Mandala, Yantra e Mantra

Foto-mandala yantra mandala2“Dio è una sfera intelligente il cui centro è ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo” (Ermete)
Mandala, Yantra e Mantra possono essere considerati mappe della coscienza, udite o visualizzate dagli antichi rishi e yogi in stati di profonda meditazione e visione interiore. Al di là del loro significato simbolico o religioso sono soprattutto forze cariche di energia, con la cui frequenza possiamo entrare in risonanza per espandere la nostra coscienza.
Nel percorso evolutivo della consapevolezza, la nostra esperienza interiore vibra su frequenze che si fanno man mano sempre più’ sottili: da pensieri ed emozioni, a immagini pittoriche, a immagini astratte, a suoni.
Il mandala rappresenta la forma visiva iconografica, antropomorfica, di una forza superiore, lo yantra la forma visiva astratta e il mantra la forma sonora, sottile: la loro funzione è simile, la loro efficacia è correlata al livello di consapevolezza del praticante.
Presenterò’, in questo primo articolo, mandala e yantra, rimandando ad un secondo la presentazione del mantra.

Il Mandala
In sanscrito il termine mandala significa cerchio e, in particolare, cerchio magico. Il suo disegno tradizionale utilizza, quali contenitori di immagini di divinità, il cerchio, simbolo del cosmo nella sua interezza, e il quadrato, simbolo della terra e di tutto ciò che si riferisce all’uomo.
Concettualmente qualsiasi forma che l’uomo crea entro la propria coscienza costituisce un mandala; quando la mente creatrice vibra con la coscienza cosmica e la visione interiore è raffinata, il mandala acquista un’attrazione universale, capace di evocare livelli elevati di coscienza.

Lo Yantra
La rappresentazione pittorica di una visione interiore, espressa nel mandala, assume nello yantra una forma geometrica e astratta, la cui precisione matematica potenzia il campo di energia e consente di andare oltre l’identificazione sensoriale.
La radice yam, da cui il termine yantra, indica il sostenere, il sorreggere l’energia insita in un particolare elemento.
Il fascino dello yantra è antico: rappresentazioni simboliche yantriche sono state rinvenute in reperti archeologici indiani risalenti al 3000 circa a. C.; disegni astratti rappresentanti simboli cosmici comparivano sugli altari vedici (ca. 2000 a. C.).
Ma è nel rinascimento tantrico (700-1200 d. C.) che si ristabilì in pieno l’uso dei simboli mistici:  formule e simboli sacri venivano utilizzati per favorire la visualizzazione concentrata, propedeutica alla pratica meditativa e alla conseguente espansione della coscienza.
Le forme geometriche dello yantra sono il punto, il cerchio, il triangolo, il quadrato.
Il focus è sempre sul centro (bindu), origine e meta dell’eterno processo di creazione e di dissoluzione.
Il triangolo, che con i suoi 3 lati definisce lo spazio, è la prima forma che emerge nel processo della creazione. E’ il triangolo radice (mula trikona): con il vertice verso l’alto è la coscienza (purusha), se rovesciato è la materia (prakriti).
Il cerchio, senza inizio e senza fine, simboleggia l’eternità, il susseguirsi di nascita, vita, morte.
Il quadrato, su cui poggia lo yantra, simboleggia il mondo fisico, terreno, che deve essere trasceso.

I mandala e gli yantra appartengono a ogni cultura e civiltà: i loro simboli, parte dell’inconscio collettivo, possono aiutare l’uomo a ritrovare identità e forza.
Utilizzati nella tradizione orientale come veicoli per la concentrazione e la pacificazione della mente, essi possono, secondo Jung, avere anche una funzione terapeutica, liberando la mente dalle sue ossessioni e favorendone l’integrazione.
L’uomo ha bisogno di simboli, che gli restituiscano il senso del sacro.
I nostri bambini ne hanno bisogno: si è osservato che il quoziente intellettivo, l’intuizione e la consapevolezza dei bambini esposti a yantra e mandala, pur senza alcuna attenzione cosciente, hanno mostrato un notevole progresso.

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Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.