avere più informazioni mi dovrò affidare alla tradizione indiana che ci conduce ad identificarci nel mito come un fiume che perde il suo nome gettandosi nell’oceano.
Il viaggio verso il mondo di Patanjali partirà dagli studi accademici sugli Yoga Sutra. Il testo in questione è un’opera composita che per la sua ampiezza di visione lascia spazio a diversi ragionamenti logici. Seguendo questo filone si possono trovare diversi punti di contatto con le Upanishad, con alcuni testi Sankhya e anche buddisti mahayani. Per cui gli studiosi si sono scatenati in dispute che hanno generato ancor più insicurezza sulla data della possibile compilazione. In questo caso mi sembra appropriato il detto: la montagna ha partorito il topolino.

L’accademico Gavin Flood ritiene che la stesura degli Yogasutra sia stata iniziata e conclusa in un intervallo di tempo tra il I sec. AC e il V sec. DC. L’indologo Tucci la porta ancora più avanti nel tempo collocandola tra il V e VI sec DC forte della sua considerazione che l’opera pur composta da frammenti più antichi presenta accenni e confutazioni della teoria enunciata nelle scuole buddiste del Grande Veicolo. Kofi Busia formatosi alla scuola di BKS Iyengar individua il periodo tra il IV e il II sec. AC. dato che in quella fase storica la scrittura per aforismi sembra avesse raggiunto il massimo livello di diffusione. Invece gli indù forti della loro conoscenza stratificata spostano indietro le lancette del tempo ritenendo che Patanjali possa essere nato intorno al 10.000 AC. Questa data la trovo interessante, almeno spiegherebbe in parte come mai non abbiamo materiale storico sulla vita di Patanjali.
Secondo antiche credenze Patanjali non scrisse soltanto sullo Yoga ma si occupò di conoscere le strutture e le funzionalità del corpo umano tanto da produrre un importante trattato di Ayurveda. Inoltre fu eccelso nella grammatica in quanto viene ritenuto l’autore del Mahabhashya o Grande Commentario sulla grammatica di Panini. Gli studiosi sono contrari nel considerare che si tratti della stessa persona. Magari hanno ragione ma chi ha compilato gli Yogasutra ha riunito delle conoscenze che lo pongono ancor oggi sull’Olimpo di ogni scienza umana.

Dalla biografia di Patanjali scritta da Kofi Busia si apprende che secondo la tradizione Patanjali non nacque in India ma in un luogo eterno chiamato Ilavritavarsha abitato da esseri trascendenti e altamente spirituali e suo nonno era Hiranyagarbha, il Creatore. Una leggenda racconta che suo padre era Angiras, uno dei figli di Brahma, e sua madre, Sati, la moglie di Shiva. Un’altra leggenda sulla nascita di Patanjali narra che Visnu mentre era seduto sul suo serpente Adisesa rimase molto impressionato dalla danza di Shiva. Adisesa resosi conto di tutto ciò iniziò ad imparare a danzare.  Visnu colpito dalla devozione del serpente gli predisse che, benedetto da Shiva, si sarebbe incarnato per realizzare il desiderio di danzare e ciò avrebbe reso gioiosa l’umanità. Ciò fu reso possibile dall’aspirazione di maternità di Gornika devota dello Yoga e proiezione della consorte di Shiva.

Nonostante la vita di Patanjali sia avvolta da un fitto mistero al momento insondabile, la luce degli Yogasutra continua ad illuminare il sentiero dell’umanità. Infatti le istruzioni allo Yoga costituiscono un insieme di indicazioni per stabilizzare la coscienza su se stessa passando dall’Irreale al Reale. Concludo con le parole di Alice Ann Bailey:” Patanjali compilò insegnamenti che per molti secoli e fino al suo avvento erano stati trasmessi oralmente. Fu il primo a porli per iscritto a uso degli studiosi, è perciò considerato il fondatore della Scuola del Raja Yoga”.

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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