Noi come Arjuna sulla via del dharma

002SCIENZAYOGA_sett300_0Nel primo verso della Bhagavad Gita il campo di battaglia è chiamato “dharmakshetra”, il campo del dharma; simboleggia il mondo in cui conduciamo le nostre esistenze, la nostra battaglia della vita.
Nella concezione orientale, il dharma e il karma sono le due leggi in base alle quali l’Anima si muove di vita in vita.
A differenza del concetto di karma, termine che, più o meno correttamente inteso, è entrato ormai nel nostro lessico, il concetto di dharma non è così noto.
Nell’Induismo, il dharma è la legge fondamentale che governa l’intero universo: legge religiosa, norma etica, legge naturale. Il termine deriva dalla radice dhr – sostenere, mantenere – e indica ciò che regge e sostiene ogni cosa.
La legge universale riguarda naturalmente anche l’uomo.
Vivendo in accordo con questa legge, è possibile porre fine alla sofferenza dovuta al ciclo delle nascite e delle morti (samsara). Poiché tutte le azioni producono frutti, piacevoli o spiacevoli a seconda del tipo di azione, l’unico modo per ottenere la liberazione è attenersi all’Ordine Universale e vivere in armonia con esso.

Questo è ciò che gli induisti considerano il principale dei quattro scopi della vita: poi abbiamo ardha, la prosperità materiale, kama, il desiderio di progenie, e moksha, la liberazione, cui non si può pervenire se non seguendo la via del proprio dharma.
In termini generali, dunque, il dharma può essere definito come “attività collegata con la propria natura”. Quindi, per il dharma del fuoco le attività sono la luce e il calore e per il dharma dell’acqua è la liquidità.
Nell’essere umano rappresenta la legge interiore, a cui occorre prestare obbedienza se si vuole che la propria vita sia in accordo con il proposito divino.
Ognuno, nel disegno divino in base al karma prodotto in questa e nelle esistenze precedenti, ha un ruolo specifico, idoneo al suo temperamento e utile per fargli vivere quelle situazioni che lo faranno maturare spiritualmente.

Secondo Plotino, il maggiore dei filosofi neoplatonici, la nostra Anima, al momento di entrare in una nuova esistenza, sceglie il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti e corrispondenti alle proprie necessità (Enneadi, II 3, 15). Il dharma è dunque il dovere che ci siamo scelti per questa vita, l’esistenza particolare e squisitamente nostra che la nostra Anima nella sua saggezza ha scelto, costituita di cose da fare, lavoro, affetti, relazioni e, soprattutto, scelte a cui la vita ci pone continuamente di fronte.
Il dharma, in ogni bivio della nostra esistenza, è la direzione da prendere, la via da percorrere.
Comprenderlo consola e ci consente di fare pace con la vita.

Arriva un momento mentre procediamo, più o meno confusi, più o meno consapevoli, in cui ci si ferma e si cerca di capire. E’ così che rileggendo la propria storia a ritroso, vi si scopre un filo rosso che l’attraversa, una coerenza che le dà significato, una trama; una volta compresa, non ci si può più sottrarre, fare finta di niente.
Seguire il proprio dharma è spesso difficile e doloroso, perché ci costringe a confrontarci con i nostri nodi karmici e a passare attraverso il dolore che ciò comporta. Possiamo fermarci, deviare su un sentiero più agevole e, per questa vita, decidere che non vogliamo affrontare la fatica e il dolore, possiamo rimandare, certi tuttavia che la prova si ripresenterà. Oppure decidiamo che non ne possiamo più, e costi ciò che deve costare, vogliamo comprendere e, come un alchimista, risolvere.

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Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.